C'era a Pola una corsa di corriere che attraversava tutta la città e aveva come capolinee: San Policarpo e Siana. Il rione San Policarpo si trova più su della Chiesa della Madonna del Mare, più su della scuola elementare Alessandro Manzoni e del Cimitero della Marina dove, sotto un enorme pietra tombale, avevano riposato le spoglia del nostro Nazario Sauro; poi si arrivava al capolinea dove si scendeva e si proseguiva per andare a Valcane o a Stoia. Dell'altro capolinea - il nostro meraviglioso bosco Siana - si è sempre tanto parlato, soprattutto per le scampagnate del lunedì dopo Pasqua, per i mazzetti di violette e ciclamini che vi si raccoglievano, ma del Rione San Policarpo non ho mai sentito parlare. Ma chi era San Policarpo? Nel numero di febbraio 2007 di una bella rivista religiosa, ho letto recentemente tante notizie sulla vita, la morte ed i miracoli di questo Santo e ve ne voglio dare un breve sunto. San Policarpo nacque agli albori della Chiesa Cattolica, precisamente nell'anno 55 d.C.; fu discepolo di San Giovanni Evangelista che lo nominò Vescovo di Smirne, città greca sul litorale dell'Asia minore, oggi Izmjr in Turchia e fu amico di Sant’Ignazio di Antiochia, a sua volta discepolo di San Paolo Apostolo. Questi due ultimi santi erano usi scambiarsi numerose lettere di cui sette sono giunte sino a noi. In una di queste Sant'Ignazio riferisce, appunto, la sua ammirazione per San Policarpo: “La sua coscienza è fondata in Dio come una roccia inamovibile”. Quando, più tardi, Sant’Ignazio fu catturato dalla guardia imperiale, Policarpo lo incontrò sulla via del martirio per baciargli le mani e le catene e questi gli chiese di sostenere i fedeli della giovane Chiesa, scrivendo lettere di esortazione che lui non aveva fatto in tempo a scrivere a causa della cattura. Proprio una di queste lettere, scritta a cavallo del primo e secondo secolo, è sopravvissuta ed è uno dei più preziosi documenti della Chiesa Antica. Policarpo fu al centro delle battaglie teologiche del suo tempo caratterizzato dall'insorgenze di virulente eresie che minacciavano l'unità del gregge di Cristo. Si batté con estremo vigore per diffondere la verità e sapeva essere feroce con quelli che minacciavano la fede del popolo semplice. Una volta, incrociando nel suo cammino un certo Marciano, capo di una corrente eretica, fece finta di non vederlo. Costui lo richiamò dicendo: “Come non mi conosci? Non sai chi sono io?” Gli rispose: “Si, lo so, sei il figlio primogenito di Satana”. Ma era, altresì, soave con i figli di Cristo. Nell'anno 154 scoppiò in Asia Minore una feroce persecuzione contro il cristianesimo. Non soddisfatti di uccidere i cristiani di Smirne, i persecutori si impegnarono a catturare il loro Vescovo che era stato consigliato di lasciare la città. Furono torturati quelli che si pensava non volessero rivelarne il nascondiglio; un fanciullo, sotto tortura, finì per rivelarlo. San Policarpo, scoperto, si rifiutò di fuggire dicendo: “Sia fatta la volontà di Dio!” Ebbe in sogno una visione dalla quale dedusse che sarebbe stato bruciato vivo. Così fu. Si lasciò catturare sereno ed impassibile, tant'è che la forza della sua santità imponeva rispetto. Invitò i suoi persecutori a consumere il pasto assieme a lui e questi, sbigottiti, finirono per accettare. Dopo, chiese ed ottenne di poter pregare prima di essere portato via. E pregò per due ore senza che nessuno lo disturbasse. Pregava ad alta voce e raccomandava il suo gregge a Dio e pregava per la Chiesa cattolica di tutto il mondo. Su un asinello fu portato nello stadio della città per essere giustiziato. I cristiani, desiderosi di poter raccogliere le reliquie del loro Vescovo martire, erano nascosti fra la moltitudine vociante. Dal proconsole fu invitato ad abiurare la fede di Cristo. Rispose: “Tu mi minacci col fuoco che brucia per breve tempo ma niente sai del fuoco eterno e la punizione senza fine che attende i malvagi.” Fu condannato ad essere bruciato vivo e rifiutò di essere legato ad un palo dicendo: “Il Signore mi ha dato il potere di affrontare il fuoco, mi aiuterà a sopportarlo.” I cristiani di Smirne che assistettero al suo martirio scrissero un dettagliato resoconto. Si tratta di uno fra i più famosi documenti autentici di quel tempo. Vi si legge: “… gli legarono le mani dietro la schiena come ad un agnello sacrificale; egli recitò una preghiera ad alta voce, poi appiccarono il fuoco. Questo prese la forma di un grande arco, spesso come una muraglia, che avvolse il corpo del martire senza toccarlo mentre una fragranza come di incenso o di spezie preziose, si spargeva all'intorno. Vedendo che il corpo non veniva bruciato i carnefici trafissero Policarpo con una spada ma dalla ferita uscì una colomba che versò una tale abbondanza di sangue che il fuoco si spense. Egli fu sicuramente uno degli eletti di Dio. Policarpo, maestro apostolico e profetico guida del nostro tempo, Santo vescovo della chiesa cattolica di Smirne. Discepolo di San Policarpo fu Sant’Ireneo di Lione che si impegnò a formare successori che avessero il suo stesso spirito e trasmettessero questa preziosa eredità di santità la cui radice è lo stesso Signore nostro Gesù Cristo.” Una delle cinque statue che si trovano sulla facciata anteriore della Chiesa della Madonna del Mare è appunto la statua di San Policarpo. LUCIAAIELLO