Sono convinto che la parlata dialettale debba essere annoverata tra
le cose da salvare, come patrimonio culturale per conoscere e
sapersi riconoscere nelle proprie radici. Circa tredici chilometri
lontano da Rovigno, lungo la strada che conduce a Dignano e prosegue
verso Pola, tra il verde dei coltivi e l’odore salmastro del
mare s’incontra un’altura di poco rilievo, chiamata Monte Perino.
Su quel poggio è sorto un castello di costruzione romana, Castrum
Vallis, con chiari segni architettonici del passaggio della
Serenissima Repubblica di Venezia. Questo paese prende il nome
di Valle d’Istria. È il “mio” paese natio, luogo di memorie e di sentimenti
mai sopiti. Punto ridente, ricco di storia. Tra queste case e
queste strade si possono scorgere e recuperare il valore e la vera
ricchezza del mondo contadino quale l’antica civiltà della vita
istriana, protratta per generazioni attraverso le tradizioni e i gesti di
ogni giorno.
I suoi messaggi non sono scritti sulla carta, le sue pagine sono pietre
su pietre, segno dopo segno, secolo dopo secolo. Sassi che
hanno originato ciò che sta negli occhi e nel cuore delle sua gente
semplice da sempre. Fino a poco tempo fa il dialetto istrioto echeggiava
di casa in casa, e le sue origini si perdono nell’evo. Tuttavia
l’antica parlata è priva di documenti scritti, veniva usata solo attraverso
i riporti generazionali, per la comunicazione entro le mura
del paese. L’alfabeto è formato da -venti lettere. Manca la -z -, in
questo caso userò il segno -§ - pia§a = piazza; come per la -ssonora:
e§ame = esame. Non esistono le doppie: mama = mamma.
Alcune parole hanno un suono particolare che solo i vallesi sanno
pronunciare compiutamente. Oggi più che mai l’esistenza del vernacolo
è seriamente minacciata dalla pressione esercitata dal serbo
-croato, come lo era ieri dal veneto, dal tedesco e dall’italiano.
Nella poesia che segue, accanto alla versione dialettale c’è quella
in lingua italiana; questo per facilitare la comprensione ai non vallesi.
Mi auguro che questo esempio sia di stimolo per le future
generazioni che vogliono conservare e continuare la nostra cultura
e le nostre tradizioni. La povertà lessicale dei vocaboli dialettali
possono alterare la traduzione ma non i suoi contenuti. M.F.
MAGIA
Como na stampa antica
vedi al bonase
el siél vale§e
magia....
Vale mi par
el più bel paié§ del’Istria,
per le so cale,
le so ca§e.
Gnénte §e particolarmente bel,
duto §e ugual
Ogni so canton,
ogni so ca§a,
favela,
conta,
siga ...
§e un paiè§ da scover§i
a poco a poco
el tira con discre§ion.
Un giro ‘ntel so pasà
aiuda a capìlu
per poi scover§i
d’amalu.
Matteo Fabris
MAGIA
Como na stampa antica
vedi al bonase
el siél vale§e
magia....
Vale mi par
el più bel paié§ del’Istria,
per le so cale,
le so ca§e.
Gnénte §e particolarmente bel,
duto §e ugual
ma gnénte §e mediocre;
fato che crea
un ‘nsembro picio
picio ma bon.
El §e picio, ben costruì
el iò na bele§a so,
‘nvisibile, ‘ndiferente
ma afascinante.
Ogni so canton,
ogni so ca§a,
favela,
conta,
siga ...
§e un paiè§ da scover§i
a poco a poco
el tira con discre§ion.
Un giro ‘ntel so pasà
aiuda a capìlu
per poi scover§i
d’amalu.
Matteo Fabris