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Rovistando fra le innumerevoli fotografie che gelosamente conservo a ricordo del passato mi è capitata nelle mani una, scattata a Levico nel 1947 o nel 1948 — non sono oggi in grado di precisarlo —nell'occasione di una inaspettata quanto gradita visita di don Felice. l'instancabile angelo custode degli esuli. sempre prodigo di aiuti, di consigli, di parole confortatrici.
Era il tempo immediatamente successivo all'abbandono delle nostre terre, quando eravamo ancora attoniti. quasi Increduli della sventura che ci aveva così crudelmente colpiti. Ci si poteva paragonare a dei naufraghi in balia di un mare in tempesta, sorretti però da una volontà suprema di sopravvivere a tanto disastro materiale e morale.
Ma procediamo con ordine. Ero partito da Pola con tutta la mia famiglia e con quella di mio cognato dott. Natale Bacia il 19 gennaio 1947 con destinazione Trento: viaggio via mare in m/n Pola fino a Trieste e poi col treno fino a Trento. Portavo con me una lettera di raccomandazione indirizzata all'ufficio assistenza profughi di Trento, con la quale don Felice interessava l'ufficio stesso alla sollecita ricerca di un alloggio per le due famiglie dato che io, funzionario statale destinato in extremie a prestare servizio a Trento, avevo urgente necessità di una adeguata sistemazione. Ma la cosa non fu possibile data l'assoluta carenza di abitazioni nel capoluogo trentino. Fu così che quell'ufficio assistenza profughi fece requisire a Levico (distante da Trento 20 chilometri) un appartamento sufficientemente grande per la sistemazione delle due famiglie nella casa di proprietà di una baronessa di origine francese. E fu in questa casa che un mattino si presentò don Felice, col suo eterno sorriso sulle labbra e raggiante di gioia per ritrovarsi, anche se per poche ore, in mezzo ad un discreto numero di suoi polesani. Non mi soffermerò a discrivere la festosa accoglienza tributatagli da tutti i presenti. sinceramente commossi di ritrovarsi assieme al loro beneamato sacerdote di Pola. Dirò solo che si volle eternare quella magnifica giornata con una foto-ricordo, scattata in una stradicciola in salita nelle vicinanze immediate del Duomo di Levico. Da quel giorno sono trascorsi ormai 37 lunghissimi anni e la foto. un po' ingiallita dal tempo, ne porta evidenti i segni. Ragione di più per seguitare a conservarla con tutte le cautele del caso.
Nella foto si possono riconoscere, procedendo da destra a sinistra, i fratelli Carie Antonio e Vittorio, Mayer Francesco (che tutti ricordiamo nella divisa di vigile annonario al mercato coperto di Pola), doti. Natale Bacia (mio cognato), le sorelle Mattioli Deotto Norma e David Deotto Luigia con la figlia Iris. Alberto Fontanive junior col padre sottoscritto, don Felice, Anna Fontanive Gregoretti (mia madre), Grossano. Lilia David (figlia di Luigia David), Wanda Bacia Fontanive e figlio Luciano, Rodolfo Deotto. Rino David. Desy Fontanive Ruzzier (accovacciata). Degli altri. purtroppo, non rammento più il nome.
Alberto Fontanive