ISTRIA Il vallone di Fianona - MARIO GERBINI - foto

foto C'è sempre un gabbiano che rotea libero sul vallone di Fianona e fuori dal «vecio» in Punta Pax Tecum, al cospetto del mai tranquillo Quarnaro, in una scena selvaggia ma meravigliosa, librano i bianchi colombi. Sul molo di Porto Fianona madri, spose con figli in braccio, attendevano i cari naviganti. Altre madri, spose e bambini erano lì al molo, a salutare i trabaccoli che, prua al Quarnaro e vele al vento, carichi di fascine di legna per la Serenissima, iniziavano «el viaio». La partenza di un trabaccolo, come il suo ritorno in porto, era sempre un avvenimento par la popolazione della borgata. Partivano le barche con «el paron» al timone, con equipaggio di gente locale, gente umile, forte e coraggiosa che non si attendeva miracolosi doni della vita ma soltanto l'alba di un giorno migliore, di condurre avanti l'esistenza nel lavoro ordinato e onesto. Vecchi e giovani, ragazzi usciti appena dalle «cotole» della mamma, al loro primo «viaio» per ottenere la matricola di navigazione, imbarcati su quei legni, che per essi erano la vita, andavano insieme con la galla dei sogni, gioco del tempo del marinaio del mondo. Uno terminava le elementari e subito si sentiva dire dai genitori: «Sei grande, vai a lavorar, vai a navigar». Ebbene, su quel. mare, su quei poveri legni, ebbero battesimo prodi' marinai, nostromi, illustri capitani e comandanti. Carlo. Rudan, Giuseppe Tonetti (Fiorin) e Floriano, Francesco Poldrago, Giovanni Maria Zagabria e figlio Giulio, Antonio Zagabria, Rocco Poldrugo (Self made Captain e commodore di Capo Horn dei velisti italiani), Narciso Paolo Nacinovich-Nazzini, Germano Di Giusto, Nevio Massalin, Corrado Niccolini, Norberto Marcello Nazzini e tanti altri, tutti bravi e valorosi capitani di lungo corso e comandanti di navi moderne che hanno solcato e solcano gli oceani. Sul molo restava sempre qualche vecchio di anni ma non di spirito, con la pipa in bocca e le mani in tasca, assorto in un'estatica ammirazione e in una nostalgia infinita. Una colonna di fumo esce dal camino di casa Vilhar, là nell'angolo, quasi lambita dalle lente e chiare onde. In andana, tre trabaccoli e sul molo, sotto carico, i motovelieri Elvira, San Giorgio, Quattrofratelli. Pronto per la partenza era lo Stella sul quale paron Vincenzo, dal volto bonario e tranquillo, disponeva gli ultimi preparativi. All'inizio del molo c'era «el farai», a petrolio prima e a luce elettrica poi. Di sera arrivava «l'impiza farai» Doro «de rapano», ai tempi della mia infanzia, allegro e sorridente quasi a voler mettere in mostra i suoi denti, di non comune proporzione. Il molo, di sera, formava la romantica passeggiata, in un'accogliente penombra. Il Cuco, appuntito e frastagliato, dominava la prima parte del mare. Talvolta, • specie nelle serate estive, i giovani si spingevano sotto di esso, fra il buio crepitante dei grilli e lo scintillio delle stelle, tra il bisbiglio della brezza attraverso i pochi pini, nell'olezzo soave dei fiori e di erbe aromatiche. Si spingevano anche più avanti, in Grepischie, consueto ritrovo di tanti amici (Marcello, Vito, Nini, Papi, Stefano, Berlo, Gospe e altri ancora), bambini e compagni pieni di affetto, felici ai bagni, protagonisti di tante monellerie. Un lontano giorno, il maestro •Albino, qui ci portò, in gita scolastica. Mi pare di sentire il suo insegnamento: «...l'alta marea è il livello del mare più alto... dovuto all'attrazione della luna e del sole...». Alla casetta dei pescatori, da molti anni inattiva e abbandonata, iniziava l'arto sentiero, con poco terriccio rosso, a zig zag, fra cespugli spinosi e verdi ginepri, non meno spinosi, che raggiungeva Rof, punto pittoresco, prominente meraviglioso del Castello, che noi ragazzi percorrevamo in un batter d'occhio. E avanti, Gallovich Grande, Gallovich Piccolo, di là Sissol... attraverso il Vallone, fra scogli taglienti, dove ogni punto aveva uno speciale fascino di romanticità, fra quadri bizzarri e incantevoli di selvaggia solitudine, dì chiazze di pini sulle pendici sinistre, prati, pietrame e cespugli, in aria mite e salubre. Passa una barca, che guizza sul mare azzurro e porta tre abbronzate ragazze del Porto. Vogano e cantano, gioconde e serene. Ricordo quelle tre fanciulle, oggi tanto lontane dal loro Porto. Dalla parte opposta di Grepischie c'era il Pontile ove attraocavano i piroscafi per il carico della bauxite. Da questo pontile segue

Dal numero 1744

del 16/06/1971

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