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Didascalia:
Toio Sotte al convegno degli ex del Grion a Gorizia il é dicembre 1975: è in alto, il primo a sinistra; la foto più piccola è stata scattata nella stessa occasione, quella del reincontro
Ho appreso la notizia della morte di Vittorio Sotte una domenica di primavera, quando il sole si spegne dietro le montagne ormai diventate ombre gigantesche in un cielo sempre più buio, attraverso il filo del telefono. Fu difficile e doloroso crederci. Avevo saputo di un malanno che l'aveva colpito a tradimento e che l'aveva costretto tempo fa al ricovero all'Ospedale di Savona, ma non pensavo che fosse così grave. E invece, ignorando come tutti il «gran momento», Toio Sotte, alla soglia dei sessanta, ci ha lasciati improv, visamente, sbigottiti, increduli e profondamente addolorati. Una morte che colpisce anche il mondo dello sport di Po-la, che l'aveva avuto protagonista appassionato e valido in tante vicende. ,L'atletica, prima di tutto, con il salto in alto e le corse ad ostacoli, nelle quali oltre a conseguire risultati senz'altro notevoli in campo nazionale, si era rivelato uno stilista inimitabile; e il calcio (lo ricordiamo portiere del GUF, dell'A. S. Pola e dell'U. S. iPolese nel dopoguerra) e la pallacanestro.
FU con noi al secondo raduno degli ex del Grion a Gorizia il é dicembre del 1975, giovanile, gioviale, allegro e amichevole come sempre, nulla o quasi nulla che facesse nrevedere una fine così rapida e
prematura. Di Vittorio Sotte ricordo, in particolare, la cornunicatività, lo spirito giovanile e sportivo di cui era permeato e che costituiva un elemento fondamentale, caratteristico, della sua esuberante personalità, in unione al senso pieno, bonarie, e schietto della vita. Spesso ci si incontrava a iPola, a Stola, durante le vacanze estive e ogni incontro era contrassegnato da una schietta cordialità, da un caldo entusiasmo e da una genuina gioia nell'opportunità di lontane rievocazioni umane e sportive comuni. Un caro amico, un inimitabile compagno che abitava nella mia stessa via, con il quale, specie nel periodo bellico, facemmo la stessa strada innumerevoli volte lasciandoci al bivio di via Sissano e via Buonarroti, por far ritorno alle rispettive abitazioni. Quasi sempre, giunti al famoso «bivio» (che ricordavamo quasi sempre quando ci si incontrava), sotto i lampioni schermati di blu e le strade immerse nel silenzio e nell'oscurità, ci si fermava a parlare di tante cose, di tutto ciò che può passare per la mente quando si ha quella felice età che
va dai venti ai trent'anni e si è sereni. Lasciò .Pola e andò a Savona a fare il maestro. Un pezzo di mare c'era anche là, ma così diverso da quello della sua città natale, nella quale si rifugiava appena poteva — d'estate soprattutto — per camminare fra quelle vecchie strade o inseguire lontani ricordi. Lo avevo rivisto proprio nel dicembre del 1975 a Gorizia, brillante, dinamico, gentile come sempre, anche se — ecco, ora che ci penso — sul volto un po' tirato affiorava di tanto in tanto un'ambra di preoccupazione e di malessere e proprio quella inconsapevole sfumatura era il segno, il presagio del male «in fieri». Forse la malattia in quei giorni così lunghi gli avrà reso la vita difficile, tormentosa, 'molesta, abituato com'era a pensieri gai, brillanti e affettuosi. Più tardi incominciò a pensare di non poter arrivare in fondo a quella corsa, di perderla definitivamente e alla maniera migliore di ritirarsi in silenzio, senza recriminazioni, frasi e parole vane, tutto inutile. Addio Toio Sotte!
e. to.