Non possiamo, non voglia mo e non dobbiamo dimenticare la vergognosa
«ospitalità» con la quale una parte degli italiani accolsero gli esuli da Pola in quel tristissimo inverno del ’47. Ancona, Venezia, Bologna e La Spez ia furono le tappe del dissenso. Lì, più forte che altrove si manifestò l’ostilità di una frangia di italiani - istigata dal Partito comunista - contro chi aveva perduto tutto: affetti, terra e roba, in cambio di un sogno di libertà.
Dalle pagine dell’Unità di sabato 30 novembre 1946, Piero Montagnani così scriveva: Questi relitti repubblichini, che ingorgano la vita delle città e le offendono con la loro presenza e con l’ostentata opulenza, che non vogliono tornare ai paesi d’origine perché temono d’incontrarsi con le loro vittime, siano affidati alla Polizia che ha il compito di difenderci dai criminali. Nel novero di questi indesiderabili, debbono essere collocati coloro che sfuggono al giusto castigo della giustizia popolare jugoslava e che si presentano qui da noi, in veste di vittime, essi che furono carnefici.
Non possiamo coprire col man-to della solidarietà coloro che hanno vessato e torturato, coloro che con l’assassinio hanno scavato un solco profondo fra due popoli. Aiutare e proteggere costoro non significa essere solidali, ben-sì farsi complici.
Impossibile dimenticare quanto accadde alla stazione ferroviaria di Bologna. Il treno dei profughi, fermo sui binari in attesa della refezione predisposta dalla Caritas, fu ignorato e abbandonato alla più crudele indifferenza. Infatti il personale delle ferrovie proclamò uno sciopero improvviso proibendo a chiunque di distribuire i viveri gettati nell’immondizia e i bidoni del latte riversati sui binari.
Non potremo mai dimenticare il pianto dei bimbi in preda ai crampi della fame; lo sgomento e l’incredulità dei vecchi per l’odio feroce che serpeggiava sui binari al posto di un briciolo di carità cristiana. Oggi, per ricordare quel fatto vergognoso è stata posta una targa bugiarda che illustra solo mezza verità, poiché - si sa - la verità offende la coscienza dei colpevoli.
Oltre a Bologna altre spregevoli angherie vennero perpetrate vi gliaccamente ai profughi dall’Istria, vittime innocenti dell’ottusa e bieca ideologia comunista. Questi atti sono stati raccolti in un compendio scritto da Lino Vivoda, storico, giornalista ed esperto delle vicende dell’esodo nonché consigliere del Libero Comune di Pola in Esilio, che li ha vissuti in prima persona. Si tratta di un documento importante, un libro da inserire nella biblioteca della nostra memoria storica.
Si dice che il tempo abbia il potere di lenire ogni sofferenza, ma ciò non costituisce un attenuante per allentare la pressione sull’informazione di quegli avvenimenti dolorosi. Qualsiasi amnesia vanificherebbe gli sforzi di una memoria da noi fortemente richiesta al Governo Italiano per oltre mezzo secolo e solo da poco concessa con l’istituzione del «Giorno del Ricordo». Qualsiasi dimenticanza confinerebbe definitivamente le tragedie delle foibe e dell’esodo nelle nebbie dell’oblio e nell’indifferenza collettiva.
Nella breve prefazione dell’autore si legge un passo importante:
Quando partimmo da Pola venne a salutarci Antonietta, nipote di un alto prelato del clero di Po-la. La conoscevo sino da piccolo perché veniva a stirare in casa mia, quando Mamma aveva la sartoria. Le volevo molto bene ed ogni volta che ritornavo da Gallignana dalle vacanze estive le portavo le nocciole, da me raccolte per lei, di cui andava ghiotta. Aveva una gibbosità, che ne segnò il carattere, ma dotata di una grande intelligenza. Era una comunista sfegatata e ricordo che Mamma le diceva - questo ancora ai tempi del fascismo -: «Antonietta non porti quei libri quando viene da noi, ci farà andare tutti in galera».
Ebbene, nel salutarci disse a Mamma: «...ma perché scappate dal comunismo? E quando il comunismo comanderà anche in Italia dove andrete?».
«In Australia», rispondeva Mamma. «E quando arriverà anche là?». «Magari sulla luna ma mai sotto i comunisti!».
Mamma non ha fatto in tempo a vedere il crollo del comunismo, la spartizione di parte della Russia e il formarsi di nuovi Stati, il disfacimento della Jugoslavia, l’abolizione del confine tra l’Italia e la Slovenia....
Un esodo di proporzioni bibliche si è compiuto tra l’indifferenza dei politici italiani che avrebbero dovuto parlare e invece hanno preferito tacere. Per questo motivo dobbiamo attivarci affinché questo muro di gomma crolli definitivamente e si apra la strada per una vera, autentica, memoria condivisa. Ecco i motivi per cui non possiamo, non vogliamo e non dobbiamo dimenticare.
Quel lungo viaggio verso l’esilio Pola-Ancona-Bologna-La Spezia
di Lino Vivoda - Edizioni Istria Europa, 2008 - pagg 62