Dieci anni fa dopo la firma del Trattato di pace, la popolazione di Pola esprimeva compattamente la sua volontà di abbandonare la città per non sottostare alla occupazione slavo comunista; veniva così preparato l’esodo dei trentamila che avrebbe poi avuto svolgimento nel mezzo di un inverno crudo e rigido, tra l’avvilimento di chi, partendo sul mare con le proprie masserizie, si sarebbe sentito strappare in petto il cuore nell’abbandonare la città tanto amata, divenuta preda di uno straniero che mai nei secoli aveva calcato il suolo delle sue strade.