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E un fatto abbastanza sorprendente — complici forse le ferie ferragostane — che nessun foglio italiano, ad eccezione del Telegiornale regionale della terza rete del 21 agosto, abbia riportato la sensazionale notizia delle dichiarazioni rese, nel torso di una recentissima intervista, da Vladimir Dedijer, personaggio di gran-de rilievo, gia componente di spicco della nomenklatura jugoslava. Ma vediamo brevemente gli antefatti. All'inizio dello scorso anno, in virtu di una timida .glasnost, che spira in Jugoslavia, veniva ribadita l'esigenza di una nuova cultura politica e la necessità di un approfondimento storico che, senza rimozioni, chiarisse certi scabrosi, drammatici avvenimenti dell'immediato dopoguerra. Nel mese di marzo del 1988, l'autorevole rivista belgradese sNin. pubblicava la notizia dell'avvenuta presentazione di una petizione in cui si chiedeva che si parlasse apertamente del problema delle foibe e di altri semi, rimasti sino allora preclusi.
Veniva nel frattempo dato alle stampe il terzo volume .Nuovi appunti per la biografia di Josip Broz Tito., nel quale Vladimir Dedijer, uno dei massimi storici e politici jugoslavi esprimeva, per la prima volta, nella storiografia della vicina Repubblica, una coraggiosa citazione sullo sterminio delle foibe.
Da allora, su questo doloroso argomento, si registrava un certo ufficiale anche sul versante italiano. Nella prima decade del dicembre scorso, il triestino on. Giulio Camber proponeva l'istituzione di una commissione d'inchiesta parlamentare sulle stragi delle foibe perchè con il supporta di tutti i necessari strumenti tecnici e politici, si ricercasse quella verità storica cosi poco conosciuta e ancor meno approfondita.
Veniva largamente apprezzata anche la partecipazione, alle cerimonie di Basovizza, in ricordo degli .infoibati., del ministro della Difesa, Valerio Zanone, presence una rappresentanza delle Forze armate, nonch6 il successivo intervento, a Trieste, del ministro degli Esteri, Giulio Andreotti, quale, con frasi ad effetto, toccava questo delicato tasto, auspicando che italiani e sloveni potessero un giorno ritrovarsi insieme
a piangere e a pregare per le vittime della funesta occupazione titina.
Ed ecco'che, a quarantaquattro anni di distanza, entrava in scena il Pci, a conferma del suo processo di destalinizzazione e di democratizzazione e a dimostrazione che il comunismo di Teri é ben di-verso da quello di oggi anche se, ci spiace doverlo ricordare, ancora nel 1986, proprio il Pci, cui va una parte della responsabilita morale e materiale di quei tontani, tragici eventi, riteneva, con pretestuose e anacronistiche argomentazioni, di polemizzare sul lapidario eretto a Gorizia, a ricordo dei deportati durance l'occupazione della città da parte dei partigiani di Tito.
Domenica é agosto, Gianni Cuperlo, segretario nazionale della federazione giovanile comunista, Nico Costa, segretario della federazione triestina del Pci, e il sena tore Stojan Spetic, si sono infatti recati alla Foiba di Basovizza e, in raccoglimento davanti alla enorrne lastra di calcare che chiude l'abisso della miniera, dove trail maggio e il giugno 1945, furono get tate migliaia di persone, hanno deposto un mazzo di fiori. Non possiamo non riconoscere che questo alto di pieta dei comunisti italiani e sloveni a particolarmente significativo, se consideriamo che esso a maturato dopo quaComune di Pola a Trieste
II Consiglio del Libero Comune di Pola in esilio, eletto al raduno di Cremona, sara convocato per la sua prima riunione alla Casa Madre di Trieste sabato 7 ottobre al-le 14.30, in concomitanza con le manifestazioni per il 35.mo anno di vita dell'Unione degli Istriani. Per quanta concerne i dati elettorali che abbiamo pubblicato, e doverosa una rettifica: Bernardo Gissi, di Asti, ha ricevuto 171 preferenze, e il fratello Giovanni GisI si, di Roma, 155.
rantaquattro anni di sofferto ripensamento, ma sarebbe stato storicamente più apprezzabile se fosse stato accompagnato da incisivi.propositi di ristabilire la verita.
Ci ha pensato, in qualche modo, Vladimir Dedijer, il quale, riferendosi alla notizia della visita degli esponenti del Pci alla Foiba di Basovizza, ha rilasciato al la stampa jugoslava attune dichiarazioni, quantificando in 3.700 l'esatto numero degli scomparsi, in gran parte genre inerme, finiti nella foiba del Carso triestino.
E una rivelazione che lascia veramente attoniti, per Pentità numerica delle povere vittime, ma che pone immediatamente un altro interrogativo: le salme tuttora giacenti o rinvenute nelle altre numerose foibe istriane, le 84 di Vines, le 44 di Gallignana, le 26 di Villa Surani, le 32 di Lindaro, ecc. quando verranno considerate?
Sergio Cionci