Didascalia: Qui aveva sede il Comune a Valle Quarta parte I contratti matrimoniali all'usanza schiavona» prevedevano che non venisse dato denaro ma doni, a parte qualche eccezione. La controdote, però, viene spesso menzionata come contributo in denaro. Così, per esempio, nel registro dei matrimoni figurano la controdote e il basaldego che consisteva in regali di scarpe, calze, camicie da notte ecc., che un certo Piero Grubessich da Castelnuovo avrebbe dovuto dare alla sua fidanzata, certa Cata Vragna. E' naturale che il Castello di Valle, passato sotto la Repubblica di Venezia, dovette osservare le disposizioni generali che vigevano per ogni parte dell'Istria, però lo Statuto vallese fu conservato, perché nei patti di dedizione, era espresso tassativamente cli dover reggere Valle sulla base delle sue leggi e consuetudini. Tale Statuto, composto di 158 capitoli, che ancor oggi si conserva in manoscritto, porta la data del 23 marzo 1467 indizione XV. Era Podestà di Valle, o meglio Rettore, Pietro Zen e sedeva sul trono ducale Cristoforo Moro. Non valeva solo per il Castello di Valle, ma anche per il rispettivo territorio. E' un miscuglio di disposizioni penali e civili con le relative procedure, nonché le disposizioni igienico-sanitarie, agricole e amministrative. In ordine penale era sancita la legge del taglione, anche se la maggior parte delle pene consisteva in multe di denaro, e povero quello che non ne aveva, perché veniva soggetto ai tormenti corporali. La pena di morte ricorre frequentemente per i reati che oggi sarebbero puniti con qualche anno di prigione. Così lo stupro e la violenza fatta a qualsiasi donna, anche corrotta. erano puniti con il taglio della testa, salvo il caso che volessero sposarsi, cosicché il matrimonio sanava tutto. Alla decapitazione erano soggetti soltanto i rei di sesso maschile; quelli di sesso femminile godevano del privilegio di lasciarsi bruciare. Oltre alla decapitazione, era adottato anche il capestro, ma questo era riservato agli stregoni, .mentre le streghe erano mandate al rogo. Chi bestemmiava Dio e i Santi pagava una multa o veniva frustato lungo tutto il paese e poi messo in prigione. Allo stesso modo veniva frustata la donna vedova fornicatrice avente figli, cosicché i suoi beni passavano agli stessi o ai parenti se era senza. Chi perdeva la vita per il Comune, sia in guerra che in altro modo, o restava ferito, impotente, veniva non solo indennizzato dal pubblico erario, secondo i casi entro 3 mesi, ma medici e medicine venivano elargiti gratuitamente a lui, alla moglie e ai figli. Il consigliere comunale era tenuto a non mancare, sotto pena di multa, alla votazione (a balottar) nel Consiglio, dal quale erano esclusi i debitori verso la comunità. Siccome il Comune traeva molti vantaggi dal pascolo e succedendo talvolta che le cariche pubbliche ne abusassero dell'autorità a loro vantaggio e constatato che tale materia fosse spesso causa di lunghi litigi, si cercò di regolarla, cosicché il 16 agosto 1721 si radunarono nel Palazzo Pretorio 16 consiglieri e i giudici dimostrarono al Rettore che gli abitanti di Valle perdevano durante l'inverno molti animali grossi per la mancanza di pascoli, e questo perché i precedenti giudici avevano affittato tali pascoli a pastori fuori del Comune. Duri ma onesti i vallesi nei loro Statuti furono definiti in una rivista che si stampa in Jugoslavia, mentre non mi sembra di uscire dal seminato, dichiarando che alcuni dei 158 capitoli nominati, potrebbero andare bene, in qualsiasi parte, anche nel 1982. La pace di Campoformio del 17 ottobre 1797 stabili definitivamente la cessione e lo smembramento della Repubblica di Venezia, cosicché l'Austria ottenne l'Istria, la Dalmazia, il territorio a sinistra dell'Adige, compresa Venezia. Il 18 gennaio 1798 le truppe austriache entrarono a Venezia e uscivano i francesi. Per l'Istria ex veneta, l'Austria creò un Governo provvisorio, alla cui testa fu posto il barone Filippo de Roth, rimanendo così staccata da quella austriaca e divisa in 7 dipartimenti con tribunali e i. r. direzioni politiche-economiche a Capodistria, Pinguente, Pirano, Parenzo. Rovigno. Albona e Pala. Valle, facente parte delI'Istria ex veneta, entra nel Regno d'Italia nel gennaio 1806, sotto il nome di Dipartimento dell'Istria, diviso in é cantoni, cioè: Capodistria, Pirano, Parenzo, Rovigno, Dignano e Albona, governato da un prefetto residente a Capodistria e un sottoprefetto con sede a Rovigno. L'Istria allora venne dichiarata da Napoleone Ducato gran-feudo, assegnato al maresciallo Bessieres con ll titolo nobiliare di Duca d'Istria. Vennero abolite tutte le confraternite dell'Istria, meno quella del SS. Sacramento. Erano In tutte 616. I loro beni furono confiscali e restituiti nel 1846 dall'Imperatore Ferdinando ai Comuni per essere distribuiti alle chiese, ai poveri ed alle scuole, in parti uguali. Nello stesso 1806 venne formato il battaglione reale dell'Istria, che diede ottime prove nel 1809 in Carinzia e nel Tiralo e che fu poi incorporato nel 1o e 2' reggimento leggero italiano, allora combattenti nella Spagna Scoppiata nel 1809 la guerra tra l'Austria e la Francia, Capodistria venne attaccata e presa il 14 aprile dagli austriaci ed un mese più tardi recuperata dai francesi i quali, con la pace di Vienna del 14 ottobre dello stesso anno, ebbero pure Trieste, il Goriziano, l'Istria austriaca con Fiume, una parte della Croazia e della Slovenia, e tutta la Carniola. L'Istria si trovò per la seconda volta soggetta ad una sola potenza; però, mentre la prima volta non venne fusa in un solo corpo amministrativo, ora la Francia fece un tutto delle due parti, aggregandole al nuovo corpo politico che fu chiamato Regno ed abbracciava il Litorale, la Carniola, la Croazia occidentale, la Croazia civile e la Dalmazia con la capitale a Lubiana, dove risiedeva il maresciallo francese Marmont. Sgominata sui campi di Lipsia la potenza di Napoleone, l'Austria, con la pace di Parigi del 1814. recupera le Province cedute alla Francia nel 1806 e nel 1809. Nel 1814 viene istituito il Governo di Trieste e l'Istria fu divisa e la parte occidentale rimase allo stesso Governa e la parte orientale al Circolo di Fiume. Finalmente nel 1825 l'Istria fu unita in un solo Circolo con sede a Plaine, e sino alla cessazione delle Autorità circolari, nel 1860. Nel 1861 divenne Provincia autonoma con il titolo di Margraviato (Marchesato), con sede della Dieta provinciale a Parenzo. Il suo stemma portava e porta una capra d'oro, con corna rosse, in campo azzurro. Da allora Valle e l'Istria lottarono per passare sotto il Regno d'Italia e fu una giornata memorabile, raccontatami dai vecchi vallesi, la solenne adunata del 15 gennaio 1899 dei deputati dell'Istria e dei podestà dei Comuni italiani istriani per protestare contro l'istituzione di un ginnasio serbo-croato a Pisino. L'attesa dei vallesi terminò quando nel pomeriggio del 4 novembre 1918 entrò in Valle con il tricolore la Brigata Sassari, composta dai rudi ma valorosi fanti sardi, cui fu dedicata una strada del paese. Durante 'il Regno d'Italia i vallesi hanno lavorato tanto nei campi, nei boschi e nelle miniere del carbone dell'Arsia e quasi mai si sono interessati di politica. Per comprendere l'animo italiano dei vallesi, bisogna leggere quanto ha scritto Giacomo Gobbi Belcredi nel suo libro L'Istria», stampato a Roma nel 1895: Allorché si seppe della rivolta generale alle tabelle bilingui, i vallesi, per mostrare che si associavano ai fratelli istriani, irruppero 'in piazza e strapparono le tabelle censuarie. I gendarmi austriaci, munitisi di nervi di bue, affrontarono la popolazione e cominciarono a percuoterla ma per poco, ché, fattisi innanzi i più animasi, con pietre e bastoni, obbligarono i gendarmi a rinchiudersi in caserma. Il fermento durò vari giorni anche dopo che da Pala era giunta la truppa, e non cessò se non quando i cittadini, tradotti in arresto, vennero rilasciati.