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Al coro di lodi, ai solenni festeggiamenti tributati di recente, non ultima la medaglia d'oro consegnatagli dalla sua Venezia, facciamo seguire anche noi il nostro riverente omaggio all'insigne restauratore triveneto di tanti palazzi, ville, chiese; scosci storici che ha così meravigliosamente valorizzati e ritornati all'armonia sonante delle loro linee, ai volti rinnovati come li videro i nostri padri, omaggio che intendiamo recare al nostro valoroso commendatore ing. Forlati, già sovrintendente alle belle arti delle Tre Venezie ed ora illustre proto del nostro S. Marco. Noi intendiamo restringerci alla nostra Istria, terra dei castelli e delle Basiliche, alle nostre città, monumentali di Pare... di Pola, dove il Nostro si pie-senti, di frequente, per ripristinare, dirigere, sistemare, valorizzare questi nostri vetusti monumenti, ritornandoli alla loro forma antica, isolandoli da sovrastrutture, mettendoli in piena luce, come in un sogno di dolci visioni. Riferendoci infine a Pola, dove l'abbiamo seguito (quasi quarant'anni là!) nell'isolamento del tempio d'Augusto, del municipio, del ristabilimento al culto della chiesa monumentale di S. Francesco, dell'Abbazia di S. Maria Formosa o del Caneto, ma più lo ricordiamo nella resurrezione del nostro Duomo, devastato da un furioso incendio nell'autunno del
1923. Non intendiamo di seguire i particolari di questa estenuante ricostruzione, protratta fino al 1927 (già da noi ricordata l'anno scorso da queste care colonne) ci basti segnalare la frequente, studiosa presenza del nostro valente ricostruttore insieme ai suoi degni collaboratori quali l'ardente ing. Rados, capo dell'ufficio ricostruzione che ne cpmplelò la facciata, dell'artefice vero e dinamico ing. Capo del comune l'assiduo ing. Guido Brase (che aveva preparato anche il progetto del nuovo campanile) e infine il diligente e solerte assistente Peteani. Qui noi intendiamo di segnalare ai nostri Polesani i dovuti sensi di riconoscenza all'uomo dall'anima cocente d'artista che per quasi quattro anni studiò con intelletto d'amore questo rudere fumante per intonarlo sempre coi suoi valenti collaboratori alla maestà gloriosa, al suo antico splendore di basilica latina, pur in mezzo ad un groviglio di stili, ridonandole il volto monumentale della fede, dell'arte della chiesa e della patria. Peccato che diciassette anni dopo, un bombardamento la semidistrugge, ma che l'Italia eroica e generosa (prima dell'esodo!) saprà ancora riedificare e malgrado tutto, la pagina d'arte o del capolavoro del nostro geniale Ricostruttore non sarà mai cancellata, ma, resterà sempre aperta.
DON FELICE