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Quest'anno tutti i maturandi — forse per merito del caldo equatoriale di questa estate — sono maturati. Bon. Son contenta per Iori, Bon! Lo scorso anno le commissioni erano state meno tenere; infatti nella classe di mio figlio su ventitrè ne avevano steccati (bocciati in slang) ben nove. E ogni anno si recita lo stesso copione. Pile tremolanti di libri passati e ripassati. Scartafacci di appunti sfogliati nevroticamente. Terrificanti vuoti di memoria. Non ce la faccio più, non mi presento. Il ritornello di una canzonetta che ronza continuamente nella testa. Stupidaggini che ritornano a mente. Dic, duc, fac, fer, si sfidarono a duello... Le mie compagne più «vissute prendevano (o affermavano di prendere) la simpamina — droga casalinga di molti studenti — altre andavano avanti a caffè ed ovette sbattute. lo ero in collegio e ci era stato concesso il permesso di stare alzate a studiare sino alle ventidue. Una sera sole nello studio, eravamo in quattro, fummo prese da una irrefrenabile crisi di fou-rire per colpa di un innocente Pascoli. Ce lo avevamo immaginato pallido e sognante, con pagliuzze dorate negli occhi verdi come insisteva a dire una mia compagna di sventura, quando trovammo un suo ritratto in un'antologia: un rubizzo contadinotto cui mal s'adattavano -pagliuzze dorate negli occhi verdi e fu la crisi. Facemmo una tal cagnara che per punizione il permesso di stare alzate ci venne revocato e non se ne parlò più. Studiavamo di giorno cercando un pò d'ombra e di fresco sotto le magnolie fiorite.
Finestre sigillate ed accuratamente controllate dalla commissaria. Funerei grembiuloni neri con le maniche lunghe pudicamente abbottonati da cima a fondo. Visi tirati e gran subbuglio nello stomaco. Le tende da sole abbassate sui vetri ci dividevano — quasi fossero state dei cavalli di frisia — da un'estate che fuori stava crescendo. Ho ritrovato sul retro del Carli e Sainati il programma d'esame di italiano. Oltre a quanto studiato durante l'anno in corso si portava qualche cenno sulla materia degli anni precedenti e questo cenno consisteva in: Dante, Petrarca, Boccaccio, Machiavelli, Ariosto, Tasso, Galilei, Marino ed i marinisti, Parini, Alfieri, Goldoni e — tanto per gradire — quindici canti dell'Inferno e quindici del Purgatorio. Un tronco di cono ruotante attorno ad un cilindro posto su una sfera nella quale è inscritta una piramide.., ed altre amenità del genere ideate da qualche mente malata. Tremolanti costruzioni innalzate sullo esiguo spazio di un foglio protocollo. Ma perché questi dannatissimi tronchi di cono devono sempre ruotare attorno a qualche cosa invece di starsene al loro posto!... Affannosa ricerca di episodi poco noti, di aneddoti, di date di nessun interesse apparente. Tanto non mi chiedono certo le cose più ovvie. Quelli tirano a fregarti domandandoti magari di che colore erano i calzini di Cavour.
E invece no. Ricordo ancora l'interrogazione di filosofia (quello dell'esame è stato un incubo ricorrente nei miei sogni per parecchi anni) quando per poco non feci scena muta per la sorpresa. Studiare anche il positivismo di Stuart Mill e l'idealismo etico di Giovanni Amedeo Fichte — sui quali stesi subito un deferente e pietoso velo d'oblio — preoccuparsi dell'antitesi tra Eraclito e Parmenide per poi sentirsi chiedere come è morto Socrate è terribilmente deludente. Non vale.
Il piccolo di casa sta già facendo il calcolo delle probabilità per cercare di indovinare se il prossimo anno entrerà in vigore la famosa riforma — tanto sono sfortunato e vedrai che mi toccherà portare tutte le materie come ai tuoi tempi! Personalmente, ritengo che possa stare tranquillo visti i tempi lunghi. E speriamo che l'estate prossima faccia ancora caldissimo!
Gloria Arvigo Collani