E Fiorito il calicanto. L'ultimo giorno del l'anno; di quest'anno incredibile per gli avvenimenti che si sono succeduti. Ed e stato un dono bellissimo. E un fiore arcano per me, il calicanto, e il suo profumo cosi dolce ed intenso mi riporta indietro negli anni — togliendomene un bel po' — sino a tarmi tornare ragazzina. Una ragazzina curiosa, triste e felice insieme, allontanata dal la sua casa e dalla sua citta a causa delle bombe che i rumorosi uccelli d'argento lasciavano cadere con il loro seguito di nuove e distruzione. Si stava in un borgo sperduto nella piatta campagna friulana. Solo l'orizzonte si animava per i riflessi azzurrini dei monti dove si annidavano paesi dai nomi — come Spilimbergo — che evocavano in me, da sempre innamorata del Nord, saghe nibelungiche dove si muovevano biondi ed immortali eroi. D'estate questa piccola manciata di case stava sonnolenta nell'aria affocata ed immobile ed io, con ostinata buona volonta, andavo a cercare un'alternativa al mio mare in viva at fiumiciattolo dove sovente venivano messi in ammollo fasci di steli di canapa che emanavano un tremendo odore di marcio. D'inverno stava sonnolenta sotto una piumosa coperta di neve, con le casette tutte eguali ed un ricciolo di fumo che si aliengava in lente spirali nell'aria fredda. E un giorno, in questo silenzioso ed immoto biancore, era avvenuto il miracolo: sui rami spogli di una pianta cespugliosa si erano posate d'incanto cento e cento stelle di un giallo pallidissimo e dal profumo intenso. Era fiorito il calicanto. Era fiorita la Speranza. E tutto ne fu come illuminato e reso meraviglioso e degno di essere vissuto e goduto. La neve indurita e crocchiante lungo i bordi delle stradine e quella pasticciata e terrosa al centro, calpestata dagli zoccoli di legno. I fiumiciattoli fatti cristallo lucente, caldo afrore delle stalle e persino terribile sgabuzzo plantato al limite dell'orto — e che serviva da *ritirata. — ne usciva come nobilitato per quel suo gonfio berretto di neve c per quel movimento che la sua sagoma sbilenca e oscura dava alto piattezza bianca appena segnata dai ghirigori delle zampette dei passeri Che anche quest'anno appena nato sia accompagnato dalla magicita del calicanto! * * E continuando nella .recherche. di quello che fu, tra i ricordi tangibili e non tra quelli fatti solo di sensazioni anche se vivide, rovistando tra i strafanici di un robivecchi ho trovato altre vecchie cartoline di Pola. Mi sento a disagio a frugare cosi tra le memorie di gente sconosciuta per un riguardo nei confronti dei loro sentimenti che sono sacri — anche se affidati at retro di una povera cartolina. Mi sento a disagio perche immagino che la stessa fine potrebbero fare le nostre, di memorie. Vendute un tanto al pezzo sul le bancarelle di una hem, esposte alla curiosità di tutti. Civile? Militare? il signor Mario Fontana, alloggiato in via B Vitrei al n. 13, scrive alla moglie residente a Genova in data 16 aprile 1944 (tralascio le prime righe perche strettamente personali): *Da molti giomi non ricevo tue notizie. Qui siamo molto isolati sia con la posta che con le comenicazioni. Spero che la mia posta ti arrivi lo stesso malgrado tutte le difficolta. Vedro di mandarti mensile del prossimo mese a mezzo di qualche persona di fiducia che possa imbucare la posta Trieste.... Io allora, data l'eta, non mi rendevo conto che la situazione fosse cosi precaria a Pola. C'erano si i bombardamenti, c'era razionamento, l'oscuramento, ma per il resto mi sembrava che tutto continuasse più o meno come prima e invece la situazione, vista con occhio estraneo, si presentava abbastanza preoccupante. Chissa poi il signor Fontana sari riuscito a ritornare nella sua citta o anche lui, afferrato net vortice orrendo della guerra, sarà sparito nel silenzio eterno. Chissà se qualcuno a Pola lo ha conosciuto, lo hi, avuto come vicino di casa. Chissa' Un'altra cartolina, sempre spedita alla moglie, e teneramente affettuosa. Saranno stati due giovani sposi? La terza cartolina e vecchia di sessant'anni. E datata in fatti 7 novembre 1929 A. VIII cd indirizzata dal signor Petronio al commendator Albino Righetti Roma. il testo e il seguente: pozzo con esito favarevole si sta varando il I° impianto di irrigazione a pioggia. Conte di vederlo fra giorni a Roma a parlarne in merito. Gradisca intanto i miei più distinti ossequi* E cosi mi e sorta la curiosità di sapere di quale pozzo si trattasse c in quale stanzia si preparava l'irrigazione a pioggia sulle colture. Sarà stata un'opera di private o di regime? Certo e che anche questa cartolina, nel suo piccolo fa parte delta storia della nostra città Gloria Arvigo Collani