Nell'arco di tempo di quasi un secolo, perde! tale può dirsi il periodo considerato da Carlo Laube nel suo recente scritto sul teatro e sui filodrammatici albonesi, tanti avvenimenti e tanti nomi avvicendatisi fra le quinte del piccolo palcoscenico di Piazza del Fontego non potevano che essere... sottintesi. E' quindi comprensibile come l'amore, non senza rammarico, si sia trovato nella necessità di circoscrivere il tema all'operetta ed un po' alla commedia musicale omettendo meritatissimi nomi — come quelli, ad esempio, della pianista signora Giulia Millevoi, de! suggeritore Carlo Antonich, del truccatore Carboni, del maestro Bobban, dei componenti l'orche-strina, degli Ongaro e di tanti tanti altri. Un» scritto a puntate, cioè suddiviso e pubblicato a distanza di settimane — dice l'amico Laube. — avrebbe perso il pregio dell'armonia, dell'integrità, della completezza: lo scopo principale, pienamente conseguito, diciamo noi, era soprattutto quello di porre in rilievo e nella giusta luce l'attività e l'operosità, sia in veste di organizzatore che di attore, del concittadino avv Piero Millevoi indimenticato
ed indimenticabile istriano fra gli istriani ed albonese fra la genie di Albona. Quasi a corredo della bellissima trattazione che dalla penna del Laube mal potevamo non
aspettarci, è cosa gradi, .., giornale presentare il gruppo fotografico di fine ottocento dei partecipanti — interpreti, orchestrali e figuranti — «La statela di Paolo Incioda»
intorno all'avv. Millevoi ed al m.o Bellarmino, eseguito a ricordo de «Il ventaglio rosa» nell'immediato dopoguerra.