foto Didascalie: Esuli al raduno in piazza Unità a Trieste Bersaglieri incuranti della bora in maniche corte in piazza Unita al raduno degli esuli (foto di Franca Dinelli) II sogno ripetuto al raduno a Trieste (foto di Franca Dinelli) - foto In questi ultimi giorni. per passare il tempo ma anche per tenermi aggiornato. mi sto rileggendo. in assoluta calma e serenità di spirito, giornali e pubblicazioni che riferiscono i fatti di piazza Unita a Trieste il 14 settembre scorso. Mi sono anche munito di una cassetta, confezionata da un intraprendente triestino, che ha provveduto a metterla immediatamente in vendita. e che riporta integralmente tutta la suddetta manifestazione. Al raduno io non ho partecipato, un po' per ragioni familiari ed un po' per mia scelta personale. Ma comunque mi sono fatto una cultura e sono. percià. in grado di commentare quanto e accaduto, sia vedendolo da destra che vedendolo da sinistra. Dopo aver letto e riletto quanto a stato scritto ed aver rivisto ciô che è stato registrato penso. pur non essendo stato materialmente presente. di essermi fatto una precisa idea di quanto e successo e di poter individuare i personaggi principali di questa commedia improwisa ed imprevista. Detti personaggi sono: gli esuli. ii patrio Governo, rappresentato dal ministro Antonio Maccanico e quelli che credono di sapere tutto e non perdono occasione per mettere in libertà e rendere note le loro idee, giuste o sbagliate che siano. Questa volta desidero soffermarmi sugli esuli. Dicono che in piazza Unita ce n'erano quattro o cinque mils, numero consistente anche se motto lontano da quei 350.000 che rappresentano la totalità della diaspora. Se-condo il mio parere, pur non avendo la possibilità di contarli, erano mold di meno. Non bisogna, pert), dimenticare che sono trascorsi cinquant'anni ed, in cinquanta anni, accadono, purtroppo, molte core. Soprattutto mancavano i giovani, quelli che sono i nostri figli. Probabilmente a colpa nostra perché non li abbiamo saputi istruire sulla nostra storia passata. Ma questi esuli cosa pensavano in quel giorno ed in quel momento? Facevano scorrere, nel loro cinematografo personale, la pellicola del film che ricordava loro quanto si stava celebrando: la nostalgia per la terra natia, l'amarezza per non poter vivere liberi ed Italiani nei posti che Ii avevano visti nascere; ed a ciô si aggiungeva anche ricordo della “disponibilita" dei patri Governi che, dopo averli sistemati nei campi profughi, avevano adottato la politica di sparpagliamento degli esuli su tutto il territorio nazionale perché, uniti, non fomentassero disordini (quasi fossero Palestinesi, Baschi od Irlandesi); e vedevano, anche, I'accoglienza riservata all'arrivo in quella che consideravano la loro Madrepatria che, forse per ragioni di economia, non prevedeva né fanfare ne morbide corsie rosse. Questo vedevano gli esuli nel loro film personale II Sindaco di Trieste, Riccardo Illy, ha detto: "C'è forse stata una sottovalutazione della sensibilità degli esuli e del loro senso di rancore nei confronti di un Paese per il cui amore hanno lasciato la loro terra, senza esserne ricambiati. Da cinquant'anni i problemi, che hanno lasciati alle loro spalle, sono tutti aperti; none stato nemmeno liquidato un equo ladennizzo." Ed io, da parte mia, aggiungo che gli esuli, sempre da parte italiana, non solo sono stati completamente ignorati ma anche quando sono stati considerati degni di qualche timida attenzione (specialmente in occasione di qualche tornata elettorale) hanno solo avuto vuote parole ed «aria fritta". Cosi si spiega l'esplosione di fischi e le invettive che sono state indirizzate al ministro Maccanico, cui e capitata la sfortuna di rappresentare il nostro Governo. I più benevoli e meno offensivi epiteti sono stati: "buffone", "vergognati", "vattene via'. Questo lo stato d'animo degli esuli che, sentendosi presi in giro dall'assenteismo cinquantennale delle istituzioni italiane, non ne hanno potuto proprio piô, essendo stato superato ogni limite di sopportazione. Qualcuno degli esuli che erano presenti sostiene che sarebbe stato meglio lasciare tl ministro ultimare il suo discorso e, poi, contestarlo: agli esuli non si sarebbe potuto imputare ne l'indisciplina né la mancanza di educazione. Osservazione forse giusta, ma cinquant'anni di trascuranza e di indifferenza possono perdonare un piccolo strappo al galateo... La riproduzione filmata mostra che gli esuli non costituivano un blocco granitico, tranne quelli che si erano sistemati attorno al palco delle autorita. Tutti gli altri passeggiavano su e giù per la piazza in cerca di parenti, amici e conoscenti che non vedevano chissa da quanti anni. Degli altri personaggi un'altra volta. Claudio Fontanive