Didascalie: II governatore Giuseppe Bastianini, accompagnato dal generale Carlo Viale, comandante della Divisione .Zara., saluta una banda cattolica Sfila una banda greco-ortodossa col capitano Remo Leinweber Banda armata dalmata cattolica Terzo parte Anche nei territori annessi del-la Dalmazia operarono le M.V.A.C. ma diversa fu la loro origin e denominazione: B.A.C. ban-de anticomuniste. Ebbero inizio come milizie paesane, formate dagli abitanti dei villaggi che venivano armati per affiancare i carabinieri e le altre forze di polizia con compiti di vigilanza e informazione. Trattavasi in gran parte di contadini piccoli proprietari contrari, come lo sono i contadini, al comunismo ed attaccati alla proprietb, di ex gendarmi e militari graduati dell'esercito jugoslavo. Nel 1942 la resistenza comunista antiitaliana era diventata molto attiva e preoccupante. Le truppe stazionanti net territorio, molto ampio con coste frastagliate, non erano sufficienti per garantire l'ordine e la sicurezza dappertutto. I partigiani ormai non si limitavano piu ai sabotaggi, ai sequestri dei collaboratori (non pochi funzionari, insegnanti e operai italiani scomparvero) ma effettuavano vere e proprie azioni di guerra, con piccoli reparti ben armati ed addestrati con la tattica del mordi e fuggi. Poiche il comando della 2a Armata non poteva destinare altri reparti al territorio, non avendone a sufficienza, il governatore della Dalmazia Bastianini per contrastare la guerriglia ritenne di sopperire alla scarsezza di reparti militari creando un corpo speciale di volontari: le B.A.C. e prendendo lo spunto dall'eccidio del Prefetto di Zara, Vezio Orazi, e della scorta caduti in un'imboscata, il 26 maggio 1942 a Ervenicco a una quarantina di chilometri da Zara sulla strada per Knin, costitui le bande M.V.A.C. della Dalmazia formate sia da cetnici ortodossi, che da cattolici croati, inquadrati in distinti reparti. Venne formato un battaglione «cattolico. con sei bande e uno «ortodosso. con due. Le bande corrispondevano alle compagnie con una forza di circa 200 uomini, divisi in plotoni. Nella zona di Sebenico vi era una banda ortodossa organizzata dalla Regia Marina che operO con una compagnia del Battaglione San Marco cola trasferita da Po- la ove il Battaglione aveva la sua sede nella Caserma Bafile, net piazzale sotto il Monte Zaro. II battaglione cattolico era comandato dal capitano zaratino Mario de Vidovich, quello ortodosso dal capitano Remo Leinweber, pure di Zara. Gli ufficiali erano in gran parte dalmati o appartenenti a reparti di stanza a Zara. Un reparto era comandato dal sottotenente Antonio Vukasina, studente universitario di Zara, campione italiano di lancio del giavellotto che combattendo con il suo plotone in un'impari lotta, «benché ferito, rifiutava di mettersi in salvo e esaurite le munizioni cadeva sul campo trovando la forza di gridare la sua inesausta fede di dalmata.: cosi recita la motivazione del-la medaglia d'oro al valor militare. Venivano arruolati gli abitanti della zona che si presentavano volontari e si sottoponevano alla disciplina militare prestando giuramento di servire lealmente Vita-IM. II giuramento veniva prestato con questa formula: «Giuro davanti al Cristo crocifisso di dedicare tutto me stesso sino al sacrificio della vita per l'annientamento del comunismo combattendolo con le armi agli ordini del Goner-no italiano per dare alla Dalmazia italiana pace e prosperity secondo la legge e l'ordine fascista. Se non obbedini ai capi che mi saranno dati o trasgredirO al giuramento da me fatto Dio edit governo italiano puniscano me e la mia famiglia.. Ricevevano un soldo part al grado che non superava quello di sottuf ficiale, nonche vestiario e sussidi per i familiari. A differenza delle bande cetniche della M.V.A.C. indossavano un'ordinata divisa con i distintivi di grado e il caratteristico copricapo morlacco a tamburello con la parte superiore di colore rosso per i cattolici e di colore arancione per gli ortodossi, sul davanti l'immancabile teschio. Dopo circa un anno dalla costituzione le B.A.C. vennero incorporate nella divisione .Zara.. Notevole fu il contributo che queste formazioni dettero alla sicurezza dei villaggi e del territorio, oltre che per il coraggio e l'impegno per la conoscenza che i volontari avevano del territorio e della lingua e della capacity di usare la tattica propria dei guerriglieri. Operarono sia in azioni a vasto raggio a volte assieme a reparti dell'Esercito, a volte da sole a bande riunite o singolarmente, sia in azioni di sorveglianza al-le vie di comunicazione, ai ponti, agli acquedotti ed elettrodotti, nonche in colpi di mano diurni e notturni per sorprendere i partigiani o ricacciarli. Furono sempre fedeli, spesso pagando duramente la fedeltà con feroci rappresaglie a danno dei familiari e con la morte previe sevizie se Patti prigionieri. In un anno di attivita caddero in combattimento 140 volonari, 3 ufficiali e 5 sottufficiali italiani: i feriti furono 63 oltre a 3 ufficiali e 1 sottufficiale, non pochi furono i dispersi. All'8 settembre le B.A.C. dislocate net territorio ripiegarono ordinatamente a Zara. I volontari in parte rimasero con i loro ufficiali adeguandosi alle loro decisioni, in parte passarono con le formazioni anticomuniste: gli ortodossi con i cetnici, i cattolici con gli ustascia, altri nelle formazioni germaniche. Cosi si concluse la breve epopea dei valorosi volontari dalmati che, novelli Schiavoni, servirono fedelmente l'Italia come secoli prima i loro avi avevano servito fedelmente Venezia. Anteo Lenzoni [Le vicende delle bande volontarie dalmate sono ampiamente descritte nella pubblicazione: Le bande V.A.C. in Dalmazia di Teodoro Francescani Editrice Militare Italiana-Milanol