Didascalie:
Gremita la sala consiliare per I'incontro con I'autore chersino promosso dall'Anvgd
Luigi Tomaz e stato sindaco di Chioggia dal 1973 al 1983 ed e una colonna della Comunità chersina in esilio
Giovedi 5 giugno a Gorizia, nonostante la concomitanza di orario con la festa dell'Arma dei carabinieri, l'aula del Consiglio comunale (g.c.) ha accolto un numerosissimo pubblico, composto non solamente da esuli, ma soprattutto da goriziani, per la presentazione del libro dello studioso chersino Luigi Tomaz intitolato «Le quattro giornate di Cherso 12I5 giugno 1797», nell'ambito del ricordo del bicentenario della caduta della Repubblica di Venezia. Ha presentato gli ospiti Edo Apollonio, presidente dell'Anvgd organizzatrice del l'incontro, seguito dall'assessore Devetag il quale ha ricordato che Gorizia e stata dominata da Venezia solamente per un anno (1507-1508), lasciando, comunque, importanti segni della sua presenza, come a testimonianza nel Castello e nell'innesto nel torso del Cinquecento e Seicento di originali processi di sviluppo artistico in questa zona e nell'Istria e in Dalmazia e come dunque la venezianita non possa essere disgiunta dalla grande civilta italiana dell'Umanesimo e Rinascimento. (A posteriori qualcuno non ha trovato di meglio che ironizzare pubblicamente sulla brevita del dominio veneziano in Gorizia). Quindi Gianni Penzo Dona, direttore dell'Archivio generale di ateneo dell'Università di Padova ha messo in evidenza la serietà dell'autore nella ricerca storiografica: rigoroso esame delle fonti storiche, unico modo affinche la verità risalti dagli atti citati. Appassionato e stato infine l'intervento dell'autore Luigi Tomaz sulla caduta della Repubblica di Venezia: ricordo e non celebrazione. Ha iniziato con Napoleone che per inseguire gli austriaci, dopo aver varcato il confine della Serenissima neutrale, proclami) da Brescia il 19 maggio 1796: «L'Armata francese passa sopra il territorio della repubblica, ma non dimentichern che una lunga amicizia unisce le due repubbliche». Si trate) di promesse, solamente promesse: inizio della fine per Venezia. Con l'armistizio di Leoben ed il susseguente trattato di Campoformio del 17 ottobre 1797 l'Austria arrivò nella stessa Venezia. La Serenissima che territorialmente si estendeva da Bergamo a Cattaro, ma che aveva i suoi pin fedeli sudditi non nel retroterra veneto, bensi in Istria, nelle isole del Quarnero e fino oltre Ragusa, che nella sua fiera autonomia marinara seppe darsi come lingua ufficiale non il veneto-dalmatico ma addirittura la lingua toscana. Ciò evidenzia, pure oggi, di quale etnia fossero stati i suoi abitanti e condanna sempre le mistificazioni croate che vogliono dimostrare l'indimostrabile, che cioè nelle città dalmate si parlava in famiglia la lingua croata a seguito della pretesa simbiosi col contado slavo. Tomaz si C poi addentrato nel terra della serata: i chersini decisi a non arrendersi all'evidenza dei fatti; ai potenti che avevano deciso per l'ammainare la bandiera della Serenissima, dimostrarono fedeltà a Venezia. Ben diverso fu il comportamento nel retroterra di Venezia: vennero distrutti qualcosa come mille leoni di pietra; ed il fatto si commenta da se. Soltanto dopo quattro giorni gli austriaci riuscirono ad imporre a Cherso lo stendardo asburgico, dando facolta ai chersini di conservare quello veneziano.