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Didascalia: II cimitero di Stowe in cui sono accolti Giorgio von Trapp (1947) e Maria (1987)
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minciare ad immagazzinare gli indumenti, e perfino la stalla di Stowe ne fu colma fino al soffit-to.
Come vedete,cari amici, i Trapp non morivano di inedia. Il campo musicale fu un successone, i ragazzi tornarono sani e salvi e costruirono in cima alla «collina Luce» una Cappella di ringraziamento alla Madonna, in pietra di campo. Sembrava una piccola fortezza; l'ho fotografata; ma non c'e verso che riesca a trovare quella diapositiva. Ne ho a migliaia, ma la Cannella none's. Rupert, il medico, si miss alto studio per rifare la sua laurea. Quel la europea infatti qui non era accettata e doveva rifare tre anni e tutto il resto, per aggiomarsi con sistemi completamente diversi. Si silosò e lasciò la famiglia, i cui concerti però continuarono e cosi la vita, serena e operosa. Giorgio von Trapp aveva sempre accompagnato la sua famiglia, dando il suo appoggio morale e tutto l'aiuto possibile; e i malanni non saranno mancati... Un brutto giorno, però, cominciò a sentirsi stanco, sempre più stanco e debole, con una tosse persistente. GI i fu diagnosticato un tumore al polmone, che lo portò via in breve tempo. Era il 1947, esattamente cinquant'anni fa. Maria, che lo curò fino alla fine, ne racconta le tappe in una appendice al suo Iibro, sotto forma di lettera aperta a tutti gli amici nel mondo, che si chiedevano cosa fosse success) e in cosi breve tempo. Sembra ci fossero al te incidenze di quel male fra gli ex-equipaggi dei sottomarini.
Fu fatto consacrare un fazzoletto di terra poco lontano dalla loro casa, quella che avevano costruito con le proprie mani, e lo portarono li: un piccolo corteo familiare, con Padre Wasner in testa, che pregava e cantava le sue melodie preferite. Lo seppellirono sotto gli aceri, fra i fiori di campo, vegliato ancora oggi da un grande creel fisso di legno fatto venire da Salisburgo. Li Maria poteva andare ogni giorno a parlargli, a confidargli le sue pene e a chiedere il suo aiuto. 11 piccolo cimitero a commovente, ombroso, profumato; quando l'ho rivisto pochi anni fa, sul la semplice croce di ferro che porta la placchetta col nome di Giorgio von Trapp, c'era già una seconda proprio sotto alla prima, con il nome di Maria. La baronessa Maria von Trappe deceduta a Stone, nel l'apri le 1987, a 82 anni. Ne ho letto l'annuncio sul Time Magazine: otto righe per tutta una vita piena, fra famiglia, casa, concerti, campo musicale, albergo, un negozio da regali e infine anche un Caffe viennese sullà terrazza, dove gustare i più buoni strudel del mondo e tutte le specialità austriache. Per finire. Maria andò anche missionaria, per lunghi mesi, in Nuova Guinea, con la figlia Maria, che penso sia rimasta Ii con la Missione. Una vita piu piena di cosi e difficile immaginarla.
Dopo la morte del Capofamiglia, per molti anni ancora i «Canton Trapp» girarono il mondo e tornarono a cantare anche in Austria, dove trovarono amici e parenti che non solo avevano perso tutto, ma avevano anche data la vita dei loro figli per Hitler. La loro villa era diventata, durante la guerra, il quartier generate di Himmler e Hitler, di passaggio, dormiva nella loro camera matrimoniale. La proprietà fu messa in vendita, naturalmente.
Per quasi vent'anni la famiglia Trapp aveva viaggiato ed esperimentato quale potere avesse la musica, questo linguaggio che non conosce frontiere. I ragazzi, ad uno ad uno si sposarono, misero su famiglia e si dispersero chi di qua chi di là. Johannes prese le redini del complesso di Stowe e apri anche una scuola di sci. Sua madre, diceva, aveva l'abitudine di condurre gli affari in maniera troppo casalinga, perdendo di vista le finanze. II «Trapp family Lodge», composto dall'originale casetta fatta a mano e due ali aggiunte pia tardi, fu distrutto purtroppo da un incendio, anni addietro. Fu completamente ricostruito sullo stesso stile, ampliato, con l'aggiunta di cottages su tutta «Luce Hill». E diventato un complesso conosciutissimo e frequentato non solo dal mondo degli sciatori ma, tutto I'anno, dagli occasionali gitanti, come me.
II caffe viennese e il negozietto sono rimasti tali e quali li aveva fatti Maria.
Spero di tornare ancora su quella collina piena di sole e, come mio solito, mi guarderò in giro e immaginerò quello che flue ora non c'e piu. Rivedrò Maria e Giorgio e la loro numerosa famiglia al lavoro su quel colle luminoso, dove quello che piu contava per tome ancora il panorama.
Ho un solo rimpianto, quellò di non aver mai avvicinato Maria von Trapp. L'ho intravista un paio di volte, sempre mentre stava allontanandosi, oppure, come quando, a Montreal, camminava sul marciapiede opposto e in direzione contraria al la mia, diretta in albergo. Non mi ero ancora americanizzata» allora, al punto di correrle dietro e... tirarla per la manica, come potrei fare oggi, senza pensarci su due volte; el «cossa dira la gente» non fa più pane del mio credo. Chissà quanto avremmo potuto discorrere dei tempi andati, di Veruda, del signor Pauletta, proprietario dell'isola dei Frati, che diceva sempre in dialetto: «Vara, vara!...»
Beh, troppo tardi oramai: devo aspettare ancora fino... Su questo argomento e indiscutibile che la volonta di Dio non ha ne perché, ne quando. Intanto Spero di visitare presto quel piccolo cimitero fra il verde, dove Giorgio e Maria von Trapp riposano il sonno dei giusti, per portare loro un fiore, una preghiera e un saluto da una polesana.
Uccia Ivis Superina
P.S. Sarò grata a qualche lettore, che la sa lunga, se volesse darmi notizie più dettagliate sull'Isola dei Frati (io ricordo che lo chiamavano Scoio dei Frati), sul Convento e sul signor Pauletta, proprietario di un negozio di chincaglieria o ferramenta, sempre secondo i miei ricordi. Amico dei Trapp, secondo il Iibro di Maria, aveva riadattato un paio di locali del convento, e ci si era ritirato, dedicandosi alla pesca. Nel frattempo grazie e sempre in gamba!