(continua dalla III pagina) di erigere la chiesa che doveva custodire il corpo di San Marco, promise al capo dello Stato di fare un'opera d'arte superiore a ogni altra, a condizione però di vedere, a lavoro finito, eretta in suo onore nella stessa chiesa, una statua. Il Doge accettò la proposta sempre che il tempio fosse merletto in tutte le sue strutture. Un giorno però, mentre il capo della Repubblica stava visitando in compagnia dell'architetto la grande opera compiuta, l'artefice si dolse di non essere riuscito nel suo intento, peretta nell'opera Vera ancora qualche errore da eliminare. Allora il Doge gli rispose: «Giacche riconosci che il tuo lavoro non è privo di imperfezioni, vuoi dire che anche i nostri patti non valgono più, perciò la tua statua non potrà mai venir messa in questa chiesa,» il povero zoppo non rispose, ma dalla rabbia si morse lo nano, e in questo atteggiamento verrete più tardi (secolo XIV) anche ritratto nell'arco dell'entrata principale della Basilica, come potete vederlo amore -foto Didascalia: LA COLONNA DEL BANDO