Alessandro Carlo Ménard naoaue il 20 gennaio 1896 a Fiume, italiana pur essendo allora un cosidetto «Corpus Separatum del Regno d'Ungheria. Suo padre, Alessandro, capitano di lungo corso e armatore, proveniva da una famiglia di profughi della rivoluzione francese, sua madre, Eleonora Cravos, da una famiglia di armatori di Cardiff, in Inghilterra. Egli crebbe assieme alle sue due sorelle Rosa e Violetta; già a sette anni conobbe il dolore ed il lutto per la perdita del suo amato papà. A quattordici anni entrò nell'Accademia Nautica di Fiume dove diciottenne verme, nell'anno 1914, brevettato capitano di lungo corso come suo padre. Il suo sogno di navigare i mari come suo papà, venne presto troncato da una malattia polmonare, che lo rese degente nell'Ospedale della Marina Militare a Pola e che intaccò per tutta la sua vita il suo fisico. Alla fine della prima guerra mondiale s'impiegò presso l'agenzia della Cunard Star Line a Napoli. La sua pronta intelligenza e la sua integrità morale furono i presupposti di una rapida carriera, che purtroppo venne troppo .presto interrotta da una ricaduta del suo morbo. Dal matrimonio contratto con Elena Siegfried nacquero a Pola Enrico, Maria e Giovanni, cui fu ottimo padre come fu perfetto marito e cittadino. Egli aprì di fronte ai Giardini in via Carducci un commercio di articoli sportivi, che condusse con l'aiuto della cara consorte, fino alla fine del secondo conflitto 'mondiale. Seppe, assieme ai suoi affezionati collaboratori e collaboratrici crearsi fra il pubblico polese una fedele clientela, che aveva completa fiducia nella sua azienda. Egli soffrì intensamente come tanti altri. polesi, quando si trattò di lasciare per sempre, con l'esodo, la sua'. amata terra. bevette staccarsi dalla sua bella casa, situata in via Claudio Pulcro fra Monte Paradiso e Veruda, e dal suo avviato commercio in via Carducci, ambedue poli importanti della sua attività e della sua vita. Riprese la sua attività commerciale nell'ospitale cittadina di Chiavari, sulla Riviera di Levante, dove seppe ricrearsi una fedele clientela. Da qualche anno viveva ritirato dalla vita d'affari e mostrava molta soddisfazione di vedere i suoi figli ben avviati ed i suoi sei cari nipotini crescere sani e vispi. Gli era fonte di gioia e di conforto il giornaliero contatto con tanti polesani e fiumani residenti a Chiavari e nei dintorni. Molto spesso lo si vedeva al Bar Pippo, ritrovo di alcuni ex-allievi della Nautica di Fiume, dove amava scambiare quattro chiacchiere nel nostro amato ed indimenticabile dialetto. Si spense serenamente all'età di 76 anni durante una vacanza nei dintorni di Lugano. Si era coricato, insolitamente stanco, la sera del sabato 16 settembre 1972 ed alle 21 e 30 il Signore lo chiamò e hai lo seguì in silenzio con la dignità e la discrezione, che per tutta la sua vita lo contraddistinsero. T.L- Roma. Non vorremmo che il detto istriano, secondo il quale «de veci se torna fioi», oscurasse la storia di chi, come il prestigioso maresciallo Tito, deve invece rimanere e agire nel mondo della realtà e non dei fantasmi.