Didascalia: La chiesetta dedicata a Gallesano a Sant'Antonio Abate In una recente fotografia
BERNARDO Benussi nel suo libro .L'Istria nei suoi due millenni di storia. scrive: «Nelle Commissioni ducali del 1375 si legge: L'Istria tutta può dirsi deserta» (in seguito alle ostilità
e gelosie fra il Marchesato e la Contea, la Repubblica dì Venezia e la casa d'Austria, che portarono le condizioni materiali ed economiche dei comuni istriani ad un totale peggioramento in generale e alla completa rovina della campagna in particolare). A queste guerre ed alle calamità naturali che le accompagnarono si aggiunse la peste, che dopo d'essersi mostrata a rari intervalli qua e là fra il 1200-1300. infiori 12 volte dal 1300-1400 e 14 volte dai 1400-1500. Ad una ad una furono abbandonate le abbazie dei Benedittini, dei Camaldolesi, degli Eremiti e degli Agostiniani che si creme costituite nelle contrade più riunivano armale della penisola. La peste del 1338 infierì in particolar modo a Capodistria, quella del 1343 a Rovigno. Quella fierissima del 1348 diffusasi per tutta l'Istria, ridusse alla metà la popolazione di Muggia, ed in Pirano al numero delle vittime non bastò il vecchio cimitero. Ne1 1361 la peste — o il .mal de la Gian dussa» come allora lo chiamavano — menò strage a Parenzo, nella Polesana ed a Montona. Tralascio di riportare la ulteriore elencatone che fa il Benussi delle altre calamità che si susseguirono parche basta arrivare a qua, sto punto per l'argomento che mi sono prefisso di trattare.
La conseguenza delle guerre e della peste fu che già dal 1376 si cominciò a sentire la mancanza di popolatone, ed il Senato varialo nel novembre di quell'anno «ordinava ai suoi rettori della provincia che, per ripopolare le ci. e la campagna, facciano proclamare ovunque che tutti coloro i quali entro un anno verrebbero ad abitare colla famiglia in alcune le terre o luogo veneto dell'Istria saranno liberi da ogni aggravio personale e reale per lo spazio di cinque anni. Stava specialmente a cuore della Repubblica la «riabilitazione» di Pola e della sua campagna le quali più d'ogni altra regione avevano sofferto, sia per la peste, sia per la malaria. I primi tentativi di ripopolare la Polesana si fecero con assegnarne di terreni incolti a coloni italiani vammi dalla Padovana. dal Trevigiano e dal Friuli»Tra questi coloni certamente dovettero trovarsi gli antenati della odierna famiglia Deghenghi,Deghenghi,detta «Paronsinae e o meglio i «Paronsirn Poichè a Padova la «paronsina» non è altro che la giovane chiamata coll'appellativo comuse di Signorina. Si vede quindi che i primi dei coloni venuti a Gallesano ci deve essere stata qualche figliuola che anche nel mio paese fu chiamata «paronsina. e quindi tutti i membri della famiglia ricevettero il soprannome di paronsini, che portano ancor oggi. Questi Deghenghi, col passare degli anni devono aver avuto la fortuna di essere stati -risparmiati dalle epidemie e fatto un pattimonio abbastanza considerevole. E sia che altre famiglie benestanti del paese costruirono delle chiestale. Così i Pianella costruirono la chiesetta di S. Pietra, purtroppo da lungo -tempo-tempodiroccata, della quale però ai margini della strada provinciale che conduce a Pala vi sono ancora dei resti delle mura perimetrali; così la chiesetta di Sant'Isepo (S. Giuseppe) era (diremo così impropriamente) dei Dobrovich; mentre quella della «Madonna dei Corsi» ossia della Concetta (aulicamentete di S. Croce) tenne donata alla Parrocchia dalla proprietaria della sauna, Giovanna Lucchetto Vedova di Domenico Demori di Gallesano, nel dicembre del 1872 e (come detto altra volta in un articolo comparso pure sull'Arena di Polo del 9 agosto 1960) restaurata nel 1914, per opera del prof. Antonio Gnirs, conservatore dei monumenti del Litorale austriaco, che come studioso di archeologia, specialmente cristiana, ebbe cordiali rapporti con tutti i cultori nostri dell'Istria di storia ed arte, che apprezaireino le sue eminenti doti e qualità in tale materia.
La chiesetta di Sant'Antonio Abate invece apparteneva alla famiglia Deghenghi; anche questa col passare dei secoli senti l'usura del tempo corroditore e distruttore sicché, ridotta in uno stato piuttosto pietoso, nel 1930 o in uno degli anni di quel torno di tempo, verme restaurata.
In questa chiesetta, dedicata a Sant'Antonio Abate, nella ricorrenza della sua festa (17 gennaio) il buon popolo di Gallesano si recava ad ascoltare la S. Messa che al maritino per tempo veniva celebrata da antichissima data. Si legge infatti sull'architrave della porta una iscrizione dell'anno 1443 settembre. Ecco quindi che la famiglia Deghenghi, emigrata forse a Gallesano in seguito al proclama dei rettori della Repubblica Veneta 13, si era tanto anice.. da potei far costruire a proprie spese la suddetta chiese.. davanti alla quale si 1,08C1'0 uno spazio rettangolare recintato da muretto, per la gente che non vi avrebbe trovato posto nella Stl5S3.
Il parche poi la famiglia Deghenghi abbia dedicata quella chiesetta a Sant'Antonio Abate lo vedremo subito. Prima però bisognerà dare brevi cenni della vita di questo Santo anacoreta per atea re chiara la visione della venerazione di cui veniva circondata in quella parte dell'Istria che fino al 1797 dipendeva dalla Repubblica Veneta.
Dietro l'esempio di S. Paolo di Tebe, il ;odio degli anacoreti, la vita monastica prese uno sviluppo mirabile. Molti furono coloro che seguirono i il suo esempio e queste reduce si univano nella Te-baide, nella Nitria (Alto Egitto) e nel basso Egitto. Tra questi seguaci di San Paolo
fu appunto S. Antonio, morto nel 356 a 105 anni d'età. Con la sua vita ascetica ebbe una moltitudine di discepoli, i quali vissero da eremiti con lui precisamente nella Tebaide. Tutti questi anacoreti vivevano in celle, separate le une dalle altre; non avevano regola comune, ma conducevano una vita penitentissima. Si flagellavano spesso, osservavano un rigoroso silenzio e si riunivano solamente per gli esercizi religiosi. S. Antonio, che la Chiesa invita i Cattolici ad onorare come il padre dei cenobiti, a 18 anni, si ritiro nel deserto egiziano, e visse dapprima la vita eremiti.. Il demonio, alfine di spaventarlo e indurlo a lasciare la sua solitudine, gli appariva sotto le forme le più ributtanti. «Ma il Signore lo rese temibile ai suoi nemici; una parola della sua bocca riduceva a nulla queste arti diaboliche». ( Epistola della Messa «Oe justi» degli Abati).
Se sono bene a conoscenza credo che in tutta l'Istria siano le seguenti chiese e chiesette dedicate a S. Antonio Abate: a Pinguente, vi è la chiesa, vicina al Duomo, in stile gotico, del secolo XV, con un bell'interno a nervo, tune A Gimino, fuori del paese, si è pure una chiesa dedicata a S. Antonio Abate. di tipica costruzione istriana a blócchi di pietra, del 1381. Nell'interno, vi sono degli affreschi della vita del Santo (sec. XIV e XV). A Sanvinremi vi è la chiesa filiale di S. Antonio Abate, colla statua scolpita in pietra, arte locale del secolo XV. A Cittanava, sulla spiaggia, vi è pure una bella chiesa dedicata a S. Antonio, che durante l'u.rna guerra venne bombardata dai tedeschi e rastaurata dopo cessato l'immane conflitto. In essa il 17 gennaio accorreva la popolazione di Cittanova ad assistere alla S. Messa celebrata in onore del Santo. A Orsera, accanto al vecchio cimitero sorge Santa Marina, una chic, sa del secolo XII, mentre in alto saetta la chiesa di S. Antonio Abate, con la Loggia Veneta. Gallignana ha pure una chiesa dedicata al Santo anacoreta, mentre Lussíngrande ha dedicato a lui la propria chiesa parrocchiale. Infine Pisino pure ha la sua bella chiesa dedicata a S. Antonio Abate, con un pagliotto d'altare in legno intagliato. Arte locale del secolo XVII. E, dulcis in fundo, se così mi è permesso di esprimermi la bella e graziosa chiesetta di Gallesano. Fu appunto la famiglia Deghenghi, che eresse questa chiesetta molto graziosa. Che questa famiglia provenisse dalla provincia di Padova, con altre. famiglie, lo conferma ancora una abbastanza estesa campagna coltivata ad olivi, detta nel gergo gallesanese «la Padovana». Come mai poi questa famiglia ebbe l'idea di dedicare a S. Antonio questa chiesetta? Bisogna sapere che ancor oggi in tutta la Provincia di Padova, il giorno di S. Antonio, le stalle dei contadini vengono benedette, stalle nel cui interno appese al muro vi sono le immagini di S. Antonio e S. Rovo. Ora anche a quel tempo vigeva l'usanza della benedizione delle stalle, a protezione degli animali. Quindi. la famiglia Deghenghi quello che faceva prima di emigrare, volle farlo pure a Gallesano. E siccome tante desolazioni provocava cosi spesso la peste, essa per impetrare grazia della conservazione, oltre che della propria vita, anche del bestiame, volle erigere questa chiesetta e dedicarla a S. Antonio Abate.
E i Gallesanesi, nella loro devozione al Santo Protettore degli animali, la mattina del 17 gennaio, ogni anno si raccoglievano in preghiera ed assistevano alla S. Messa che veniva celebrata in onore del Santo nella chiesetta a lui dedicata dalla antica famiglia Deghenghi, chiedendogli la benedizione e la protezione degli animali.
PIETRO FRANOLICH