Il nome “Pietas Julia” non può non evocare, oltre ad antiche reminescenze storiche, anche il ricordo della gloriosa società nautica polese che tanta parte ebbe nella vita cittadina dalla sua nascita nel 1886 sino alla metà del ‘900, a cominciare dal suo passato irredentista, attraverso i successi sportivi di numerosi giovani entusiasti e fino ai tragici eventi che portarono per tanti alla dolorosa decisione di lasciare la propria terra.
In particolare, non si fa caso al singolare merito che la “Pietas Julia” ebbe quale precursore dei tempi nel favorire l’insinuarsi del gentil sesso in un mondo tradizionalmente e gelosamente maschile come quello dell’associazionismo sportivo e di quello nautico in particolare. Certo non si trattò di un processo immediato e privo di ostacoli. Al contrario, l’ingresso semiufficiale in scena delle donne della “Pietas Julia” avvenne, è il caso di dirlo, in punta di piedi allorché, nella Seduta di Direzione del 3 dicembre 1909 si deliberò di «... nominare un comitato composto di quindici persone fra i soci effettivi e sostenitori più 4 signorine per organizzare il ballo ... >>. Può sembrare cosa marginale, ma una nomina per un’iniziativa sociale del circolo, anche se non propriamente sportiva, rappresentò, di fatto, un riconoscimento ufficiale dell’elemento femminino, probabilmente presente da sempre, ma con la dovuta discrezione ed inesorabilmente all’ombra dei baldi canottieri.
Si dovrà attendere il 10 febbraio 1920 affinché, tralasciando le presenze a feste campestri, gite, balli e compito di madrine in battesimi di barche e canotti, la Direzione del circolo decida di costituire una sezione femminile di vogatrici. È una svolta epocale; viene stabilito di ammettere provvisoriamente non più di «20 signorine le quali devono appartenere alle famiglie di soci>>. Le imbarcazioni a loro destinate saranno due scalè (o baleniere) a quattro vogatrici più timoniere, che sarà però un uomo. In un primo momento, per spogliatoio, si dovranno accontentare della saletta riservata alla Direzione nella sede della canottiera in Riva Vittorio Emanuele, ma ben presto si provvederà a prendere in affitto alcuni locali al piano terra dell’Hotel Riviera, che sorgeva proprio alle spalle della sede sociale.
Qualche disagio ci sarà anche stato, ma le giovani aspiranti vogatrici non si lasciavano certo scoraggiare visto che, subito esaurito il numero prefissato, non
passava seduta di Direzione senza che venissero accolte le richieste di nuove socie che, in agosto del-lo stesso anno, raggiunsero il ragguardevole numero di 56.
Il “Nuovo Giornale” del 12 giugno 1920 scriveva, a proposito della corsa femminile sui 500 metri alle regate svoltesi in occasione della “Festa del mare”: «Prima arrivata la barca con Lonzar timoniere e le signorine Borri, Beltrame, Petris e Fogar, elegantissime nel loro stile di voga ed acclamate entusiasticamente. La seconda imbarcazione con Petronio timoniere e le signorine Stipanovich, Bais, Milli e Benussi, sebbene distanziata, fu ammirata>>.
La neonata sezione suscita curiosità ma anche ammirazione e simpatia; le ragazze non sono solo un accessorio all’attività della Società ma ne sono parte integrante e rappresentativa. La cronaca riguardante la festa per il battesimo del canotto “Ausonia”, il 20 giugno 1920, informa che «uno stuolo di signorine, che rappresentavano molto bene il sesso gentile, portò una nota di gaiezza e di primavera ... >> ed alla gita via mare con le imbarcazioni alla volta di Brioni che ne seguì «...la colonna dei canottieri e canottiere, seguita dalla moltitudine, s’avviò in mezzo agli incantevoli giardini ... >> per prendere parte alla corsa dei 100 metri in cui «...le signorine andavano a gara coi loro passi svelti e spessissimi per arrivare prime alla meta. La signorina Bais fu la fortunata che, con passo accelerato e nello stesso tempo elegante, arrivò prima>>.
Le premesse sono buone, ma tanta esuberante gioventù non poteva non dare qualche grattacapo alla Direzione: ad esempio, proprio in seguito a quella uscita in mare, sarà costretta a multare con £ 2 i capi canottieri di alcuni armi maschili per i tentativi di abbordaggio dell’imbarcazione della sezione femminile; oppure si dovrà presentare lagnanza al Comando in Capo per il modo di navigare dei motoscafi della Regia Marina che non si attenevano «al-le regole marittime e facendo dei giochi pericolosissimi attorno a imbarcazioni montate da nostre socie>>.
D’altronde anche le ragazze mancavano a volte di disciplina: nella seduta del Consiglio del 13 agosto 1920 si delibera «di richiamare all’ordine la socia Stipanovich Maria per poca osservanza dell’art. 18 dello statuto sociale>>. E addirittura nella seduta del 26 dicembre 1921 il Consiglio stesso viene informato che «...la socia D.R. gode di poco buona fama e che ha un comportamento poco corretto>>.
Purtroppo disponiamo solo di pochi accenni e notizie sull’attività propriamente agonistica delle gentili socie: certamente il numero consistente della sezione rapportato al numero limitato di imbarcazioni in dotazione non facilitava l’attività, così come l’assenza di equipaggi avversari di altre società remiere della regione con cui confrontarsi, ma il dato importante rimane la presenza ormai indiscutibile in un mondo prettamente maschile. Un mondo che, se per un verso, in modo paritario, imponeva alle ragazze co-sì come ai canottieri uomini di uscire con le barche «solo se provviste della regolare divisa di fatica e di sbarco>>, dall’altro disponeva di aumentare solo alla sezione femminile il canone da £ 2 a £ 4 per far fronte alle forti spese per la manutenzione delle imbarcazioni. Le graziose vogatrici potevano consolarsi del trattamento non sempre equo grazie al concorso della “Reginetta dei canottieri” al Gran Ballo organizzato dalla “Pietas Julia”: per la cronaca, il 15 gennaio 1921 si aggiudicò il titolo la «...bella, graziosa come pure simpatica signorina Nerina Beltrame, che ottenne 3.000 cartoline>>. Secondo premio a Locatello Anna (2.000 cartoline). Il giornale “L’Azione” parlerà di tre o quattromila invitati.
Purtroppo, solo un anno dopo, nel verbale della seduta del 3 febbraio 1922 si legge: «Vista la ristrettezza dei locali sociali ed il continuo sviluppo delle sezioni maschili, la Direzione trova opportuno, su incarico ricevuto dall’Assemblea Generale, di sospendere l’attività della Sez. Femminile, lasciando libero alle socie di dimettersi od a passare a socie sostenitrici ... >>.
Insomma, quegli anni ’20 del secolo scorso non erano ancora tempi di pari opportunità e l’esordio pur felice, probabilmente, non poteva essere più incisivo di così, ma era comunque un’anteprima di come sarebbe cambiato il panorama sportivo nazionale e la “Pietas Julia” ne fu, a suo modo, precursore. Di lì a poco il Regime Fascista avrebbe avviato i suoi programmi per promuovere e valorizzare l’attività fisica fra i giovani, anche se il canottaggio resterà a lungo prerogativa maschile.
La Sezione femminile riprenderà la sua attività nel 1928, e nel luglio del 1943, in pieno conflitto, assenti gli atleti più prestigiosi quasi tutti arruolati sotto le armi, nel celebrare i 56 anni di vita del-la Società la stampa scriverà: «...a questa forzata inattività si è cercato il rimedio dando particolare cura ai giovani soci ed alla sezione femminile, il cui attaccamento al mare costituisce una nota significativa e di alto valore morale>>. Forse le “signorine della Pietas Julia” non erano consapevoli di rappresentare un valore morale. Forse volevano solo esprimere in modo gioioso la loro giovinezza e vitalità, seguendo le orme di genitori e fratelli nella frequentazione consueta con il mare, elemento cosi familiare alla gente di quei luoghi ed inconsapevolmente aprirono un capitolo nuovo e ricco dello sport al femminile.