Didascalie:
Infermeria e celle del convento Orsoline nella sede ottocentesca in via delle Monache; si vede il campanile della cappella, ora non più esistente
Ospedale femminile alla Casa Rossa, dove c'è ora il valico internazionale (collezione Zottar)
Un goriziano, esattore delle imposte dell'imperialregio governo austro-ungarico, vede sconvolta la sua vita metodica e tranquilla di funzionario statale dallo scoppio della Grande Guerra. Figlio di agricoltori di via Lunga, e dedito lui stesso al lavoro della terra negli anni giovanili, si è costruita con tenace perseveranza una condizione di vita più agiata entro l'ordinato sistema dell'amministrazione austriaca. Si è formata la propria famiglia e si è impegnato a preparare per i figli un'esistenza confortevole almeno quanto la sua. Il dramma di Sarajevo interrompe il corso di queste sue speranze ed il figlio Tunin, ventiduenne viene chiamato alle armi e mandato sul fronte dei Carpazi. Allora il papà-funzionario si inserisce nella nuova realtà e avvia una corrispondenza di cui tiene nota in uno scrupoloso copia-lettere, cioè in una serie di quaderni in cui riscrive le missive cui affida con immenso amore l'ansia di tenere viva la perduta unità familiare. Tunin è fatto prigioniero dai russi e portato a Tashkent. L'altro figlio diciottenne, Mario, viene chiamato per prepararsi pure lui al servizio militare. La famiglia si disunisce in un conflitto che distrugge un'epoca.
III
L'8 giugno 1915 l'«amoroso padre» scrive a Mario:
Oggi abbiamo ricevuto la tua seconda del 25 maggio; grazie. Noi godiamo buona saluce; così speriamo sia anche per te. Qui ce la passiamo come in tempo di guerra, al rombo del cannone. La zia Orsola e famiglia, come pure la famiglia della zia Mariutta di S. Andrea abitano da noi. In generale, lo stato di qui è indescrivibile. La scuola terminò senza solennità alcuna. Tu hai ricevuto il secondo premio,
di 40 Cor. che conservo. La bicicletta l'ha pulita in ordine il Carletto Kness. Ricevi saluti e baci dai tuoi cari, amici, parenti
e conoscenti, restando il tuo amoroso padre.
Lo stesso 8 giugno un'altra lettera viene indirizzata alla signora che aveva lasciato Gorizia alle prime avvisaglie dell'imminente conflitto con l'Italia e si era statoilita a Innsbruck. Dopo le usuali informazioni familiari, le notizie sulla guerra. C'è una frase cancellata riguardante gli Italiani sul «fronte da Lucinico fino a Caporetto, sulla linea al di là del Calvario». Nella seconda stesura si legge:
Gli Italiani vengono al macello ogni giorno in più gran numero,
e in diverse posizioni ebbero a subire perdite enormi. Il nostro esercito che ci difende può andare superbo anche su questo fronte; speriamo in un successo sicuro. Iddio farà il resto. Signora, vorrà compatire i ritardi che vanno attribuiti all'incaglio postale. Qui abbiamo la posta militare da campo con due numeri: 320 e 76. Per il resto tutto va in perfetto ordine.
Il 12 giugno è la sorella che scrive a Mario per informarlo d'aver ricevuto la sua del 29 maggio. Poi soggiunge:
La tua partenza ha lasciato un vuoto in casa che fu presto colmato dai parenti di S. Andrea; la famiglia del defunto nonno è alloggiata in via Lunga; lo zio Michele con i suoi si trova ìn via del Municipio, casa Pelizon. Franz Mucic è arrivato a Gorizia. Pepi Sillig, che si trovava a Schunnpase è partito per ign, ta destinazione.
Il 14 giugno una lettera è indirizzata alla famiglia Pussig che si era trasferita a Fiume in via Adamich:
Mi rallegro con voi per la sistemazione in una città che si è certi non verrà molestata dalla guerra. Voglia Iddio conservarvi fino a pace conclusa. Noi di saluce bene; del resto non si può dir bene quando si vive sotto il rombo del cannone il quale già da venti giorni tuona a più non posso. La nostra casa (compreso il quartiere della signora che ora trovasi a Innsbruck) è tutta occupata dalle famiglie di due mie sorelle che hanno dovuto sloggiare perché le loro case sono in luogo pericoloso. Anche qui però non siamo in grado di dirci sicuri; di conseguenza un giorno o l'altro si dovrà forse partire; il fagotto è già pronto. Mario ha passato la leva il 18 maggio; il 20 dovette partire per Marburg, assegnato al reggimento n. 27 della Landwehr, di stanza a Pirckendorf. Tunin non si è fatto più vivo. Pensi la disperazione; se la immagini al ricordo di quando la famiglia era al completo mentre ora si vivono questi tempi. Vorrà perdonarmi del ritardo nel rispondere. Quello che non l'ha fatto la posta, l'ho fatto io pel motivo che sono molto preoccupato, come può immaginarsi.
Tutti arruolati
Il 15 giugno è di nuovo la sorella a scrivere a Mario:
In primo luogo ti rendo noto la paura che abbiamo avuto ieri; a mezzogiorno è corsa la notizia che tutti quelli esentati dall'ultima leva (inservienti dello Stato, medici ecc.) dovevano partire alle due antimeridiane di oggi per essere arruolati. Alla sera di ieri hanno messo il placato. Immaginati la disperazione di noi tutti e della mamma. Povero padre! dopopranzo dovette
essere ancora in servizio. Ma alle 4 pomeridiane è arrivato il telegramma al suo capo che disponeva di lasciar a casa i distributori di sussidi. Grazie a Dio, questa volta ancora resta a casa. Sulla casa del Pepili della zia. Mariuta vicino la stazione domenica è scoppiata una granata; la casa è andata in fiamme. I Pussig si trovano in Ungheria, a Fiume; Arturo è internato, ma non sanno dove si trova. Scrivi più spesso. Come te la passi? Hai ricevuto la montura?