foto Didascalia:La sala In cui si riunì a Parenzo nell'aprile 1861 la Dieta del «Nessuno, Coincide con la celebrazione del primo centenario dell'unità d'India un'altra memorabile ricorrenza, vale a dire il centenario della «Dieta del Nessuno„ che a Parenzo scrisse una pagina di alto sentimento patriottico e civico. Ne traccia una rievocazione storica, tratta da precise documentazioni, il collaboratore Pietro Franolich e pensiamo sia utile ed opportuno riprodurre lo studio fattone perchè l'evento torna di attualità in questi tempi in cui la nostra terra subisce l'oppressione di coloro contro i quali i nostri padri coraggiosamente e dignitosamente combatterono per conservarla italiana e restituirla alla madrepatria. Verso la fine del secolo XVIII anche Venezia, che per :arali e secoli ne era rimasta immune, risentì fiutava delle condizioni generali dell'Italia. La decadenza, incominciata dapprima lentamente, andò facendosi sempre più sensibile e rapida fino alla rovina. Il popolo, fidente, come por il passato, ancora nel suo San Mano, abbagliato dalla vita sfarzosa che menavano i patrizi e frastornato dalle continue feste, non presentiva il pericolo che si avvicinava e lieto, inconscio, si preparava al giogo straniero. Napoleone, in guerra coll'Austria, riportai» la strepitosa vittoria sull'arciduca Carlo, che aveva preso il comando delle troppe austriache in Italia, accampato sull'alto Tagliamento por difondare i passaggi delle Alpi orientali e coprire Trieste, il 18 marzo 1797; passato VI-ama., inseguendo alle calcagna l'esercito austriaco, ai 21 dello stesso mese occupava Gorizia, mentre il 23 i Francesi entravano a Trieste. Si venne all'armistizio e si firmarono a «Le... il 18 aprile i «preliminari» della pace. Nel 1. di quegli articoli preliminari segreti il gemerete Bonaparte, disponendo da padrone dei territori della Repubblica Veneta, che aveva creduto di salvarsi col .rimanere «neutrale., essendosi venuta a trovate in una. posizione estremamente difficile e pericolosa, situata come fu fra due potenze egualmente a dei nemiche, cedeva all'imperatore Francesco II,: come indennizzo per la cessione della Lombardia e del Bélgiò, effiella parte della Terraferma veneziana che: trovavasi ad oriente del fiume Oglio, «l'Istria, la Dalmazia e la città di Venezia», questa nella infausta pace di Campo Fertilio definitivamente assegnata, poichè nei preliminari essa doveva rimanere repubblica indipendente ed essere ricompensata di quanto cedeva mediante altri ,territori sulla riva sinistra del Po. Per la Repubblica Veneta, core si vede, era giunto il momento o di rinnovellarsi o di perire: non seppe o non potè farlo e per questo mori, per cadere precisamente sotto il giogo straniero, prima francese e poi austriaco, fino al memorabile 1866, in cui il 3 ottobre, nella pace di Vienna, venne nuovamente restituita all'Italia, divenuta, come subito vedremo «Regno d'Italia.. Trieste, l'Istria e la Dalmazia conseguentemente seguirono la medesima sorte della Repubblica Veneta che per ben 13 secoli nelle città dell'Istria occidentale, centrale e nella Dalmazia vi aveva sparso a piene 'mani la testimonianza della sua civiltà, del suo retto governo colle sagge leggi. Ma l'Istria (e la Dalmazia), sebbene sotto, sue per quasi un secolo alle più spietate persecuzioni poliziesche austriache, rimi volle mai rinunciare di considerarsi come parte integrante della Venezia, e quindi dell'Italia. Lungo sarebbe qui fare la storia di quell'aureo periodo che va dal 1814 alla data «storicam..c luminosa» della Dieta del «NESSUNO. e poi del periodo fino allo scoppio della guerra di nostra, chinai l troppo breve Redenzione, 1915-18 nè è qui: il caso di poterlo fare. Mi soffermerò invece, e questo ne è anche il tema, su quello strepitoso avvenimento storico, clic successe nella piccola ma graziosa-monte veneta cittadina dell'Istria, ,Parenzo, nei giorni IO e 16 aprile 1861. Gli Istriani avevano seguito con ansiosa aspettativa gli avvenimenti del 1859 ed amara fu la delusione che ne ebbero quando Napoleone III, mancando alla sua promessa di fare «l'Italia libera dalle Alpi all'Adriatico», si affrettò a firmare i preliminari di Villafranca che lasciavano ancora :la Venezia in potere dell'Austria. Tuttavia nuovo entusiasmo avevano destato in loro i plebisciti dell'Italia, centrale, il ritorno di Cavour ol ministero (20 gennaio 1860) e la spedizione di Garibaldi in Sicittà (5 maggio 18601. Nel gennaio del 1860 de popolarioni dell'Istria concorsero con mille franchi all'acquisto del milione di fucili con I sottoscrizione nazionale proposta da Garibaldi; nello stesso tempo era stato aperto n Trieste e nell'Istria un arruolamento clandestino di marinai. Nel marzo di quell'anno 1860 le donne istriane e 'triestine offrirono bandiere ori reggimenti 37 e 38 della brigata Ravenna, e nel luglio una bandiera a Garibaldi; inoltre altre offerte furono sottoscritte in soccorso di Garibaldi per la spedizione in Sicilia. Intanto il 17 -marzo 1861 fu «proclamato il Legno d'It, L'utopia di secoli era divenuta realtà, L'Italia non era più un'espressione geografica ma uno «Stato nazionale.. Le aspirazioni degli Istriani quindi non vagavano più attorno ad una irrealtà inconsistente, ma si polarizzarono attorno un fatto compiuto, che era stata (a meta agognata di tutta 'la loro vita, d'altare a cui si erano volontariamente sacrificate tante giovani esistenze.. (Bernardo Benussi: L'Istria neisuoi due millenni di storia,: pag. 496). Chi in Istria si era prefisso di non lasciare spegnere: l'amore verso d'Italia era il partito «liberale-nazionale. la cui costante attività infondeva ai nostri istriani valore ed energia. Animatori e propulsori di questo centro furono Carlo Cambi e Toinaso Lu-ciani, il primo . Capodistria, il secondo di Albona, ma. arnbiduc dovranno emigrare in Italia, quali perseguitati politici, da dove però dirigeranno quello splendido ma, vincolo irredentistico che tanto filo da torcere diede all'Austria. Il Luci., aa„oi, negli ultimi mesi del 1860, d'accordo con Carlo Cambi, si assunse il non facile dirismenento di emigrare in Piemonte, per svolgere una maggiore e più sicura attività patriottica,rimanendo poi in stretto collegamento col Cambi. Simulata una vendita dei propri beni, per sottrarli alla inevitabile confisca, il Luoiani lasciò l'Istria nel .gennaio del 1861. Scelta a propria sede Milano, e divenuto membro del «Comitato politico centrale venerai, si diede anima e coroo alla sua nuova missione, «statoilendo e organizzando in primo luogo fra istriani emigrati ed istriani rimasti in patria, fra circoli governativi piemontesi e capo del movimento nazionale separatista isu tana, quel collegamento rapido e diretto . cui ormai tanto bisogno si sentiva, e che avrebbe, con d'andare del tempo e col progredire del moto unitario, dato frutti sempre più apprezzabili.. (Giovanni Quarantotti Storia della Dieta del «Nessuno., pag. 32). esito della guerra del 1859 in Italia ebbe per conseguenza nell'Austria da caduta del sistema assoluto centralistico del governo. Col diploma del 20 ottobre 1860 e colla «patente del 26 febbraio 1861 fu promulgata una nuova costituzione. Ogni provincia, e cosi anche doveva a tutela dei suoi particolari interessi avere una propria rappresentanza nella sua «dieta provinciale» che bisognava creare ,rol, fino allora non esisteva. Questa era composta di 30 membri, cioè: di 3 così detti «voti virili che andavano ai vescovi di Trieste, Parenzo e Veglia; di 5 deputati del grande possesso fondiario (era elettore che pagasse almeno 100 fiorini d'imposte dirette); di 12 dei comuni «fon, come comunemente venivano chiamati, ossia. -rurali. L'elezione di questi era di «secondo grado., (cioè venivano eletti dagli elettori-eletti; 8 deputati uscivano dalle elezioni delle città, borgate e luoghi industriali; mentre 2 venivano eletti dalla Camera di Commercio e d'industria di Rovigno. Non appena i patriotti istriani vennero a conoscere i nuovi compiti elettorali e politici a cui li chiamava il Governo dell'Austria, essi non tardarono, come sempre accade in simili casi, a dividersi in due correnti; la corrente dell'astensione assoluta e la corrente della partecipaizinne parziale. Pietro Franolich