foto (pag.4) Didascalie: Monsignor Bommarco scende dal pullman dei goriziani in piazza San Pietro cui ha recato il proprio saluto dopo l'udienza del Papa la comitiva goriziana accolta in due pulman si appresta al rientro da Santa Severa con Cicogna, Apollonio e Pastrovicchio animatori dello stare assieme per quattro giorni con sempre gentile disponibilità all'Incontro cordiale Il XII congresso nazionale dell'Anvgd tenuto a Grado lo scorso marzo avrebbe dovuto — nelle più intenzioni (?) del coordinatore gr. uff. Aldo Clemente, auspice Paolo Barbi presidente nazionale — svolgersi all'insegna della concordia, della fratellanza, del reciproco rispetto fra tutte le organizzazioni degli esuli giuliano-dalmati comunque denominate e rappresentate, soprattutto in vista d'una certa promessa: un'udienza papale chiesta ancora ai tempi dei defunti Paolo VI e Antonio Santin; papa allora regnante. arcivescovo di Trieste e Capodistria allora sedente. Poi, corollario al pasticciacelo brutto di Osimo, venne la giubilazione forzata del presule e infine la morte del pontefice. Morto un papa, si dice, se ne fa un altro: mettendoci del tempo, perché Roma (e il Vaticano .in particolare) va sempre presa sub specie majestatis e -sub specie... aeternitatis Ora, con l'attuale Papa Giovanni Paolo II, l'udienza chiesta dieci e più anni fa stava per esserci accordata. Ragion per cui non si deve andare dal vicario di Cristo guardandoci l'un l'altro col -muso duro e la bareta fra-cada per quanti motivi giusti o giustificabili si possano accampare. Dunque via all'andata dal Papa -che viene da lontano, disposto anche a farsi corrigere in lingua italiana. Ed a Grado si stabilì che attorno al coordinatore Aldo Clemente si coordinassero tutte le organizzazioni giullano-dalmate, che le sedute dai rispettivi capi coordinati si svolgessero alternativamente a Roma ed a Trieste, che i problemi logistici romani veoinnorn risolti dalla sede centrale dell'Anvgd, che per i mezzi di andata e ritorno ogni associazione provvedesse in proprio sia pure allineandosi localmente alle altre. Però, già a Grado e successivamente a Trieste ed in altre sedi, qualcuno fece presente che Roma è la capitale dell'Italia: che a Roma nel palazzo del Quirinale alloggia un signore eletto dal Parlamento quale rappresentante primo ed ufficiale di tutta la nazione italiana; che a Roma c'è pure il tanto discusso Vittoriano nel quale riposa la salma del Milite Ignoto, e che la Santa Sede della Chiesa cattolica viene ufficialmente riconosciuta Stato estero quanto sovrano. Insomma che Roma — non più ombelico del mondo — è anche l'Urbe stracarica di storia, bella o brutta. ma sempre storia. Venendo al sodo, tra uno scivolone e l'altro delle date annunciate e poi cassate al punto da soqquadrare nell'Unione degli Istriani. specialmente, il tranquillo e regolare cambio della guardia ai vertici (senza contare altre scivolate dovute al doveroso omaggio nazionale alle Foibe di Basovizza e di Monrupino; all'assemblea generale degli azionisti della Casa Madre di Trieste; alle ferie estive con relativi esodi vacanzieri) si seppe che il Santo Padre accordava il placet per sabato 26 ottobre 1985 alle ore 12 nella moderna Sala Nervi. Questa la programmazione generale: venerdì 25, alle ore 17.30 omaggio al Milite Ignoto; alle 18.30 ricevimento delle ristrette delegazioni associative da parte del nuovo presidente della Repubblica. Per il sabato. tutti in Piazza S. Pietro alle ore per essere accolti alle ore 12. Nel pomeriggio, alle ore 1730 omaggio al Cippo dei Caduti giuliano-dalmati sulla via Laurentina ai margini del Quartiere giuliano-dalmata di Roma, a pochi passi dalla chiesa di S. Marco Evangelista e della cappella seminterrata coi mosaici raffiguranti i Santi Patroni di nostre perdute terre. Chi scrive e firma questo pezzo era ancora in carica come presidente dell'Unione degli 'siriani, Libera Provincia dell'Istria in esilio, con tutta la Giunta esecutiva eletta il 28 giugno 1981. Infatti a furia di spostamenti di date per i già citati motivi. l'assemblea dell'Unione venne convocata il 21 settembre. presieduta dal dott. Dino Papo, presente il notaio. Da essa scaturì un nuovo Consiglio generale di 110 membri che venne convocato il 12 ottobre ed elesse i nuovi vertici con la sola condizione di effettuare il cambio della guardia per l'i novembre dando modo alla precedente Giunta ed al sottoscritto presidente di andare tutti insieme e appassionatamente a Roma e in Vaticano. Senonché una quantità di motivi interni di tensione aggravati da disaccordi avevano contribuito negativamente a tutta la questione posta in essere a Grado, a Trieste, a Roma. Contrasti sopiti ma non spenti, primo tra i quali l'atteggiamento perennemente emarginatore dell'Anvgd verso l'Unione degli Istriani che mai negò o rinnegò la sua adesione ad essa pur facendo presente in diverse occasioni la propria insofferenza per i condizionamenti politici dai vertici alla base dell'Anvgd, pur battendosi per dare alla stessa una nuova struttura organizzativa tale da uscire indenni dal rischio di sparire per lenta quanto naturale consunzione. Non ho alcuna difficoltà d'ammettere di essere stato. e nell'Unione e nei riguardi dell'Anvgd, un presiden. te scomodo. E se mi sento reo di qualche colpa. ebbene mi vanto di aver spesso commesso reati di... opinione e di eterodossia politica soprattutto perché laico e quindi non ossequiente ai detentori del dio Potere. Peraltro nessuno può accusarmi di avere provocato scientemente o ad arte discordie e divisioni tra gli esuli istriani, fiumani, dalmati. La prova di ciò sta nei numeri bimestrali del periodico Unione degli Istriani da me richiamato in vita e cavallo di battaglia per la campagna pro Casa Madre degli istriani, fiumani e dalmati in esilio. Fu cosi che si statoili di concedermi l'onore di essere alla testa dell'Unione degli Istriani per tutto il programma prefissato e ricordato. A Roma c'era il primo dei due vicepresidenti dell'Unione. Luigi Papo (fratello del ricordato dott. Dino) e soprattutto il coordinatore Aldo Clemente. Prima dI partire con mia moglie alla volta della capitale, telefonai a Clemente per dirgli dove avevamo fissato (DomusPacis, via di Torre Rossa) per esservi reperito telefonicamente nel caso che qualche variante venisse apportata al programma. Mi assicuro che sapeva dove c'era la suddetta Domue Pacis e che avrebbe senz'altro chiamato In caso di necessità. Chiamata che non pervenne mai: perché venerdi 25, alle ore 17, dalla cancellata esterna del Vittoriano, assistemmo sbalorditi all'uscita di circa trenta personaggi di nostra conoscenza capeggiati dal Clemente, attorniato da Barbi e da altri membri d'una delegazione con Luigi Papo e con elementi rappresentativi di sua scelta previo rifiuto di quelli da me segnalati a Clemente, più i dirigenti delle altre associazioni e liberi comuni. Chiesta spiegazione del cambiamento, mi fu risposto che il Ministero della Difesa aveva invitato ad anticipare di mezz'ora l'omaggio all'Altare della Patria. Mancava il peggio, che venne subito dopo. Il vicepresidente Luigi Papo invitò ad accompagnare quei personaggi dal capo dello Stato ma ad una condizione che riporto testualmente: Se al portone contano solo le teste, passerai anche tu, altrimenti se chiedono lista e documenti, te ne vai. Quanto a tua moglie, in caso positivo, essa non può far parte della delegazione. Gli replicai dicendo che a tali condizioni a quel palazzo non ci sarei mai andato. Sabato 26. in Piazza S. Pietro, mi qualificai ai carabinieri, ai gendarmi pontifici ed agli svizzeri e passai con mia moglie, senza esibizione di documenti e senza palpaggi sino ail'inoresso laterale della Sala Nervi Ebbi posto nella prima fila come di diritto, ma staccato dalla rappresentanza dell'Unione. Mi piacque il discorso di saluto dell'arcivescovo di Gorizia: mi piacque anche la risposta del Papa (nonostante qualche notato naso... storto fra i più vicini a me su certi passaggi). L'Anvgd donò, per mano di Clemente, un albo di fotografie. Non saprei chi regalò al Papa un presepe. M'avvidi allora che nessuno della delegazione dell'Unione aveva pensato di fare qualche cosa di modesto e significativo. E mentre il Santo Padre passava in lenta rassegna i presenti in prima fila mi ricordai di... San Martino, quello del mantello. Slacciai dal collo la bandiera dell'Istria, la ripiegai mettendo in evidenza la capretta sul tricolore italiano e gliela diedi dicendogli, con un certo groppo in gola: Santità, questa bandiera ricorda la mia terra e la mia gente. Il papa mi guardò negli occhi, mi strinse ambe le mani e mi rispose: Si, l'Istria: so tutto sull'Istria.... E proseguì la rassegna dei presenti rappresentativi. Per inciso: una bandiera equale, due anni fa, sventolò sulle cime delle Ande a cura dei giovani rocciatori dell'Alpina delle Giulie. Oggi una eguale sta In Vaticano, nello studio del Papa venuto da lontano. Fulvio Miani La sera del 30 ottobre ho ricevuto una telefonata da Roma del direttore del periodico dell'Anvgd, prof. Giorgio Beati, il quale, esaminando migliaia di fotografie scattate proprio nell'aula suddetta, non trovò alcuna relativa al momento nel quale donavo al S. Padre la bandiera dell'Istria e scambiavo le poche parole riportate nell'articolo. Ciò si spiega col fatto che il tratto tra il posto da me occupato accanto ad altri corrispondenti della stampa e tutto il resto dalle delegazioni già ritratte all'Altare della Patria la sera del venerdì 25, era occupato, per diversi metri, da altre persone comunque non appartenenti all'Unione degli Istriani e alle altre associazioni. F. M. Caro Miani, colgo l'occasione di questo suo articolo per asprimerle apprezzamento e riconoscenza per quanto si è prodigato per quattro anni alla testa dell'Unione degli Istriani con spirito sempre battagliero sino alla esuberanza (come è accaduto anche per i rapporti a (tingo poco teneri verso l'Arena). D'altra parte in un ambiente reso soporifero per auspicio unitario, peraltro mai realizzato, le impuntature sono boccate d'ossigeno; non si può però, quando si prendono di petto le situazioni, evitare di essere ripagati con insofferenza e ripulse. E' giusto che lei rivendichi la considerazione dovuta a un presidente ancora in carica. Però è inevitabile (l'ho constatato per cinque mesi al vertice del Comune in attesa del rimpiazzo) che avvenga uno scadimento di considerazione per chi ha l'occhio rivolto al futuro e bada più al sodo che ai sentimenti. E poi, a livello di stampa, ho sperimentato tante volte la emarginazione per le antipatie associativamente riservate ai non allineati. Soltanto per Roma, grazie a Bepi Nider, ebbi l'invito per l'Altare della Patria e per il Quirinale; ed anthe la comunicazione tempestiva del cambio di orario. Ma informai subito che partecipando con la comitiva goriziana, non avrei fatto in tempo; né mi sarebbe sembrato bello abbandonare i compagni di viaggio per cerimonie elitarie. Così dal Papa sono andato col gruppo, senza primi posti e foto, con i controlli e i palpeggiamenti (e le risate per la battuta pronta di colei che gioiva de gaver trovò finalmente Un che la palpava). C'è una recente canzone molto bella di Soffici sulla vita che va presa come che la vien. Perciò, Miani, al bando le amarezze e si consideri pago d'aver realizzato una Casa Madre, invidiata da molti di quelli di lunga prima fila.