ALL'OMBRA DELL'ARENA PAGINE DEL LIBERO COMUNE DI POLA IN ESILIO Sindaco : risultati conseguiti - Lino Vivoda - foto

Didascalia: Vittorio Tavelli e Lino Vivoda in testa al corteo degli esuli di Polo al raduno di Trieste del 20 settembre nel quarantennale dell'esodo A fine anno, come consueto, e d'uopo fare gli auguri e stilare il bilancio dell'attività svolta. Anche peri! nostro Libero Comune in esilio; quindi. ci accingiamo ad adempiere a questa incombenza. Lo fa la giunta a Milano, lo faccio sul giornale per la più vasta platea dei conterranei. Il bilancio si chiude in ampio attivo, considerate le fune ed i mezzi impiegati nella nostra costante azione in favore del mantenimento delle tradizioni della nostra città, del ricordare a lutti i livelli di opinione pubblica la tragedia che ha colpito i suoi figli costretti all'esodo, nel mantenere vivo il legame di fraterna associazione che ci unisce da quarant'anni in una unica famiglia stretta attorno, al Gonfalone in esilio della città di Pola e ritrovartesi settimanalmente nelle colonne dell'Arena di Polo con un vincolo affettivo che lenisce tante amarene del vivere trapiantati in terra che non é quella dellé proprie radici. Positivo è quindi l'esame finale di un anno che ha visto una mobilitazione senza precedenti di tutte le nostre fune per raggiungere un risultato ottimale sotto tutti gli aspetti. Tre erano gli impegni della giunta per l'anno in corso: la tavola rotonda a Milano con tema «La Regione in esilio», il XXXI raduno nazionale degli esuli di Pola a Grado, il grande raduno nazionale uni« tarlo a Trieste degli istriani, fiumani e dalmati per ricordare il 40.mo anniversario del diktat che ci ha privati della terra natia ed il conseguente esodo plebiscitario dei 350.000 italiani dalle terre del confine orientale cedute ingiustamente alla Jugoslavia. Prima di esaminare risultati ottenuti dalle tre manifestazioni in argomento, mi corre bligo di ringraziare quanti, concittadini e non, mi hanno fornito un; valido sostegno morale e materiale per raggiungere gli obiettivi che più sopra ho indicato. E, doverosamente, un grande ringraziamento va ai collaboratori nella giunta — 've, Pussini, Luciani e Bersi — per l'apprezzata collaborazione con sacrifici misconosciuti da quanti, ignorando la faticosa operosità, si impegnano in facili critiche di maniera. A questi vanno aggiunti i consiglieri impegnati nell'organizzazione: Carbonetti, Sebeglia e Lenoni. E un grazie di cuore, fraterno e veramente sentito, alla meravig'osa gente di Pola che dopo quarant'anni di esilio ancora accorre numerosa nelle nostre riunioni nel ricordo della città amata e dei concittadini scomparsi sulla travagliata strada della diaspora. Esaminiamo ora i risultati delle tre manifestazioni principali incominciando dalla più recente. Del raduno di Trieste si è scritto, finalmente, in abbondanza sui nostri giornali e sulla stampa nazionale. Avendo partecipato assiduamente alle riunioni del Comitato di coordinamento svoltesi a Trieste per la lunga fase preparatoria, è scontata la soddisfazione per il grande risultato raggiunto, che è indiscusso. Voglio solamente accennare una risposta a talune critiche. L'eccessivo spiegamento di polizia, taluni controlli considerati eccessivi e lo spazio Transennato al centro della piana dell'Unità d'Italia, erano dettati da precauzionali misure di sicurezza dovute a segnalazioni di possibili atti che talune informazioni ponevano in evidenza. E' stato quindi lo scotto dovuto alla protezione degli oltre ventimila partecipanti. Sarebbe bastato un petardo nel 'teatro o in piazza per creare ciò che le forze preposte alla nostra sicurezza con lodevole impegno hanno saputo evitare. E' dall'esterno, quindi, che si paventava la minaccia, non dagli esuli. E chi di noi ricorda Vergarolla sa a che cosa mi riferisco, senza che mi dilunghi oltre. L'unica pecca é stata perciò l'impianto di diffusione delle voci tramite altoparlanti, dovuta ad errore tecnico della ditta preposta alla bisogna. Tante persone hanno collaborato alla riuscita del raduno triestino, ma sento il dovere di ringraziare, a nome mio e dei polesani che rappresento, Aldo Clemente che alla guida del Comitato di coordinamento ha posto l'impegno e la capacità che già lo avevano distinto a capo dell'Opera profughi con i risultati che tutti conoscono. E veniamo ora al raduno polesano di Grado. Anche questo ha avuto talune critiche che non tengono conto delle difficoltà operative. Oltre seicento i partecipanti al raduno che non hanno potuto essere sistemati tutti per la cena sociale all'Argentina dove avevamo prenotato tutti i trecentocinquanta posti disponibili, col rischio che le prenotazioni comportano e del quale bisogna tener sempre conto. Ad una settimana dal raduno le prenotazioni infatti erano ancora al di sotto delle duecento unità. Alla mezzanotte della vigilia con Ire, Pussini e la sua gentile signora, eravamo da Zuberti a cercare di sistemare la valanga di partecipanti, senza prenotazione, in eccesso rispetto alla capienza del locale (tra cui la corriera da Trieste con sessanta persone). Abbiamo tamponato al meglio possibile pregando la comitiva di Genova di cenare nel proprio albergo; centoventi posti recuperati da Zuberti, altri incoraggiati a dirottare su ristoranti diversi. Certo spiace non aver potuto accontentare tutti, ma la particolarità del raduno in funzione della manifestazione di Trieste ha portato all'inconveniente lamentato. Ci consola il momento di incontro spirituale all'isola di Barbana attorno alla tomba di Egidio Bullesi nel Santuario, la cordiale disponibilità del sindaco di Grado nell'in contro coi rappresentanti in Municipio e la numerosa partecipazione dei consiglieri alla seduta pomeridiana. Un'ultima precisazione: é stata lamentata l'assenza dei dirigenti al tavolo consueto di rappresentanza durante la cena. E' stata una mia iniziativa, non reputando giusto che dallo stesso fossero assenti coloro che erano impegnati nella sistemazione da Zuberti. Del resto la mia presenza, assieme ad altri organizzatori, all'Argentina è documentata dall'impegno con cui ho raccolto tra la confusione fiinale gli amici per il gran coro del «Va pensiero» e de «L'Adio» con i quali ci siamo salutati tra la commozione generale. Rimane da esaminare il risultato della tavola rotonda sulla Regione in esilio, un tema sul quale ritornerò più ampiamente in seguito, anche in vista dell'annunciato congresso nazionale dell'Anvgd per il mese di maggio del 1988 a Gorizia. Il dibattito, svoltosi a Milano, ha messo .in luce tutte le difficoltà che si pongono al raggiungimento di un risultato concreto, tra cui le perplessità di una componente del gruppo dei tre Comuni in esilio, capoluogo di provincia. Sotto questo aspetto é stato però quantomai utile, perché ha rafforzato la mia convinzione che la soluzione si deve trovare all'interno dell'Anvgd, se vogliamo avere per il futuro possibilità di manovra e prospettive da offrire ai giovani per un loro coinvolgimento nell'attività assooiativa. Non posso quindi, in sede di consuntivo, che essere soddisfatto del lavoro svolto nell'anno. Ritroviamoci ora ancora una volta numerosi nelle riunioni conviviali per S. Tornano «nostro protetor» che ci aiuti ad avere un buon anno anche per il 1988 come é l'augurio che rivolgo a tutti. E per il resto si sa che questo mondo non é perfetto, perciò «sempre alteri e mai pasion. viva 'là e po' bon!». Lino Vivoda

Dal numero 2519

del 19/12/1987

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