VIA LIBERA Al PARTIGIANI DI TITO NEL 1942 - foto Bosnia e Krajna abbandonate dall'Italia - Anteo Lenzoni

Didascalie: II dott. Duilio Suich, citato nell’articolo luglio 1940 Tito al tempo della lotta partigiana con le formazioni comuniste L'accesso al porto di Sebenico in una cartolina del 1941 Sesta parte Un giorno i soliti informatori riferirono at maggiore che nella zona partigiana si era manifestata una malattia — eravamo alla fine dell'autunno — e c'erano molti ammalati che erano privi di medico e non sapevano come curarsi cosicche chiedevano l'intervento di un nostro medico garantendogli la pin assoluta sicurezza e il ritorno in paese. Al battaglione avevamo due medici: un giovane sottotenente siciliano e un tenente pin anziano, triestino di dalmata progenie. II maggiore fece presente at triestino la richiesta dei partigiani, lasciandolo libero di decidere perche l'impresa comunque era rischiosa ed egli si dichiarò disponibile a recarsi nella zona partigiana, non per niente aveva fatto 11 giuramento di Ippocrate. Tre capi partigiani, noti agli informatori, vennero in paese e vi rimasero quali ostaggi a garanzia del ritorno del medico tutte le volte, ma non furono molte, che il medico si mai a curar gli ammalati. Della sua missione pochi era-no a conoscenza e mai fu informato il comando superiore che l'avrebbe vietata. II medico venue sempre trattato con grande rispetto, ma più di una volta gli proposero di rimanere con loro facendogli grandi promesse. E se fosse rimasto con i partigiani che ne sarebbe stato degli ostaggi? Anni or sono ho visto un film che svolgeva analogo caso. Durante la campagna di Russia un ufficiale medico italiano va a curare is scorta partigiana. 11 medico che dichiara di essere stato fatto prigioniero dai Russi, non pub rientrare subito at reparto. Trascorso il tempo stabilito per il rientro il capo partigiano, trattenuto come ostaggio, viene giustiziato. Quell'ufficiale medico del battaglione e morto qualche anno fa a Grado; una persona eccezionale, alla capacita professionale, mai evidenziata per modestia, ma ben nota ai tantissimi pazienti che a lui ricorrevano, univa umanita, amore per il prossimo, disponibilita infinita senza limiti di ore o di tempo e un gran senso del dovere, mai venendo meno, neanche nella deportazione in Germania, non certo per rispettare il giuramento ippocratico, ma per sua natura e umanita, e per educazione familiare. Per compiere quella missione ci voleva anche coraggio e lo dimostrera ancor maggiormente un anno pia tardi in altra occasione. Nel dicembre del 1942 il battaglione si trovava impegnato a soccorrere una sua compagnia di presidio in un abitato lungo la linea ferroviaria attaccata da grosse formazioni partigiane. Pia giorni di combattimento con gravi perdite; abbattuto anche un nostro aereo che mitragliava gli attaccanti. Un plotone di bersaglieri aggregato al battaglione che doveva proteggerne il fianco, motto l'ufficiale, si stava ritirando incalzato dai partigiani ed era giunto presto il nostro posto di medicazione allestito dal medico il quale, visto ciò, per evitare che il fianco rimanesse scoperto, anziché ritirarsi anche lui, trattenne i bersaglieri e dicendo,ragazzi no femo i moni, perché qua i ne frega» si pose alla loro testa incitandoli a resistere e a contrattaccare. Senza il suo intervento la situazione del battaglione attaccato di fronte e di lato sarebbe divenuta insostenibile. Gli veniva conferita la medaglia d'argento al valor militare sul campo con la seguente motivazione: «Tenente medico Suich Duilio da Trieste classe 1913 Ufficiale medico di un battaglione fortemente impegnato da preponderanti Pone nemiche, sotto l'incessante fuoco avversario portavasi, noncurante del pericolo, ovunque la sua opera era necessaria. Caduto il comandante di un plotone fucilieri, lo sostituiva nel comando e portava, con energia e coraggio, pin volte i fanti at contrassalto, infliggendo gravi perdite al nemico. Ricice (Croazia) 27-28 dicembre 1942.. II gentlemen's agreement venne rispettato per tutto l'anno. La strada per Knin era percorribile, nonostante le nevicate. Arrivavano i rifornimenti, la posta,il quotidiano di Spalato, San Marco, e qualche nazionale. Mi arrivava anche .Libro e Moschetto il giornate del G.U.F. e per Natale ricevetti un pacco con un panettone, un rasoio con lamette, crema per barba, sa ne e quattro bustine di MOM (efficace contro le piattole). Ma con il 1942 la situazione Evidentemente ai capi politici il gentlemen's agreement contrastava con le lora finalita. Volevano to scontro col coinvolgimento della popolazione per provocare la rappresaglia e costringere gli uomini a ritirarsi sui monti e nei boschi e a entrare nelle formazioni partigiane. Nella zona arrivarono montenegrini e dalmati e si susseguirono le imboscate e gli assalti ai presidi. Rimanemmo bloccati dalla neve e dai ribelli, che avevano facile gioco; rifornimenti non pin possibili per via ordinaria vennero effettuati con lanci dagli aerei, senza paracadute, per evitare che finissero in zona partigiana. Venne la primavera ma la situazione militare-strategica non migliorò. Noi tenevamo gli abitati, ma la zona era in mano ai ribelli che operavano con imboscate, ostruzioni stradali attacchi, ai presidi e alle autocolonne. Era da tempo che il governo croato chiedeva a quello italiano che da quelle zone venissero ritirati i reparti italiani per essere sostituiti da truppe croate ustascia e domobranci. Nonostante ii parere contrario dei nostri comandi militari, che ritenevano le unita croate incapaci di provvedere alla sicurezza della popolazione e ai servizi civili essendo le lone armate croate impreparate, male addestrate e insufficientemente armate ed in phi propense alla diserzione e al passaggio ai ribelli, il governo italiano dispose il ritiro dei nostri reparti. Assieme al-le nostre truppe abbandonarono i paesi una gran parte degli abitanti con I'aiuto dei nostri mezzi di trasporto. Tra le ultime località venne sgombrata Drvar, che rioccupata dai partigiani, diventera in seguito una importante base logistica. Tito vi stabilirà il suo comando generale; vi si insedieranno missioni militari, di quella inglese fara parte Randolph figlio di Churchill, a differenza del padre, grande ammiratore di Tito. E Drvar diventera nuovamente teatro di aspri combattimenti . Nel maggio 1944, all'alba del giorno del compleanno di Tito, mentre la citta stava per dare inizio ai festeggiamenti, dopo un violento bombardamento vennero lanciati centinaia di paracadutisti, con lo scopo di catturare Tito, del quale ogni paracadutista aveva una foto. Dopo furiosi combattimenti, con gravi perdite da ambo le parti, gli obiettivi vennero conquistati. Ma Tito con il suo cane Lupo e le segretarie riusci a porsi in salvo. Con il suo stato maggiore si era sistemato in una zona periferica in un bungalow ben mimetizzato tra le forre, con alle spalla la boscosa montagna nella quale venivano trattenuti anche i membri delle missioni militari, mentre i tedeschi venivano trattenuti dagli allievi dell'accademia militare che subirono gravissime perdite. Sgomberata Drvar anche il mio battaglione lasció Bos Grahovo con al seguito quasi tutti gli abitanti e rientrò a Knin. Stava terminando !'estate 1942. Ormai le bande partigiane si era-no organizzate militarmente, ben armate ed equipaggiate dagli alleati; addestrate da ex ufficiali, con ferrea disciplina, stimolate a combattere dall'ideologia, ma soprattutto da un'abile propaganda nazionalista. Ormai avevamo di fronte non più bande, ma un esercito che combatteva spietatamente e con coraggio per la liberazione della propria terra. Fu una guerra nelle gole e nelle foreste con un avversario avvantaggiato dalla orografia, dalla conoscenza dei luoghi, dalla mobilità, nella quale caddero migliaia di nostri soldati, mentre i giornalieri bollettini di guerra informavano gli Italiani che sul fronte balcanico non c'era nulla di nuovo, solo attività di pattuglia. Anteo Lenzoni

Dal numero 2749

del 08/08/1992

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