Radici al vento Memorie viventi - Irma Sandri Ubizzo - foto

foto Siamo capitati qua in piena raccolta e trebbiatura. La macchina che qua chiamano Combai trebbia a zone spostandosi presso i possidenti dove è attesa e prenotata giorno per giorno. I miei figli sono andati ad aiutare qualche ora; anche la mia ultima fa, conte un tempo i suoi fratelli, la sua esperienza diretta a contatto con le cose della terra, dalle quali il suo ancestrale ramo materno proviene: arrampicata sul trattore, curiosa dentro le stalle, o timorosa della mandria che rientra al tramonto sbattendo e dondolando i campanacci. Questa sera sobbalzo per niente, e mi sento inquieta. In questo mio paese i ritmi abitudinari e i pasti, sono diversi che da noi. I miei compaesani, che hanno terra, rientrano dalla campagna con le mucche verso le otto-nove, di sera, sull'imbrunire. E mentre te ne stai nell'ombra della corte senti dappertutto lo scalpiccio di zampe, passi e campanacci, insieme al richiamo vigoroso dell'uomo o della donna che accompagnano le bestie sino alla stalla. Mungono e rigovernano le bestie, e soltanto dopo si mettono a «disnar», alle dieci di sera. E' una vita dura, quasi come un tempo, e niente pare cambiato, ma per certi versi sembra ancora di essere agli inizi del secolo. L'altro mio figlio, il neo maestrino appena diplomato, ha abbandonato filosofia e latino assieme alla tensione dei giorni di maturità, per cimentarsi almeno per poco, con forca, paglia, trattore e sacchi di grano da caricare sul traino, alternando queste inedite manovre a grandi nuotate nella conca tranquilla e solitaria della Cala, che vide la infanzia rara e stupenda di sua madre. E che resta tuttora il luogo di richiamo più ricercato e amato dai miei figli, la terza generazione, nipoti di profughi. Questa mia gente è una memoria vivente e sa un mucchio di cose. Sa empiricamente della terra quanto un trattato di agricoltura; quando seminare e raccogliere, come distinguere e scartare, come usare il concime, quando ha da nascere il vitello, ed è ora di chiamare il veterinario. Ora hanno anche il telefono, ed è una gran cosa, essendo finalmente collegati per ogni necessità. Adesso quando la mucca deve partorire, è sufficiente una telefonata. Arriva un trattore con traino pieno di piante di granoturco giovane, senza pannocchia. Perché questo? chiediamo. Perché questa stagione è stata molto piovosa e le colture erano tutte indietro; e poi si è seminato sapendo già che si sarebbe raccolto prima che la pannocchia inattuasse; così tenera questa coltura è però gradita alle mucche; le nutre bene. La mucca è qui un gran bene, wt capitale, ma anche una creatura della casa, tenuta con cura. Condotta mattina e sera ai pascoli, riportata nella stalla, rigovernata, munta, perfino messa a dormire all'aperto se la notte è troppo afosa e la stalla insufficiente e calda. Le bestie amano bere solo in abbeveratoi con acqua limpidissima; basta avervi risciacquato un secchio bagnato del loro stesso latte, perché si rifiutino di bere. Sembrano perfino dotate di personalità. Si racconta che un vecchio manzo orgoglioso era il re della stalla e dell'aia e se ne stava maestoso a godere il suo dominio. Tutti lo trattavano bene, con rispetto, e senza molestie. L'unica che aveva l'abitudine di maltrattarlo erri una vecchia contadina bisbetica che là abitava. Un giorno essa lo picchiò col bastone. La bestia, inferocita, afferrò le ciabatte della vecchia, mescolate alle altre, che essa lasciava sull'uscio come si usa fare nelle corti infangate delle case di campagna, dove si mettono scarpe a suola rozza e robusta per i lavori, sostituendole, per entrare itell'intimità domestica, con ciabatte pulite di stoffa o di tela e corda. Il manzo distinse in fila tra le altre le ciabatte della sua aguzzina, le afferrò ira i denti e le stritolò ferocemente facendole a pezzi, e risatitandole con rabbia nello corte. Vecchi nomi di manzi istriani sono Boschin, Savia, Canzin. Al vitello nuovo nato il nome viene imposto solo se, deciso di risparmiarlo dal macello, crescerà nella casa. Da quel momento è nominato, e fa parte dei beni, delle cure, della famiglia. Irma Sandri Ubizzo

Dal numero 2523

del 16/01/1988

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