Didascalie:
II desolato abbandono dell'Istria per la condanna del 10 febbraio 1947
Le vie del distacco do Pola verso la solitudine dell'esilio
Anche quest'anno il Comitato dell'Anvgd di Treviso nell'incancellabile memoria del significato del 10 febbraio ha organizzato un incontro per ricordare ed anche per riflettere sul dolore che ci ha portato tanto lontani date nostre terre perdute. Siamo andati a Vicenza, a Monte Berico, nel santuario della Madonna, di quella Mamma celeste che con il Cristo bambino dalla povera grotta di Betlemme, diventava essa stessa esule come noi con la sua fuga in Egitto. Una breve e semplice cerimonia quasi sussurrata: una piccola corona di alloro per esprimere ancora il nostro dolore, per guardare lontano insieme alle tante speranze i ricordi di amore ed i sorrisi delle nostre cittadine dalle incantevoli piazze bianche strappate ai nostri cuori. Quella piccola corona di alloro posata sul Monumento ai Caduti accanto al bronzo di Cesare Battisti ufficiale del Btg. Alpini "Vicenza" ci univa idealmente all'olocausto di un martire. Ai pie-di di quell' eroe abbiamo posato, in religioso silenzio, il nostro esodo; l'esilio di 350.000 italiani irredenti, ancora una volta, nonostante il sacrificio di 600.000 Caduti. Non suoni facile retorica se mi sono sentito particolarmente Piero e partecipe del coraggioso comportamento di mio padre (della schiera del '99) per la decorazione al valore e la promozione sul campo a tenente degli Arditi, con particolare menzione sul B.U. di guerra. Fatto d'armi avvenuto nella zona di Gallio, sull'Altopiano di Asiago. Le stesse località di Monte Melaghetto e della Val Sassa divenute sacre per il glorioso sacrificio di Cesare Battisti, Fabio Filzi e di tantissimi alpini del Vicenza quasi del tutto decimati nel piu alto tributo di sangue pagato per l'offensiva del 1916.
II pensiero corre ora lontano, verso l'Istria divenuta straniera, verso quelle zone di terra rossa tra le sue pietraie immacolate ed il verde splendente dei suoi campi...! Ma gli anni passano, veloci; troppi sono passati e purtroppo anche in fretta, anche per noi che eravamo i piu giovani quando abbiamo lasciato le nostre terre: tanti coetanei ci aspettano lassù. Come al solito i rami belli si sono spezzati; a il prezzo inesorabile del tempo, un dram-ma in un altro dramma: can compagni di scuola, gli amici di sempre, dei nostri ricordi e della nostra vita.
Quando anche la nostra generazione vivre solamente di fantasia. quando pure la nostra voce si perdera definitivamente in un suono sempre piti indistinto e quando ancora confonderà vita e memoria tutto sara veramente finito. Questa é la strada che stiamo percorrendo purtroppo. Mentre ripenso a mio padre quando arrivava a Pola alla testa dei suoi Arditi tra i primi Reparti che con i bersaglieri entravano per liberare le nostre genti nel nome d'Italia, ricordo anche le lacrime di disperazione di quel '47. Dopo oltre 70 anni l'Italia, quella cosiddetta politica, non solo ci aveva volutamente dimenticati, ma nemmeno si era mai interessata al problema dei suoi figli, dell'esodo, delle foibe, del-la pulizia etnica. Quella stessa Italia si preoccupa invece, ed anche tanto, dopo il disastroso smembramento del mosaico iugoslavo, delle repubblichette da operetta sorte su quelle ceneri sempre più insignificanti a ridicole. Mai una parola, una solamente, per quelle terre di Roma con i loro monumenti, con le vestigia dei leoni della Serenissima. Oggi sono triste, a vero, ed a sicuramente meglio che finisca qui! Ad un certo punto si comprende che qualsiasi ragionamento perde ogni significato anche attraverso le articolazioni pi0 illustri ed espressive. Scrivevo altra volta che di fronte all'ignominia, all'amarezza ed all'indolenza le parole non sanno di niente, sono come campane senza suono. Non era solamente il pomeriggio uggioso ed invernale, grigio e freddo a darmi tanta malinconia. Ci siamo contati, eravamo... ventuno concittadini per ricordare la data ufficiale del nostro esodo, decisamente pochi, troppo pochi! Si, diventemo veci, forse semo anche un po' pigri, ma piü verosimilmente siamo stanchi di gridare al vento quando nessuno ci vuole ascoltare, quando ci sentiamo ripudiati e dimenticati; rimaniamo pur sempre i testimoni scomodi di una politica vile e rinunciataria.
Dalle colonne del nostro giornale desidero esprimere alla cara prof. Mazzaro ed alla altrettanto cara Nives Cardone tutta la riconoscenza degli esuli residenti a Treviso e provincia per quanto hanno sempre saputo fare per unire tutti noi profughi dedicando un lavoro proficuo ed intelligente, trovando tempo libero e totale affettuosa disponibilita. Hanno deciso infatti di lasciare l'incarico, rispettivamente, di presidente e segretaria del Comitato. Vogliono essere nonne... a tempo pieno! Bon per quei nipoti che vegnerà su con l'amor di Patria stretto nei loro cuori! Grazie troppo poco: la vostra cordialità la vostra semplicita e la vostra affabilità riempivano sempre una amicizia nata lontano negli anni, ma tanto profondamente vicina ai nostri cuori.
Grazie, mille, ancora; ricordiamoli tutti che i fioi dei nostri fioi costituiscono il Grande Tesoro che ci unisce alle nostre terre perdute.
Mario Longo