foto Didascalia: Se qualchedun de quei che podeva, fussi intervegnù subito, 'sta ofesa all'Arena stada evidada ; adesso se nessun vol riparar el dano, no resta che la vergogna per quel che se sta fato. (Corinna Palin Morocutti Sono un piccolo frammento dell'Arena di Pola, amorevolmente raccolto nel lontano 1947 da Licia e Fiore. Mi rubarono alla mia Madre Arena per serbare in esilio un perenne ricordo di quella tanto cara e più che mai sfortunata città. Dico subito che l'essere cosi strappato dalla culla mi è stato alquanto doloroso; ma poi ho pensato che Licia e Fiore. nel prosieguo degli anni futuri, in qualche loro saltuario viaggio in 'stria, mi avrebbero portato a rivedere la mia vecchia Nutrice per la quale sento tanta di quella nostalgia da morire di crepacuore. Ahimè! Sono passati tantissimi anni ed ormai non ho più nessuna e alcuna speranza di fare quel viaggio a Pola. anche perché in una mattina ho sentito una conversazione tra quei due (Licia e Fiore) che mi ha buttato nella più cupa disperazione. In effetti é stata una conversazione più che un bel po' tetra e funerea quella cui ha dato l'avvio il Fiore con la sua semprefedele. sganciando questa proposizione: -Presta orecchio Licia e polesane! mi devi promettere una cosa per quando, fra non molto o non poco. tirerò le cuoia.... (Oua la Licia lo interrompe: Alto là! chi ti dice che tu tiri le cuoia prima di mestessamedesima? In codeste occasioni non si sa mai chi è primo e chi dopo....). Il semprefedele riprende: Impossibile cara! sarò io che ti lascio vedovazza e sono più che certo che sarà cosi per una semplicissima ragione: io sono di Valle, e noi di Valle conosciamo passato presente e futuro di tutti e di tutto. Ergo! so pure che io mi spalanco per primo nel freddo marmoreo obitorio, und schluss!... e adesso ascolta che cosa devi fare dopo che i becchini mi avranno scaraventato (incapsulato nel vestito di quercia) sotto le verdi zolle profumate dai cipressi. Sopra il tumulo ti prego di sistemare 'sto frammento di Arena che ci siamo portati da Pola, e tutt'intorno dagli una bella seminata di tenere margheritine che per me (modestamente anche per quel gran. dissimo poeta inglese che è Chaucer) è il -fior di tutti i fiori. Naturalmente tu mi chiedi ora come ora: come mai tu di Valledistria desideri un frammento di Arena sulla tomba e non invece un grèmbano oppure un pezzo di grondaia del Castello dei Bembo di quel tuo svuotato e disastrato paese? Prima di tutto perché qua e là per il mondo, tutti e ognuno sa che l'Arena è cuore e faro delle genti istriane, e poi perché io sono vissuto fino ai 24 anni più a Pola che a Valle-. Licia, più che un bel po' commossa e intiepidita al pensiero del prossimo sotterramento del semprefedelesposo, dice: Sarai accontentato, ma sul sassolino cos'è che devo incidere? L'Alfa e l'Omega, c'est à dire la data di nascita e quella di crepanza. magari con l'aggiunta di una bella proposizione, tipo: l'effimero fiore Fiore si è spento per sbocciare in eterno?. Come angelo alato veleggiante nei beati cieli dell'Aldilà, Fiore risponde: -No cara! farai scolpire sopra il frammento una sola data e poche parole: 1947 — qui giace una delle 350.000 vittime di auel piccolo grande popolo istriano in orgoglioso volontario esilio, vinto e ingannato da perfida politica di parte. A queste parole, io piccolo frammento dell'Arena di Pola mi sono sentito molto commosso e se lo avessi potuto avrei fatto brillare qualche lagrimuccia, ma si sa ed è notorio a tutti e ciascuno che da una pietra non sgorgano lagrime. Ma un giorno Licia e Fiore ci hanno ripensato riguardo alla mia esposizione sulla loro tomba! Infatti Liciti ha detto: .'Scolta Fiore e vallese, perché non riportiamo 'sto frammento di Arena al suo posto di origine? E Fiore: Hai proprio ragione! ritorni almeno lui nella nostra città in Arena e chiuda così l'esilio di 40 anni... Sono proprio felice! Evviva! Evviva! E' un giorno di luglio più che tanto caldo in questa mia terra. Tanto caldo che quasi sudo anch'io che sono di sasso! Prima di partire per Pola, Licia e Fiore mi hanno messo sopra il lunotto anteriore della cavalla Fiat e cosi ho una veduta amplissima di questo benedetto selvaggio paesaggio istriano. Abbiamo attraversato Valle, tra poco siamo a Dignano e... eccola! Oh! mia cara città, mia Arena sfolgorante nel sole con i suoi eterni marmorei colori, grazie miei amatissimi dei dell'Olimpo: vengo ad abbracciarti mea dolcissima Mater! Licia e Fiore mi hanno sistemato proprio nel vecchio posto che occupavo 40 anni fa. La Licia prima di lasciarmi ha disteso su di me una piccola zolla di terra coperta di lucenti margheritine. -fior di tutti i fiori. Una mattina una mano assai brutale mi ha strappato dal mio alloggio. Sono stato buttato insieme ad altri frammenti, ciottoli e grembani su un mucchio là vicino. Ho visto diversi operai intenti a spianare il terreno in un angolo della mia Mater Arena. Dai discorsi, a dire il vero piuttosto grossolani, che facevano, mi è sembrato di capire che in quel luogo preparavano le fondamenta per Vespasiano. A questa bella novità io mi sono tutto gonfiato di orgoglio e fierezza che il nostro grande imperatore Vespasiano venisse ricordato nell'anno 2000 con qualche monumento. E lo dissi alla mia Mater che in un primo momento mi ascoltò seria e meravigliata; ma poi proruppe in una risata che io non mi ricordavo di avergliela sentita dalla fondazione di Roma, così sguaiata sprezzante dissacratoria, tipo quella di una femmina da la. panare. Poi mi spiegò: -Caro il mio piccolo frammento, il monumento che tirano sù quegli operai, non è per ricordare le grandi imprese che Vespasiano ha compiuto per tenere insieme il barcollante nostro impero di tanti anni fa. E' quel monti-mento inventato si da Vespasiano ma per quei Romani che avevano bisogni corporali, e così, a pagamento ben s'intende, vi entravano per liberarsi. E quando il figlio (non mi ricordo come si chiamasse) gli disse che quei monumenti là nelle strade puzzavano, il vecchio imperatore gli mise sotto l'annusatoio una moneta con la perentoria affermazione: -pecunia non olet». Te ne accorgerai, mio caro frammento, quando sarà inaugurato il monumento che il denaro di chi entra là non puzza no, ma tu si che maleodorerai perché sarai tutto il giorno, umido, bagnato. slavazzato dagli acidi unici (è la pipì, dài, ignorante)-. Dette queste parole la mia grande Madre Arena più che tanto schifata in viso, si volse tutta verso il mare, respirò profondamente l'aria purissima che la bora soffiava sul porto con bell'impeto da Monte Maggiore e dai Ouarnero. Poi sentii che brontolava tra sestessamedesima: -Scommetto che il proximum turisti-cum tempus, questi qua ti aprono dentro la mia pancia anche una domue messalina, Guerrino Florido Fiore