XLIII Al figlio Mario alla Maschinenschule a Pola l'amoroso padre scrive teneramente il 31 gennaio 1916 che «i tuoi genitori infino acché Dio si compiaccia lasciargli in saluce e capaci di guadagnare, non ti faranno mancare quanto promesso; dunque prega per la saluce dei tuoi genitori e loro non ti abbandoneranno; così pure noi speriamo che non ci abbandonerai nella nostra vecchiaia, e così Iddio ti accompagnerà nelle tue imprese, obbediente come sei stato fino adesso; dunque coraggio, e sopportare; siamo molto contenti che a scuola progredisci, così diventerai un bravo soldato e uomo». E, dopo aver dato le consuete notizie familiari. conclude: «Qui abbiamo sempre lo stesso concerto di granate e noi siamo sempre sulla bilancia aspettando il nostro destino; peraltro non siamo in quel tal pericolo che forse tu supponi». Alla famiglia del fratello Josef a Lichtenvald viene comunicato che «è svanita l'idea di portarmi in viaggio per la Stiria e venirvi occasionalmente a trovare, poiché il desiderato permesso non potei riceverlo dai miei superiori; di conseguenza spedirò con exprese la bicicletta e con pacco gli accessori, il rasoio e il pesamosto». E poi la firma del «fratel-cognato, zio, compare, santul». Un ricorso viene redatto in favore di Giuseppe Turel, abitante in via Scuola Agraria 17, cui era stata respinta la richiesta d'aumento del sussidio con la motivazione che il richiamato figlio Carlo provvedeva soltanto in parte ai genitori. L'istanza spiega che «gli anziani genitori (75-80 anni) hanno tre figli richiamati, non hanno nè occupazioni nè guadagni dati i tempi, e in ultimo senza abitazione e mobilio avendo una granata distrutto tutto; perciò sono maturi per un buon aumento del sussidio con data retroattiva». Altra domanda riguarda Ursula Cernic di San Pietro 48 al fine di farle avere il sussidio intero dalla data di richiamo del marito, dovendo provvedere a due bambini e alla suocera; «possiedono solo la casa-tugurio dove abitano e sono da me personalmente conosciuti come bisognosi». Il é febbraio il cugino Peter, K.u.K. Linienschiffsleutnant in servizio a Verudella a Pola, viene aggiornato nuovamente sulla situazione dei beni mobili salvati dopo il bombardamento della casa di sua madre: «sono immagazzinati nelle camere attigue e salvaguardati scrupolosamente dalla Giovanna che ora abita presso la signorina Goriup presso la quale sta anche la famiglia Ziani; tutti assieme nei momenti di pericolo si rifugiano nelle cantine del signor Pecenko, laddove anche dormono; anzi io la consigliai di rimanere ferma là che così fa la guardia e tiene in regola tutto ciò che è rimasto di buono e raccomodabile. Lo statoile di via Alvarez è stato visitato di nuovo da una piccola granata nemica che si conficcò nel muro della camera al pianoterra, verso il giardino; i danni sono minimi e non c'è da preoccuparsi. Tutti gli uffici del Municipio si trovano anche in cantina. Del resto qui siamo sempre con lo stesso concerto di granate aspettando la nostra sorte». La particolare attenzione verso il cugino, ufficiale di marina, è motivata dalla riconoscenza per l'aiuto avuto nell'ammissione del figlio in Marina; e così lo informa: «il nostro Mario ci scrive di trovarsi bene nella Maschinenschule e spera di progredire e ringrazia sempre il suo benefattore. In segno di umiliazione e gratitudine ricevi i miei ed i nostri cordialissimi saluti». Lo stesso giorno la «signora santola» viene informata che il baule le arriverà da Graz «perché lo abbiamo spedito in compagnia della roba del signor ingegnere in un vagone ottenuto da lui per proprio conto, altrimenti non avrebbe potuto fare il trasporto. Secondo la signora Slamig la cassetta di metallo venne, per ordine del signor ingegnere Pierin, inoltrata a Graz assieme alla sua roba». E poi una annotazione familiare: «Del nostro figlio Tunin abbiamo notizie ogni mese; dice di star bene e saluta tutti con un arrivederci in breve. Anche il signor capitano Peppino ha notizie di lui, come ilTunin dal signor capitano». (continua)