foto Piazza Alfonso Pelizon (volontario irredento caduto nel 1915 sul Podgora) e la Via G. D'Annunzio, chiamata Tribble Umago vista dal Lungomare Una rara visione di Via della Madonna nella quale è ritratto l'indimenticabile dott. Eduardo Pascali, che si reca a visitare gli ammalati Davanti le tue case affaticate dall'austro rude, o taciturna Umago, E' placido il tuo golfo conte un lago Questa matti. cerula d'estate. E capovolta la tua bianca imago Vezzeggia a fior dell'acque addormentate, Mentre che un sospirar come di fate E' a mezzo il radioso etere vago. GIOVANNI QUARANTOTTO (Dai Sonetti Istriani») Porto d' Umago fato dei sponsali de la tera col mar fra rocie e rive e moli che par ale de corcali i sera fora 'I mar co' l'acque vive. Oltre la boca poi passa' infuriando cl fortunal che la stagion disfrena; la' fora '1 tersaruol xe massa grando e i bacchi i geme fin a la carena. Ma drento al puro anelo de le nosse l'acqua xe calma intorno a la goleta; co' fa sera le nuvole .xe rosse ne la speciera che non sa mareta. D'ogni parte xe l'aria de l'ulivo co' quel ciaror che muove '1 cuor uman; e noto 'I verde cala zo in declivo la tera rossa semenagia a gran. Porto de pace in sere dessembrine co' '1 «mestiere nostro 'ndeva doto a sfogie, e col Predo 'I cateva le cusine pronte a fai festa e sparagnai le dogie. Fiame alegre de cuori e de fascine confortava le sere via de casa, al tempo che su Gravo va l'arcana fistiando 'I so lamento senza fine. Nessuna barca nostra più in porto in te l'anelo plassido d' Umago, ne' i nostri cerca a sera più 'l so svago intorno al fogoler che ha 'l fogo morto. BIAGIO MARIN (Da ..Elegie Istriane, LE ROGAZIONI Maggio, dolce e soave, con la sua voce meravigliosa di vita e profumo dei mille fiori, è ritornato. Questo trionfo di luce e di colori, queste giornate di sole e di esultanza che ravvivano la nobiltà dei pensieri e ci richiamano presso la Regina del cielo, ci riportano alla mente, con più insistena del solito, nostro splendente Passato, la immagine viva e piena della nostra terra, che a maggio si ammantava dei fiori più belli e diveniva un inconfondibile scenario di grazia e bellezza. Era tanto bella, pittoresca ed accogliente la nostra cara Umago, con il mare intensamente azzurro, le pinete fresche e ombrose che invitavano al riposo. Attraverso i ...empi dai verdi oliveti, sotto il sole lucente, nei primi giorni di maggio ci recavamo in processione Per le Rogazioni. Di buon mattino, tra il festoso squillare delle campane, eravamo tutti raccolti in Duomo. Il sacerdote recitava le rituali preghiere e quindi Si usciva, preceduti dalla croce, processionalmente, pregando, cantando i salmi e le litanie dei santi, percorrendo chilometri di strada fino a raggiungere la chiese. di qualche santa. Il primo .giorno quella di San Pellegrino, poi San Marco a Villania, S. Maria Maddalena de' Pazzi a 7-tunbrattia e da ultimo la cappellino del cimitero S. Pietro Damiani. Anche se i lavori dei campi urgevano, era consuetudine, legata ad un autentico atto di fede, che almeno un membro di ogni famiglia prendesse parte al rito, per ottenere da Dio la benedizione sui campi sulle messi -in fiore. Quante volte da fanciulli abbiamo marinato la scuola per andare alle Rogazioni? A trattenerci non servivano i severi richiami degli insegnanti; la passava liscia solo chi era a scuola da Bonal... Per me la Rogazione preferita era quella che ci portava alla chiesetta di S. Pellegrino; anche quella per Zambrattia e S. Marco di Villania offriva la sua parte di pittoresco perle si percorreva la strada per Spinel e San Piero; ma andare a San Pellegrino era più piacevole, sia per la vicinanza del mare, come per l'incanto all'ampia distesa dei prati e dei folti boschi che risuonavano del nostro salmodiare. Nella chiesetta -linda e raccolta, circondata dal verde intenso e dal mare turchino, veniva celebrata la Messa, e le voci del nostro coro avevano di che brillare. Quindi c'era la sosta per la merenda. I giovani la consumavano in gran fretta perchè nel breve tempo a disposizione desideravano fare una infinità di cose; chi si recava nel bosco alla raccolta di asparagi, chi raccoglieva margherite, mughetti, biancospino, trifoglio oppure i profumatissimi sappadori». Altri iinvece erano alle prese con i pungenti rami acacie, con i quali venivano irroiati la croce e gli altri sten, dardi, mentre piccoli e va, I riopinti mazzolini venivano tortati sull'altare di San Pellegrino. Dopo una sosta di circa i mezz'ora, la campana della chiesetta dava il segnale della partenza, che ci sorprendeva — specie noi giovani — sparpagliati dappertutto, e con sentito dispiacere si lasciava quel sito beato. Dalla chiesa, dopo il raduno dei fedeli, il sacerdote usciva all'aperto e con la croce benediva il mare e i naviganti, la terra e i suoi frutti, 'invocando su tutto e su tutti la protezione del cielo. Al saluto argentino della . campanina che a lungo con' rimava a suonare, ci si incamminava verso altre campagne ed altri casolari sparsi in mezzo al verde e alle onde di rosso trifoglio. La prima località a venirci incontro era Giubba, poi Rosazzo e infine Seghetto. Qui si faceva sosta nella cappella gentilizia della villa dei de Franceschi. («Sulla terra istriana — corsa dalle brezze dell'Adriatico si percepisce. apecie di notte, il respiro del mare. Ricordo conte si udivano i frangenti, durante te notti estive, nella pianura dietro Umago. ll fragore intermittente delle ondate giungeva sin là, a Seghetto, nella villa dei de Franceschi dove ero ospite, tra le case coloniche silenziose. Ed era bello rimanere all'aperto e ascoltare a 'lungo, sotto il cielo che a Nord, dalla parte di Trieste, aveva un chiarore palpitante P. A. Quarantotti Gambini in Luce di Meste»). Si arrivava infine al cimitero. nella cui chiesetta si pregava per i defunti. Verso meraogiorno si rientrava in Duomo e quindi alle proprie case. Oggi, di quel mondo cosi sereno e semplice, non ci è rimasto che ricordo. Quando davvero ci fermiamo un po' a pensare, ci sembra quasi impossibile che sia avvenuto questo tragico uragano che ci ha tolto quanto formava la nostra vita e ci i ha dispersi, lontani dalle nostre case. E' una dura realtà questa, che ancora oggi, dopo diversi anni di esilio. ci stringe veramente il cuore. Dobbiamo operai, e sperare, por tenere viva la fiamma ideale, per proclamare sempre la necessità dalla giustizia per la nostra terra tradita. Dobbiamo sperare re che se vediamo prosperarel nostii persecutori, che in certe circostanze ci fanno uscire dal labbro il lamento del salmista: «Signore, come mai gli empi prosperano?» Dobbiamo ricordare ed evocare ogni più piccola cosa del nostro mondo perduto, e, come nostri vecchi, rimanere sallamente uniti, avendo fiducia nell'avvenire, forti delle Parole del Vangelo: «Omnia credenti sunt possibilia tutto è possibile a chi ha fede. LUCIA MANZUTTO La tradizionale festa del Patrono Sue Pellegrino Martire si svolgerti a Trieste giovedì 19 maggio e sa. onora. dalla partecipazione dell'Arcivescovo Mons. Antonio Santin. Il programma della manifestazione comprende: Ore 18 S. Messa celebrata dall'Arcivescovo nella chiesa Madonna della Provvidenza in Via Besenghi, 6, Ore 18.45 Processione con la statua del Patrono per le vie Besenghi e Veronese. Dopo la funzione religiosa, nel giardino delle Suore, avverrà l'annuale incontro degli umaghesi ed amici che sarà allietato dalla Banda del Ricreatorio comunale .E. Toti..