foto Didascalia: Pietro Marchesi (1862-1929) di cui si discorre nell'articolo con riferimento alla sua opera pittorica cui sara dedicata una Mostra il prossimo anno Nel settembre 1997 si e svolta a Trieste la commemorazione del 50o anniversario del distacco della penisola istriana dall'Italia, perdendone dipendenza nazionale, fisica, politica, amministrativa, a seguito delle conseguenze relative alla conclusione della seconda guerra mondiale. Se più e più volte è stato lamentato l'insufficiente riconoscimento da parte della popolazione' italiana del significato e del valore di questa circostanza, e purtroppo da mettere in serio dubbio anche la conoscenza da parte degli italiani dei luoghi fisici, dell'esistenza stessa dell'Istria, posta forse in posizione troppo defilata, periferica e quasi appartata rispetto al recto del territorio nazionale. Conseguentemente da parte dei più (non certo della ristretta cerchia di persone dotte e acculturate) sussiste una poderosa generalizzata ignoranza di tutto cio che in essa succedeva ed esisteva e ha rivestito essenza transeunte; e di tut-to ciò che ancora vi e presente, in quanto permanenze storiche, frutto di creazioni e trasformazioni antropiche abbarbicate alla terra come case, chiese, palazzi e castelli. Mancando quindi la conoscenza del prodotto e del risultati della storia, e venuta a mancare la conoscenza della storia stessa che, teorizzata artatamente, s'e prestata, quindi. ad artificiose manipolazioni e trasformazioni da chi, afflitto da povertà storica, ha avuto bisogno di crearsi una venginita. Ne consegue la responsabilita morale e l'impegno gravoso di chi a sua volta ebbe rapporto di affinità elettiva con quella penisola affettuosamente ricordata a forma di cardioide a ristabilire per quanto possibile la verità: e giusto e doveroso, quindi, reagire ad uno stato d'ignoranza pianificata e organizzata, per far sapere nei termini più correnti tutte le cose sin' ora tenute nascoste. Dobbiamo metter in condizione chi sta attorno a noi di imparare a guardare con l' interesse e la curiosità di chi desidera arricchire il proprio pat rimoIlio spirituale e cultu ale; dobbiamo portare a galla e alla Luce del sole che altrimenti rimane sul fondo dell' inconscio oscuro e impenetrabi le, in modo tale che ognuno possa sincerarsi del ruolo avuto nel nostro caso dall'Istria nella storia sino a mezzo secolo fa; ruolo pur minimo, ma importante anche se locale. Queste riflessioni sono state provocate da una mostra sull'Ottocento pittorico napoletano presentata a Monza. Essa ha dato la possibilità di costatare che, nell'ambito della pittura figurativa moderna, non esistono solo esempi famosi come il <<Previtariello. o la «Presa di Porta Pia., ma anche altri episodi meno noti, non per questo meno suggestivi e pregni di umanita, gustose scenette narrate in una fantasmagorica saga di colori nelle espressioni più svariate, movimenti fissati nel momento più curioso, in un appagamento che dire di soddisfacimento personale e forse limitativo. Una mostra impegnativa, insomma, ha questo senso: offrire occasione di un appagamento spirituale, fare il punto sulla validità artistica di un autore. xxx Tutto ciò che s'e detto sinora vale anche per il pittore istriano Pietro Marchesi ( I 862-1929), le cui opere non hanno avuto il riconoscimento che meritavano per lo spirito dilettantesco con il quale erano eseguite, per la mancanza di qualsiasi ansia competitiva, ma forse soprattutto per la dispersione a cui sono andati incontro i dipinti a causa degli eventi successivi alla prima e alla seconda guerra mondiale. Avviata quindi la ricerca, che permettesse di allargare le cognizioni sinora disponibili, s'e avuto la fortuna di trovare un elenco sommario delle opere, che ha permesso di stabilire la quantita, la collocazione presunta ed una loro suddivisione per argomenti. Le 74 opere del primo elenco quindi possono essere suddivise in paesaggi, marine, ritratti, soggetti sacri, scene teatrali; ad esse possono essere aggiunte un'altra dozzina di dipinti, frutto di un approfondimento della ricerca. Ma chi e questo pittore istriano? L'Alisi lo definisce «un buon pittore dilettante., in quanto la sua effettiva professione. come I'aveva registrata il Comune di Dignano, era quella di industriale. Di fatto questo poliedrico Marchesi ci offre l'occasione di conoscere nello stesso tempo un esponente dell'ambiente culturale istriano posto fra Ottocento e Novecento e, grazie alle caratteristiche della sua famiglia, un interessante affresco di vita istriana, collocabile cronologicamente fra «fin de siecle. e </belle epoque., geograficamente fra la sponda adriatica e la Mitteleuropa, dove veneti, austro-ungarici. balcanici per tanto tempo (fino ad un certo punto) hanno trovato la maniera di convivere in un incrocio di ceti sociali, costumi, lingue ed etnie, che non potevano son cagionare col tempo attriti o incomprensioni. Ciò, come e già stato detto, merita sia recepito da chi non sa e rivisitato da chi ha dimenticato. Infatti. mentre i transfushi dalle nostre terre continuano da anni a discutere chi s'e comportato meglio, ovvero chi ha diritto di cittadinanza, quelli che se ne sono andati o quelli che sono rimasti, succede che negli Stati resisi indipendenti dalla Federativa iugoslava si stia recuperando il gap» per esempio in materia di editoria, riscoprendo e dando testimonianza di fatti che sembra quasi non rientrino più nelle reminiscenze degli Istriani fuggiti; e successo ad esempio. per restare in terra, che tre pubblicazioni covate in successione si siano recentemente ricordate non senza compiacimento da parte dei parenti che tale Pietro Marchesi nel 1889 per primo in Istria abbia dotato Dignano della corrente elettrica, ottenuta da una centrale termoelettrica di sua proprietà, quando a Venezia, ricordando le cronache, s' illuminavano calli e campielli ancora con il gas. Far luce (e proprio rl caso di dirlo) su questi episodi concretizza, quindi, quel dovere morale che, detto all'inizio, e necessario sgorghi da parte di coloro i quali sono a conoscenza di certi episodi oramai parte della storia, e possono definire in conseguenza una conoscenza più stabilizzata e documentata della vita in Istria. Un altro aspetto della partecipazione alla cultura del pittore Marchesi e dato dalla sua amicizia con Antonio Smareglia: per .Le nozze istriane» composte dal musicista istriano a Dignano nel 1894 egli aveva dipinto quattro bozzetti di scene per la prima rappresentazione tenutasi poi a Trieste. Ma anche dello Smareglia, e quindi della sua famiglia e dei suoi amici. si parla poco perch6 «porta nera... Anche questa e una scusa per non trattare ed esaltare al comune interesse argomenti positivi istriani. quando si dovrebbe sapere per quale motivo, ancor subdolo. la diceria fosse stata artatamente diffusa. L'amore per la propria terra sia bollata come .isteria italiana.. Intanto a Pola si e pensato in concreto alle celebrazioni smaregliane. Perciò non resta che recuperare il tempo perduto e dedicarsi. oltre alle cose, anche alle persone che hanno fatto l'Istria e in essa Pola come vera club. Ac-canto a Pietro Marchesi e Antonio Smareglia possiamo ricordarci anche di Kandler, Gnirs. De Franceschi. Dalla Piccola, Radossi, Pauletta, Magnarin. Quanto e stato fatto per Gigi Vidris serva come esempio. Pietro Marchesi