Didascalia: A Venezia gremita la chiesa di San Bartolomeo a Rialto per l'apertura della mostra fotografica «Istria e Dalmazia romane e venete. che ha introdotto alla Settimana dedicata alla storia giuliano-dalmata Quando diventano deboli i segni della tradizione antica nella presenza della gente che ha fatto la storia di una terra, quando la voce del dialetto, del parlare, del canto si affievolisce, restò visibile la voce altissima del costruire, dell'architettura, delle opere d'arte che i padri hanno lasciato a fare ambiente alla loro vita, dando corpo alla tradizione, alla vita sociale, alla speranza, alla fede. E questo — a lato delle ormai poche voci presenti con il canto del dialetto antica — quanto a sempre vivo in Istria e in Dalmazia specialmente nella pietra e nel marmo. Da quando quell'avanzare di saldati romani in Istria come in Dalmazia, come in Gallia come in Germania ha cambiato is vita dei popoli antichi d'Europa con un assalto che deve essere stato una necessità della storia degli uomini, se quel tempo e stato scelto dall'Altissimo come ambiente della Sua presenza sulla terra.. da allora l'Istria si a fatta verde di viti e di olivi e le sue sedi costiere son divenute dominio di quell'architettura romana che là non é stata mai provinciale come non era provincia l'Istria, ma parte sicura di quella X Regio Venetia et Histha al di qua del Val-lo romano, Claustra Alpium luliarum. Ed é ancor oggi vitale can un crescendo che va dalle poche note di Aegida-Capodistria, alle pib consistenti di Parentium-Parenzo alle eccelse di Pola; dalla Porta Erculea —la più antica della Val Padana — al Tempio d'Augusto — quasi integro anche se colpito dalla guerra — alla Porta Gemina, alla Porta Aurea, all'incanto dell'Arena, di quella libera cerchia di arcate che da una mal intesa «vitalizzazione. a stata privata di quella sua solitudine che ogni ricchezza vince ogni gloria. Non diremo delle eta seguenti, dell'incomparabile basilica di Parenzo, non delle architetture romaniche come la Canonica anche di Parenzo, non dei campanili ispirati da quello di Aquileia o delle piccole chiese romaniche di Valle o di Sanvincenti, o delle maggiori come il San Francesco di Pola, gotica e romanica insieme. E già in Dalmazia, lungo la costa adriatica si a ripetuto lo stesso apporto di cultura, dopo faticosi interventi di Roma, a Jadera, Aenona, Narona, Salons, che della Dalmazia romana fu capitale. Salons a senz'altro la sede più ricca, anche se ora a fatta di ruderi dei grandi' edifici del Teatro e dell'Anfiteatro, delle solide mura, delle molte e vaste basiliche paleocristiane. Zara ha visibile buona parte del Foro, raro documento della sua vita antica. Spalato è la sede più nobile per i quasi intatti impianti del Palazzo di Diocleziano, forte di mura e torri, nobile di colonnati e di vaste sale voltate, da poco scoperte. Venezia entra nella vita dell'Istria con la dedizione delle cittá costiere. Ma non era solo sull'orlo della costa: a San Lorenzo del Pasenatico, del paesanatico, stava il «capitano» che aveva giurisdizione sulle campagne. II lavoro e gli scambi con l'altra sponda danno vita e ricchezza e ne restano i segni tuttora nell'architettura private, pubblica, religiosa e nelle superstiti, cinte urbane. Solenni come quella di Pirano sul monte, di Parenzo all'imbocco della cittá antica, di Cittanova con parti di mura ancora sul limitar della viva, a San Lorenzo del Pasenatico con la cintura intatta, can una porta ogivale come nelle mura di Montana. Ma vivi e numerosi ed eleganti gli aspetti dell'architettura privata can le tipiche finestre ad arco inflesso o trilobo: a Parenzo in Strada grande decumana, nelle case Zuccato, Zelco, Parisi, Gonan, Manzin, Gioseffi... Nessun segno di provincialità in queste case, che potrebbero essere in Canal Grande o in Campo Bandiera e Moro a Venezia. E poi a Capodistria: Is casa Almerigogna, le case Carpaccio, Cosmer, Filipputti, il Palazzo Pretoria e l'incomparabile Loggia presso la facciata del Duomo. E a Pirano la casa «Lassa pur dip, in piazza Tartini, di eccezionale eleganza. E non ricorderô Muggia, cui ii pensiero non va can rimpianto, perche 6 l'ultima cittadina istriana thee rimasta di qua. Mena ricche Dignano, Gallignana, Buie, pib legate alla campagna, che non residenze signorili, ma ugualmente sensibili alle voci del Rinascimento come la casa Scampicchio di Albona e la bells loggia di Sanvincenti. Se pensiamo a Venezia in Istria ricordiamo subito finestre ad arco trilobo, poggioli eleganti a colonnine, archi ogivali. Ma non dobbiamo dimenticare alcune facciate di chiese, che nascono a Venezia da San Michele in Isola di Mauro Coducei bergamasco (terra di San Marco, dicevano a Renzo Tramaglino!) e si risentono a Cherso, a Ossero, a Sanvincenti can quelle partizioni eleganti a lunette in pietra polita. E ricordare i campanili di Parenzo e di Rovigno ispirati al campanile di San Marco. Venezia che ha una prima base in Dalmazia al tempo di Pietro Orseolo II, alla fine del X secolo, si consolida alla meta del '400 in lotta contro i Turchi e, dando preminenza a Zara, assicura alla regione vita, commerci e cultura fino alla sua caduta net fatidico 1797. L'Adriatico 6 un lago e le opposte sponde comunicano largamente can le sicure forze di mare della Serenissima. Se il gusto veneziano doming in Dalmazia non mancano gli apporti marchigiani e pugliesi in ogni citté della lungs costiera. Opere di artisti della Serenissima (Michele Sammicheli, i Dalle Masegne) e forze locali, come Giorgio Orsini da Sebenico e Luciano di Laurana. Per parlare solo di architettura, a la-to dell'imponente Duomo di Sebenico ncorderemo le Logge di Sebenico, di Ragusa, di Traii. E ancora Duomo e il prezioso campanile di Tra0 e il Duomo di Zara dalla fronte can le corintiche arcate su colonne e ancora San Grisogono pure di Zara. E Santa Maria che si legs al gia ricordato San Michele in Isola veneziano. Rivedere qui nella serie di immagini, colte con gusto e con commozione da Livia e Giorgio Del Pino, quelle antiche voci che sono state per anni nostro incanto della mente e del cuore sotto il sole, avanti al mare, aperto o frenato dalle lunghe isole verdi, a fonte di ricordi e di rimpianti, che legano il cuore... ormai chiuso alla speranza. Mario Mirabella Roberti Prolusione il 22 ottobre scorso all'apertura a Venezia della Mostra fotografica «Istria e Dalmazia romane e venete..