Didascalie: Pianta del Forum Polense (disegno del Kandler) Tempio d'Augusto a Pola (I sec. d.C.) La pietra miliare della via Flavia In un mio vecchio libro , di storia della scuola media, nel rivestimento che allora si usava di Carta blu, ho trovato dei ritagli di giornale, ingialliti dal tempo, del Corriere Istriano dell 'agosto del 1940: quattro puntate di un accurato studio fatto dal professor Mario Mirabella Roberti sul Foro e il Campidoglio della nostra citta nell'epoca romana. Penso Sara cosa gradita a noi tutti rileggerle e con questa ringraziare il professore per quanta ha fate emu 'ora sta facendo per far conoscere Pola romana. Iginio Udovicich I problemi connessi col piano regolatore della cilia ed in ispecie col futuro aspetto del Foro, mi hanno fatto riprendere in esame quanto ci è nom suite dimension, e sul monumenti che vi si trovavano. Di questa sede della vita pubblica della nostra Pietas Julia sappiamo ben poco. Unica cosa sicura e questa: sul lato settentrionale della piazza due templi gemelli uno dei quali dedicato a Roma ed ad Augusto ed ê stato con sicurezza costruito fra il 2 a. C., data dell'attribuzione del titolo di Padre della Patria al primo imperatore, e il 14 d.C., data della sua morte (dopo la quale egli ebbe il titolo di divus che invece nell'iscrizione della fronte non si legge). A chi fosse dedicato l'altro tempio a ignoto, nee note quando esso sia stato costruito: sembra certo cib sia avvenuto in eta pie tarda, anche se di poco, data il diverso valore del fregio superstite sulla fronte postica. Lo dicono di ((Diana» per un curioso scambio avvenuto probabilmente intomo alla meta del 700, quando, dopo aver per più anni ritenuto che il Tempio d'Augusto fosse dedicato a Diana (per errata lettura dell'epigrafe), riconosciuto l'errore, il name falso fu trasferito al tempio gemello. Sappiamo poi che tra i due templi c'era un'altra costruzione importante, larga quanta l'intervallo ed era quasi tutta coperta dal Palazzo del Comune. Poiche il tempio di destra sorge in parte sulle sue fondamenta, dobbiamo pensare che, in una certa epoca (si pile dire ai primi del 1o secolo d.C.) sia intervenuta una modificazione nella struttura fuori terra di questo edificio il quale dovrebbe essere ristretto in modo da lasciare indipendente il tempio di destra. Ritomeremo sull'argomento: per ora preme stabilire, essendo inammissibile che la spazio fra i due templi rimanesse vuoto, che deve esservi sorta una costruzione motto notevole (da alcuni elementi sembrerebbe alta 9 metri) certo di carattere religiosocivile. L'importanza del luogo, la posizione tra i due templi, la continuità storica, non trascurabile, che ha posto qui la sede del Comune cittadino, mi fanno pensare che in eta imperiale (dope la costruzione del tempio di destra) qui fosse posta la Curia cioe la sede del senato cittadino che in una colonia romana era rappresentato dall'ordine dei decurioni, una specie di consiglio comunale. A destra del tempio, em incorporate nel Municipio, passava la strada che correva sotto l'odiema via Kandler ed era continuazione della via decumana, via Sergia, e dopo, sotto la Cassa di Risparmio, c'era un'aula triabsidata che sembra sia stata dedicata al cutto degli imperatori. Infatti vie stata trovata la parte inferiore di una splendida statua marmorea di Adrian ora conservata in museo. Contiguo a quest'aula era I 'accesso del Castello, un clivo ben selciato con un propileo a semicolonne dalla parte del Foro. Di fronte a questo propileo, presso il Tempio d'Augusto, durante i lavori per la costruzione delta Palazzina comunale sono apparsi dei muri che non si son potuti studiare attentamente cosi che ci a ignoto che tipo di edifici vi fossero. E' probabile si trattasse di un portico con un attico a plutei e plinti omati di rilievi. Fm queste due estremita correvano circa 48 metri, tale si deve ritenere la larghezza del Foro della nostra colonia nei lati più stretti. Ma quanta era lungo? Vitruvio nel suo De Architectura (VI) dice che è necessario che le dimensioni di un Foro siano tali da essere proporzionate al numero dei cittadini cosi che non accada che lo spazio sia troppo piccolo per l'uso che se ne deve fare, o che, per mancanza di gente, il foro sembri troppo vasto. Precisa poi che (da larghezza si deve determinare in modo che quando la lunghezza sia stata divisa in tre parti, due di queste costituiscano la larghezza». Nel nostro caso, data una larghezza di 48 metri, si avrebbe una lunghezza di 48 m. più 24 eguale a 72 metri. Le dimensioni odierne della piazza sono, com'e nom, motto inferiori a quelle ora indicate. Lo erano ancor più in passato quando davanti al Tempio d'Augusto si levavano due case che ne occludevano quasi completamente la libera vista. Abbattute dal Comune le due case nel 1919-20 la piazza prese a un dipresso la larghezza antica in tutta l'area posta di Ironic alla Lassa di Risparmio: per il recto conserve i limiti ridotti che resteranno finche, con l'allestimento degli edifici allo stabile della sede degli uffici comunali, tutta l'area della piazza assumerà aspetto regolare. Frail Tempio d'Augusto e la casa Kraus corrono 66 metri all' incirca, una lunghezza dunque proporzionata al le dimensioni Vitruviane. Per6 un saggio di scavo, fatto eseguire dal podestà Draghicchio per stabilire se il limite meridionale del Foro antico coincidesse con la lunghezza della piazza odierna, ha mostrato che il selciato romano a grandi lastre di calcare bianco, quasi interamente conservato sotto la piazza, continua oltre la fronte delle costruzioni odierne sul lato meridionale. Non si pile pensare che ci si sia imbattuti in una strada nascente dal Foro perché l questa strada non avrebbe scope, avuto riguardo all'impianto generale delta topografia delta zona e, d'altra parte, le fondazioni delta casa Kraus si son viste insistere direttamente sul selciato romano. E' dunque da ritenere che il Foro fosse più lungo della piazza odierna. Solamente ulteriori saggi potranno darci notizie precise ed alcune considerazioni verranno ad illuminarci. E' intanto da premettere che le dimensioni date da Vitruvio (larghezza I, lunghezza 1,5) si riscontrano rarissimamente nelle città romane: si tratta evidentemente di norme dettate più da concetti puramente teorici e personali che dall'esempio delta pratica. 11 Foro di Pompei, per es. ha il rapporto di I: 3,3 Ostia pure, Brescia I:3,5, Assisi 1:3, Spoleto 1:2,8 piazze motto lunghe dunque. Accanto ad altre piazze quasi quadrate (I:1,1 1:1,2) come nelle province (in Africa per esempio) e ad altre come a Fianona p.es. e a Parenzo, in cui la larghezza a la metà della lunghezza. Ora pub ben essere che Pola, che ha il Tempio d'Augusto quasi perfettamente costruito secondo le norme di Vitruvio (l'opera di Vitruvio era pubblicata intorno al 25 a. Cr. e la nostra Colonia si pub ritenere fondata fra il 40 e il 30 a.Cr.) abbia dato anche al suo Foro le misure Vitruviane ma che il suo sarebbe uno dei pochi fori costruiti con queste misure. Prolungando verso mezzogiorno i1 limite delta piazza segnato ora dalla Palazzina del Comune e dal palazzo degli uffici, s' incontra la piazzuola Mercato Vecchio e si raggiunge direttamente il lato meridionale del vicolo di S. Nicole, che si noti, è esattamente parallelo alto fronte del Tempio d'Augusto. II vicolo verso il more si apre nel largo Porta del Torchio e verso via Sergia sbocca in prossimità del clivo S. Francesco, il cui andamento contorto, rettificato, porta quasi a raggiungerlo, mentre la via Sergia, che viene dal Foro diritta fin qui, proprio dallo sbocco del vicolo S. Nicole, assume l'andamento arcuato che le a proprio. Inoltre il vicolo S. Nicole, che incrocia ortogonalmente la via Sergia, sbocca al mare in una porta (nel medioevo delta Porta Barbaric o del Torchio) e prolungato oltre il clivo S. Francesco, taglia per metà il colle del Castello cioè il fulcro delta città (continuando ancora graficamente sboccherebbe poi nella Porta Gemina): ha insomma tutto t'aspetto un cardo, che si incontri col decumano, la via Sergia cioè. II qual decumano pere, poiché la città e cosi disposta a semicerchio attorno ad un colic, non ha potuto avere l'andamento rettilineo classico delle città romane (quello che Parenzo per es. conserva cosi bens) ma è pus sempre il decumano massimo, fiancheggiato da due decumani minori (via Castropota e via Tradonico coi suoi prolungamenti) tagliati radiatmente da vans confini formati dai clivi. All 'incrocio poi di queste due strade (Sergia, S. Nicole S. Francesco), che potremmo ritenere le principali nella Pola antica, c'è una cappella quella appunto di S. Nicole la quale per la sua remota antichità (H del VI secolo ed perfettamente orientata) e con molta probabilità sorta su un sacello pagano: su un sacello dei Lari capitali direi, i protettori delle strade e dei crocicchi. Ciò posto ecco le conclusioni: anche la casa Kraus, come le altre costruzioni abbattute e da abbattere, ha invaso I 'area del Foro antico, ed esso, supposto esteso, fino al vicolo S. Nicole, assume le dimensioni di m. 48x100 col rapporto 1:2,1 e sorge, come norma quasi dovunque osservata, all' incrocio del cardine massimo con la strada grande decumana. Tale invasione del suolo pubblico da parte di privati è tutt'altro che rara: vedi Verona, il cui Foro, ampio in antico m. 80x180 a ora ristretto a meno di 1/2, vedi Brescia, il cui Foro, ampio un tempo ben 40x 137 metri a ora ridotto a meno di 1/4. In età di minor controllo ed in epoche di abbandono, si cominciano a stabilisce diritti che via via si consolidano e tolgono alto città parte delle sue proprietà, quando non è la città che vende parte del suolo pubblico meno necessario per le mutate esigenze di vita. Cosi si spiega meglio anche la piazzuola Mercato Vecchio. Essa deve stendersi a un dipresso sul luogo in cui si trovava il Ma cellum della colonia: mercato cioè che era insieme forum olitorium (piazza delle erbe) e piscatorium (pescheria). Era cosi posto fra il Foro civile e il mare, in luogo quanto mai adatto per le necessità igieniche e per la pratica dell'approvvigionamento e dell'accesso. Non meravigli questo perdurare degli usi antichi e delle attribuzioni antiche. Ciò vale per tonic città d'Italia e del1'impero, e ancor più per Pola, che per tutta Peta di mezzo rimasta nel la cerchia delle sue mura c non ha avuto ragione di mutare le sedi dei suoi servizi urbani se non quando, estesa sui colli vicini, ha spostato i centri del movimento cittadino (vedi il mercato in Piazza Verdi e lungo la passeggiata e dei caffé in largo Oberdan, fuori delle mura antiche). Tutto è stato un po' compresso dalle invasioni private, ma i nuclei sostanziali sono rimasti chiaramente attraverso i secoli. Le proposte dimensioni del Foro m. 48x100 potrebbero sembrare un po' sproporzionate alle misure dei monumenti superstiti e più alla popolazione della città antica. Quanto ai monumenti non sari abbastanza osservato che i nostri criteri urbanistici non sono gli stessi degli antichi ne gli stessi sono i nostri criteri estetici. D'altra parte non sappiamo quanta potessero essere alti gli altri edifici attorno al Foro, ma sappiamo benissimo che Pare a di un Foro non era totalmente sgombra, ma la occupavano statue, colonne e basi onorarie, tribune per gli oratori, fontane, sacelli. L'area dunque era ridotta da tutti questi elementi e lo spazio effettivamente libero si riduceva di motto. Oltre a ciò, lungo il perimetro del Foro, correvano delle stalle: a Pola questo avveniva lungo il lato contiguo alle pendici del colle(continuazione della via Sergia) e lungo il lato meridionale (vicolo S. Nicole). Perchè sarebbe senz'altro vano e inopportuno ricondurre il Foro alle dimensioni ora proposte: si avrebbe il risultato di impicciolire il Tempio e il Palazzo Civico, che ora, accompagnati dalla modesta altezza degli edifici più prossimi, si inquadrano ottimamente nell'area della piazza limitata dalla Casa Kraus. Quanto alla popolazione di Pola il problema è più grave. Giudicandola dalla capacità dell'Arena, il Kandler giungeva a stabilirla in 20-25 mila abitanti e chi, data I 'area della città (all' incirca 32 ettari), a senz'altro da scartare. L'Arena non doveva servire solo per la città ma anche l'Agro che aveva una intensa popolazione a giudicare dai centri abitati e dai prodi coloni e che possiamo tutt'ora riconoscere perchè (come di recente ha rilevato il De Franceschi hanno tramandato fino a noi il loro nome. Anche questa popolazione dunque come quella dell' Istria meridionale deve essere accorsa al richiamo dei grandi spettacoli dei gladiatori. più vicina al vero deve essere la cifra proposta dallo Gnirs che fissa la popolazione di Pola in 8000-9000 abitanti. Per la colonia romana di Pisa, che aveva una superficie di 30 ettari, si sono calcolati 10 mila abitanti. Per Verona, con una superficie di 48 ettari, si sono calcolati circa 20 mila abitanti e così per Padova; e il Foro di Verona era ampio m. 80x180 il doppio circa del nostro di Pola. Naturalmente non basta giudicare il numero degli abitanti dall'ampiezza del Foro. Decor-re anche considerare l'importanza commerciale e geografica della città e l'ampiezza del suo agro colonico. Pola sotto questo aspetto e in condizioni preminenti. Non può certo paragonarsi alla vicina grande Aquileia, non a Verona, dove confluivano le grandi vie della pianura e delle Alpi nel valico sicuro ma ha avuto pure essa un posto non secondario nella vita antica per merito del suo porto sicuro e del suo agro felice. Un centro urbano insomma che ha messo propaggini anche fuori delle mura, una campagna ricca di ville, un luogo di sosta per gli scambi fra Aquileia e la Dalmazia prima di affrontare l'insidioso Carnaro e un punto di partenza per le spedizioni militari in oriente. L'area del Foro di Pola non era troppo vasta: la vita vi deve