In ricordo di…

... Don Claudio Privileggi - foto Rispetto al fratello Angelo, esuberan te, estroverso, battutista, Claudio, che conobbi quando ancora seminarista, era nella ganga di Sant’Antonio dei Colel la, Pecora, Laganà, Udina, etc.. Era un ragazzo timido, imbarazzato a scam biar due parole con le ragazze del grup po. Un prete che, quando lo rincontrai a Trieste, come reggitore della parroc chia di Santa Croce, mi sembrò subito un vero pastore d’anime, amato sopra tutto dai giovani che lo consideravano “un po’ strambo”, benvoluto dai superiori, sempre disponibile a dare una mano, a farsi carico dei problemi, a perorare le cause giuste e a raddrizzare quelle sbagliate. Con lui, che aveva una calligrafia altrettanto criptica della mia, ho tenuto una lunga corrispondenza saltuaria in cui si parlava tanto di Parenzo, dove aveva preso i voti, e sopratutto di Pola, degli amici comuni, dell’esodo, del fatto che, dopo la morte della sorella, la vicenda del ramo Privileggi si sarebbe conclusa con lui. Spesso le nostre chiacchierate teologiche erano animatissime visto che, per accenderlo, lo provocavo con ragionamenti sul tipo: «data la misericordia infinita di Dio, l’Inferno deve essere un luogo vuoto». Nell’ultima cartolina, inviatami lo scorso Natale, mi informava che l’avevano trasferito in una struttura goriziana di assistenza per sacerdoti, aggiungendo con una punta d’ironia che stava male ma che “bastava la salute!”. Claudio è stato anche collaboratore del nostro giornale: piccole notizie, fotografie, soprattutto di quel mare di Trieste che lo incantava con il suo sciame di barche da diporto e da pesca. Il suo è stato un congedo nel silenzio. Ma, ne sono certo, a quanti l’hanno conosciuto, apprezzato, amato avrebbe da prete, saldo nel suo credo, rivolto parole come queste che stralcio dalla sua cartolina: «Vi auguro affettuosamente di vivere illuminati dalla fede, sostenuti dalla speranza, vivificati dalla carità». Ciao Don Claudio! Danilo Colombo

Dal numero 3311

del 30/07/2009

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