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Didascalie:Campeggio a Punta Castagneda presso Cittanova:Vesseliva, Erti, Biasiol; sta per concludersi la crociera del 1937
In gita a Zara il 30 agosto 1936; ci sono in alto: Erti, Garuti, Biasiol, Klobuceek, (?), Cobai; sotto: Marek, (?), Moscarda, Simetti. Borsatti
Nona parte
Isola d'Istria la conobbi qualche anno prima in occasione di un interessante visita, ospite dell'Oratorio Salesiano di Trieste. Ci andammo col vaporetto; dopo una visita alla cittadina e dintorni, in pellegrinaggio al Santuario di Strugnano. Attraversando i sentieri che si snodavano tra i campi di ortaggi e di frutti, ci sentivamo liberi di sfogare la nostra esuberanza, correndo tra le piante e magari sgranellando qualche grappolo d'uva, non senza qualche rimbrotto di don Francesco, nostro accompagnatore. Egli riusciva a destare peraltro la nostra attenzione quando, sapendo di greco, di latino ed altro, ci commentava le caratteristiche geologiche, agrarie e storiche della zona. Al Santuario, ci illustrò il motivo della sua costruzione, dovuto, secondo to leggenda, ad una apparizione della Madonna, ci re-se attenti sulla fiamma del cero sul dipinto della Madonna; la maestria dell'artista era riuscita a renderla cosi vivida e naturale da farla sembrare in lieve movimento. La ricordai qualche anno dopo, visitando a Firenze la Pinacoteca Pitti, trovandomi di fronte ad un quadro di una madonna, nel senso fiorentino, con in mano un cero; anche in questo dipinto la fiamma era il centro luminoso, la sola che dava luce a quel volto ma anche che lasciava trasparire la carne rosea dell'altra mano che la proteggeva, da sembrare una radiografia a colon sfumati di quelle delicate dita affusolate. Nella nostra crociera, dopo una colazione dal sacco, che io consumai divorando una doppia sorvolana, riempita da frittata al poste della mollica a cura della nonna Aneta, scendemmo a valle a visitare le saline. Era molto coreografico il panorama vista dall'alto mentre scendemmo, per la vasta serie di bacini regolari, ben ordinati, ai vertici dei quali giravano in lento movimento degli strani mulini dalle pale bianche; sul posto ci fu spiegato che servivano a fornire d'energia le pompe che, aspirando l'acqua di mare dai canali laterali,la riversavano dentro i bacini dal basso fondale; il calore del sole la faceva evaporare lasciando sul fondo il sale, che, raccolto ai vasi, veniva poi trasportato nei magazzini di Stato di Portorose. Classico esempio di energia eolica.
L'indomani partimmo per Cittanova accampandoci ancora nella pineta di Punta Castagneda; successivamente con un'altra robusta vogata ci ritrovammo a Rovigno per l'ultima tappa. Superato Canal di Leme vedemmo scorrere proprio sotto i nostri remi un bel pesce che galleggiava; con un .levarem e successiva «alla scia ordinati da Romano al timone, senza perdere di vista il pesce, lo recuperammo; si trattava di un sarago di poco meno d'un chilo che portammo al la nostra usuale osteria per integrare tl pranzo di fine crociera. Le due sorelle che gestivano col genitori l'osteria rnnfermarono the era freschissi mo e che quella mattina fu vittima dei bombaroli in quanta avevano spina spezzata; il name rovignese era un'altro: nibolus'cio. Anche con una pastasciutta non era ancora abbastanza di fronte al nostro appetite dopo quella robusta vogata. Fu necessario una integrazione con altre delizie ed in particolare con una frisada de caramai col contorno de radiceto de primo taio.
II giorno dopo con un ultimo balzo ci ritrovammo a Vergarolla, soddisfatti anche di questa seconda esperienza che ci aveva consentito di completare le nostre conoscenze della stupenda costa istriana di ponente e sulle simpatiche cittadine che la popolavano. Sembrava avessimo imboccato la strada per attuare un ciclo di crociere sempre pin interessanti. Dopo non molti giorni dall'ultima, riuniti in canottiera a commentarla con gli amici, gia ne abbozzammo un'altra per il successivo 1938. Era nata l'idea di completare le nostre conoscenze di tutta la costa istriana, anche di quella orientate istro-liburnica da Pola a Fiume. Otti si senti di suggerire per il ritorno da Fiume una deviazione su Cherso, per visitare Caisole, luogo di villeggiatura poste di fronte a Veglia, lunge il Canale di Mezzo, allora confine di Stato.
In seguito abbandonammo questo progetto perche, esaminatolo constatammo che ben due terzi erano zone poco popolate e quindi poco ospitali. Soltanto dopo Punta Pax Tecum, nel Canale di Farasina, il percorso diventava interessante. Azzardammo allora di affrontare un progetto più ambizioso ed ovviamente pin impegnativo: una crociera da Pola a Zara, senza impegnar la chitarra ma soltanto il nostro entusiasmo; avevamo abbozzato anche le tappe: Medolino, Unie, Lussinpiccolo, Sansego e successive balzo sino a Zara, tra le isole dalmate, possibilmente senza sconfinare. Ne parlammo anche al direttore Alessandrino i1 quale non nascose le sue perplessita per un progetto cosi ambizioso.
L'idea ci era venuta ricordando una magnifica gita a Zara fatta30 agosto dell'anno prima con il piroscafo S. Giusto; parteciparono, assieme a me, Romano, Elvio,Ettore Dubs, Guerrino Cabal, Giulio Borsatti da Fasana ed altri. Romano rischiò di rimanere a terra,pur con il biglietto in tasca, poiche la sera prima un forte mal di denti gli aveva procurato una vistosa cica, come chiamavamo gonfiore della ganassa, ed a casa non volevano lasciarlo partire.Con diplomatica insistenza da parte degli amici riuscimmo a strapparlo da casa. II S. Giusto era in ritardo, probabilmente per l'affollamento nelle varie cittadi ne istriane che partecipavano alla gita; era passata l'una di notte e con quel fresco la cica di Romano cresceva nonostante la protezione di una sciarpa. Ci divertimmo un mondo, per il viaggio tra le incantevoli isole dalmate che non conoscevamo, allietati dalle bitinade dei numerosi rovignesi partecipanti, e poi con la successiva degustazione a Zara dei tipici prodotti da noi largamente apprezzati. Trovammo sigarette dei più svariati tipi di tabacco Barba di Sultana, che si vendevano con nostra meraviglia sulle bancarelle, liquori come il tipico Maraschino ed il Cherry Brandy che D'Annunzio aveva ribattezzato sangue morlacco.. Tornammo a notte alta, un po’ alticci ma ancora consci di dover creare un po’ di cagnara per forzare la cintura che la dogana aveva predisposto alla radice del molo Fiume. Riuscimmo a portare solo qualche pacchetto di sigarette in più del concesso, ma abbastanza per continuare a deliziarci col loro aroma per un'altra settimana; mi rimase in bocca una patina dal sapore cosi delicato che, una volta terminata quella scorta. non osai riprendere con le popolari se non dopo una lunga astinenza.
Ermanno Erti