Didascalia: prospettiva di Umago
Come avevamo già fatto per Pola addio! pubblichiamo anche il testo parlato che accompagna Istria, nel sogno del profugo, secondo filmato in videocassetta girato da Bruno Fonda e che é stato presentato per la prima volta al raduno di Cremona come il primo lo era stato al raduno di Rubano di Padova.
Profugo: Il sogno ritorna. Puntuale come il succedersi delle stagioni. Immancabilmente lo rivedo, Ulisse, un cocàl de Promontore, tutto zucchero.
Ulisse: EI vecM amico polesule me ga conossudo. Perché son propio mi, Ulisse de Itaca. Un fantasma trasformado da Ipno in candido cocàl. Un cocàl sognador, giovane. EI copion xe de quel unipresente Morfeo. Se parlarà anca dele storiele de Odisseo, l'itacese, nel raconto strampalado de mi medesimo, cocal anca cronista. Esausto de tanto vagar nei mari burascosi dela storia del:urnanità, Odisseo se troverà, sul finir dei ani 40. sbatudo dale onde sula scoiera de una tera a lui poco conossuda. Se disi abitada dai istri, mesi dalmati. de origine ilirica. Profugo: Lo rivedo ad ali tese, scivolare nell'aria, sul mare, nel sogno. Su, su, controvento, oltre i colori dell'arcobaleno, a volo radente, fin dove l'Adriatico finisce contro le scogliere della terra istriana.
Ulisse: Guardandose in giro Odisseo vedi solo sassi, olivi, qualche capra e tante case svode. Un caos, propio un 48. Antiche mura e costrussioni in piera bianca con colonne, arcade e capiteli, dedicade ale divinità, ai divertimenti e ala gloria. ...Sicuramente sta tera faseva parte del'impero de Roma, el disi!
(All'arrivo di Enea cocal reali: L'ombra alata di Enea troiano. Appare fra le memorie del fu impero romano che da lui ebbe le sue lontane origini.
Enea: Enea saluta lo spirito del suo grande nemico greco... le case vuote sono scrigni dei ricordi vissuti dalle sue genti italiche.
Ulisse: Tute tosi, spira un'aria de abandono. Naie campagne la gente parla poco, in vernacolo del'alto veneto o in istrioto.
Profugo: Lungo la costa adriatica, per continuare a scoprire le antiche tradizioni venete custodite a memoria per i ;esteri. Cittadine, isole verdi a specchiarsi sulle onde chiare. Campanili sulle vette, fari di fede e civiltà, porti di salvezza.
Ulisse: Nei centri citadini invase se parla tropo. e in una lingua poco conossuda de ste parti. Sui muri se vedi ancora el nome de Tito, dopo più de venti secoli dolo sua inerte. Oua i diventa tufi muti! Sti istriani dela colonia devi gaver magna l'erba de loto, quela che fa dimenticar l'amar patrio.
Enea: Ulisse, Ulisse... continui a confondere i muli nostrani coi somari d'importazione. I muli sono scomparsi da queste terre.
Ulisse: Però aiudime adeso a conoser i posti de sta straordinaria regio romana.
Enea: Obbedisco, fratello spirito.
Profugo: Julia Parentiurn. Prediletta e contesa dai tanti conquistatori che si succedettero sin dal periodo preromano. Fu la prima delle cittadine a chiedere protezione alla Serenissima, Pirano. Poemetto sinfonico pieno di colore veneziano. Tartini vi trascorse l'infanzia, poi a Capodistria dai padri Scolopi. Non diventò prete, bensì un grande violinista, anche eccentrico, in contatto con Satana lo ispirò al trillo del diavolo. Dopo Isola d'Istria verso Capodistria, la Caprie romana. Vanto di memorie culturali e patriottiche squisitamente italiane. Divenuta ultimo approdo slavo prima di Trieste. Incrocio di civiltà. Altro fiore appassito. Trieste luminosa sul golfo, ai piedi dell'ondulato profilo carsico della terra istriana che si allunga sul mare. Preziosa briciola rimasta di quella che fu la redenta Venezia Giulia, ceduta, senza tanti scrupoli, alla Jugoslavia.
(Ulisse disapprova e sparisce in orbita ringhiando da cane).
Profugo: Sparisce oltre i dirupi e verdi vallate dell'altipiano vestito di stagione dei suoi colori più belli, profumando l'aria. Sono passati 40 anni dai giorni dell'esodo. Anni trascorsi nei momenti di mestizia, sognando questo triangolo di terra giulia che ci fugge sempre più lontano. verso l'abisso delle cose definitivamente perdute. Perdute ma non dimenticate le voci del suo mare, i colori inondati dal sole caldo nelle campagne invase dal canto delle cicale, all'ombra del campanile, nel silenzio della piazzetta. Immagini palpitanti, lontane, residuo del passato per noi non cambiate che appaiono nell'inconscio dei nostri sogni. Immagini delle nostre storie da raccontare a noi stessi. Vodice come Gelovizza, Piedimonte. sono spettri in fuga di un passato mai dimenticato per tanti giovani precettati per lavori su questo fronte in opere di difesa.
(Autunno-inverno). Sono scomparse le rondini. I selegati sbandati dal vento fuggono nel fogliame ingiallito. sotto i tetti in cerca di riparo. Nelle notti gelide, dalla finestra contavo le stelle. Diamanti sospesi nel cielo terso. spazzato dalle raffiche di bora che soffia implacabile fra le imposte. Mi sveglia Ulisse da fastidioso calabrone, picchiandomi in testa. per annunciare la primavera. Dall'alto dei bastioni del castello di Montona lo sguardo spaziava tutta la valle del Quieto, le sue foreste, oltre i monti ai confini del feudo.
Ulisse: Ala corte de Alcinoo Odisseo raconterà, a suo modo, le aventure capitade dopo Troia.
Profugo: In picchiata, civettando, super castrum Pisinum. Vuoto e freddo, eretto sulla roccia a picco sulla foiba. Tana di vampiri illustri dell'epoca medievale. Inconfondibile, svettante sull'orizzonte il campanile di San Biagio. protettore della pittoresca e nobile Dignano. La nostra lingua si canta ad ogni angolo delle vecchie case rispondendo all'eco che giunge dall'infinito sulle note di Nozze lottiate, Per noi, istriani della punta, il campanile era l'amico fratello: il primo e l'ultimo ad augurarci il buon viaggio ed il ben tornato.., a te manda un festevole grido / come amico ad amico suol far. Riprende il galoppo su per la china per raggiungere Albona liburnica. Dai romani nominata sentinella della costa orientale. Ulisse: Dall'isola dei venti, aiutato da Polo, Odisseo salpa col favor dei venti consprvadi nela stiva. Ma noi poderà arivar a Itaca per esaurimento del carburante vento, finido per una inversion de rota che lo ga portà tropo lontan, in vista de un grupo de isole del Carnaro sorte per voler degli dei.
Enea: Sorte dal corpo martoriato di Absirto. ucciso dalla sorellina, la maga Medea.
Profugo: A picco sul vallone il cavaliere alato sosta davanti ai ruderi della Fianona fine secolo ventesimo. implorante per la infelice sorte. Il velo del sonno mi avvolge fra le onde del mare, riportandone sulla orme degli argonauti nel mare di Absirto, fino in alto sul golfo, sognando Fiume estremo lembo orientale della regione Giulia, una volta redenta. Città splendida, regale. Legata nella storia per lo più ai destini della sua madre terra giuliana. Di sentimenti italiani elevati e saldamente ben conservati, i suoi cittadini lo dimostrarono durante i tristi eventi postbellici di 40 anni fa, in cui 50.000 fiumard abbandonarono le proprie case per rifugiarsi profughi in terra italiana piuttosto che rimanere nella città divenuta slava. Assalto alla costa liburnica. Suggestivo incontro con rocce, parchi, ombre, barche, campanili, filanti come in una esplosione di botti nel cielo. Uno squarcio sul canale di Faresine. Cherso la maggiore delle Absirtidi. Ulisse: Giunto all'isola dei sassi bianchi, dele grote nere e rosse, in una tera arida, giala, fra alberi nani. Paesagio comunque affascinante. Odisseo noi incontra i ciclopi, in vacanza sul lago. e tantomeno Polifemo. Tuti caduti nel sonno voludo da Morfeo e fagocitati dale dolci acque del lagheto de Vrana.
Profugo: Cherso, la capo isola. colonia romana, baluardo veneziano. Ne conserva le tracce. Dove con un bacio si uniscono Cherso e Lussino. Ossero, antica Absirtus. Cherso si allaccia a Lussino mediante un ponte di ti metri sulla Cavanella. A Neresine si dialoga volentieri nella madre lingua istriana. Intuiscono la presenza de un de fora, cogliendo notizie possibili dei luoghi trascorsi in Italia durante la naia.
Ulisse: L'isola dei cocai, dove la maga Circa, una infiltrada, trasforma solo la mularia in cocai e cornacie: rispettando tufi i veci neresinoti e anche Odisseo che in questo momento el xe in volo direto ala conca dele sirene. Profugo: Lussinpiccolo tutta bianca. distesa ed anfiteatro sul porto. Cresciuta per estensione è diventata maggiore di Lussingrande, la primogenita.
Ulisse: In questa oasi de sogno paradisiaco bisogna star bastansa lontani dal canto dolce e invitante dele sirene, pronte a tirar el forestier nela rede del oblio del sonno eterno. Odisseo fila drito oltra, con le recie tapade, sorvolando anca l'isola del sol. Scampando cosi dolo insidia de altre sventure che potevano capitargli se el gavaria tocà le vache sacre del'isola.
Profugo: Scompaiono in lontananza, fondendosi nel cupo azzurro del mare nella notte: Sansego, Unie. le Canicola, San Pietro. le isole minori. Mentre si ricompongono nella memoria le immagini dei ricordi finora scoperti intatti, sia nell'aspetto pittorico del quadro, dai contrasti dosati con amore da madre natura; sia nella tradizione popolare ancora viva della nostra gente. rimasta sull'isola accanto al fogoler. Ulisse, alto in quota ondeggiando pigramente nel cielo dalmata. segnala la presenza di Zara Qualche sprazzo di luce sulle mura. sul porto, sui monumenti storici superstiti delle guerre lontane e da quella recente. Nel 1944 gli slavi occuperanno la città semi-distrutta e svuotata di tutti i suoi cittadini partiti esuli in Italia. Pioggia sul compatto ricavato dal vuoto lasciato dalle bombe. Ulisse finirà a Promontore in sue fatiche per far ritorno alle sue grotte dove lo aspettano le tribù amiche nascoste nella brughiera, fra I ginepri della costa, nelle pinete profumate di resina.
Ulisse: Stanco e afaticado Odisseo el credi de giunger finalmente a Itaca, ma el se trova invase a Promontore, diventada la tera dela ninfa Calipso che con le sue lusinghe tenterà de tenerselo suo prigioniero. Sarà su intercession de Giove che Odisseo riuscirà a scampar dale grinte de Calipso e riprender la via del ritorno per ragiunger Itaca.
Voce da Pola: Dopo anni trascorsi fra avventura e disavventura finalmente ritorna in patria, Itaca. Ma non per entrare nella sua reggia perché ostacolato dalle minacce da parte degli amici di una volta, divenuti nemici. Vincerà ancora l'astuzia ed il coraggio sulla prepotenza dei pretendenti al regno di Itaca. Per il momento sarà scongiurato cosi l'esilio. per il Rombo omerico.
Profugo: Polo é la terza delle città capoluogo di provincia. dopo Fiume e Zara, vittime sacrificate dal nefando trattato di pace di Parigi del 1942 in cui si decretò la loro annessione alla Jugoslavia, strappandole, senza una consultazione, dalla loro vera patria.
Voce: La tragedia succederà più tardi. con l'invasione dorica, che vede Ulisse ed il suo popolo costretti ad abbandonare la propria terra scegliendo la via dell'esilio. Triste destino che ci accomuna nel dolore di una odissea che si perpetua.
Profugo: Polo romana, Pola antica. Nasce Pola rom-antica, Polo romantica. Sarà la protagonista dell'ultimo sogno romantico, nella prima luce dell'alba, attraverso le sacre pietre tramandate fino a noi, dalla colonia Pietae Julia. Vetusti monumenti cari ai polesani ed al popolo istriano. Sono i simboli affettivi ancora legati ai ricordi ed ai sogni di ogni esule disperso nel mondo.
Il sogno é svanito. Inghiottito dal mostro multimmagini della caotica realtà quotidiana. In attesa della notte per continuare a sognare la nostra storia sofferta... L'Istria lontana... il mare inquieto... i cocai posati sull'aria come piume portate dal vento.
Bruno Fonda, corso Roma 55 20093 Cologno Monzese (Milano) invierà copia della videocassetta sistema VHS contenente entrambi I filmati contro versamento di settantamila lire.