Didascalia: Cimitero musulmano a Mostar segue da pag1 guirli. Non l'aveva pin rivisto e nessuno aveva saputo darle notizie. Le figlie se ne erano andate da rasa. Non sapeva dove o non voile dirmelo. Ho saputo poi che era-no andate con i partigiani. A Drvar fummo accolti con cordialita, ma l'ambiente era cambia-to. C'era una grande tristezza. Era passata di la la guerra di razza, di religione e di ideologia. Non c'era casa in cui non si piangesse qualcuno. Rimanemmo in zona un paio di settimane; anche per assicurare le comunicazioni verso Nord con Zagabria e Sarajevo, divenute difficili per le insidie partigiane facilitate dalla topografia e dalle grandi foreste. In ottobre lasciammo Drvar, ma alla partenza nessuno venne a salutarci. In citta rimase il 2° Battaglione che vi trascorse un terribile inverno. Bloccati dalla neve, con il freddo che arrivava ai 27o, circondati dai partigiani, con difficolta di rifornimenti; popolazione e militari vivranno con i viveri lanciati dagli aerei, condizioni atmosferiche permettendo: farina, pasta, conserva di pomodoro, formaggio e carne dei muli, magri perche anch'essi denutriti. II mio battaglione venne dislocato a Bosansko Grahovo, un paese sull'altipiano sulla strada da Drvar a Knin. Gli abitanti di etnia serba erano ridotti a un centinaio in gran parte anziani riusciti a sfuggire alla retata degli ustascia. Presi alloggio nella casa di un piccolo commerciante. Alla venuta degli ustascia egli con il figlio e una figlia fecero in tempo ad allontanarsi; in casa vennero sorprese l'altra figlia con la madre che, legata alla sedia, dovette assistere alla violenza fatta alla figlia da una decina di energumeni. Dopo la nostra venuta i1 figlio, di professione radiotecnico, si allontanò da casa unendosi ai partigiani. La figlia più giovane diventera nostra informatrice, ma penso che facesse il doppio gioco. Cola trascorremmo un autunno abbastanza tranquillo. Era nostro compito assicurare la transitabilita della strada Knin-Drvar con postazioni sulle quote lungo la stessa. Dopo la conquista di Drvar i partigiani si erano ritirati nell’interno della Bosnia per riorganizzarsi, lasciando in zona piccoli reparti che agivano con colpi di mano. II mordi e fuggi. Tagliavano le linee telefoniche indispensabili per i collegamenti perché la radio del battaglione - caratteristica propria delle attrezzature del Regio Esercito - non funzionava mai. Era una costante l'inadeguatezza dei mezzi e la loro inefficienza, la disorganizzazione dei servizi, la intempestivita delle forniture. Ma il soldato italiano non si perdeva d'animo e rimediava alle deficienze con I'ingegnosita propria del povero. Ma erano più molestie che guerra. Arrivavano i rifornimenti; arrivava e partiva la posta; i soldati andavano in licenza. Nel la zona operava una banda di moderati. Noi occupavamo l'abitato e loro stavano sui monti e nelle case sparse. Si era creato un gentlemens agreement. Noi non andavamo a cercarli e loro non si facevano vedere, ma in tanto si organizzavano e si addestravano alla guerriglia. II merito di questa situazione era del comandante del battaglione giunto a Bos Grahovo a sostituire il comandante triestino rimasto ferito nei combattimenti di Drvar. Era costui un anziano ufficiale di carriera, nobile piemontese, antifascista e non lo nascondeva e forse per questo aveva fatta poca carriera, ma abile diplomatico. Era riuscito tramite alcuni informatori paesani che ricompensava dando loro farina che ricavava riducendo la razione di pane a noi ufficiali, consenzienti ...Obtorto collo, ad entrare in contatto con il capo partigiano della zona convincendolo che era meglio per loro, e per noi, non scontrarsi. Anteo Lenzoni