Didascalie:
L'Arcivescovo Mons. Santin si rivolge agli istriani convenuti a San Giusto
Il palcoscenico del Teatro Verdi mentre parla l'on. Barbi
Speranza
PAOLO VI ha inviato il suo paterno saluto e l'apostolica benedizione agli istriani partecipanti al Raduno nazionale. L'annuncio è stato dato dall'Arcivescovo mons. Santin, durante la Messa celebrata nella cattedrale, alla presenza di migliaia di esuli, che una volta di più si sono stretti attorno al Presule, figlio della loro stessa terra.
Assieme al messaggio del Papa, mons. Santin ha voluto porgere agli istriani la sua parola; di conforto a quelle popolazioni tanto provate, e di comprensione per le quotidiane loro necessità. Il Presule ha rivolto ai fedeli il benvenuto a Trieste, che è la sintesi ha detto — di tutte 1e città ed i borghi dell'Istria, e che accoglie i fratelli istriani con caldo affetto. «Siamo una grande famiglia di oltre 300 mila unità -ha proseguito l'Arcivescovo — e questa famiglia sarebbe. unita, come lo fu in tutti i secoli della sua storia, se una bufera gelida non l'avesse dispersa.
Perchè — ha continuato mons. Santin — almeno una piccola parte di questa grande famiglia desidera riunirsi per un giorno? Anzitutto — ha rilevato — perché le cittadine istriane erano tutte sorelle, e noi vogliamo rimanere idealmente uniti. In secondo luogo, perché gli istriani si vogliono bene, obbedienti all'esortazione di San Paolo «amatevi da fratelli». Infine, perché questo popolo ha qual-, che cosa di molto prezioso che vuole conservare. E precisamente: il passato di popolo coraggioso, leale, operoso e anche intelligente e intraprendente, che nell'unione alla Madrepatria aveva trovato il suo assetto naturale; l'amore alla propria terra, che rappresenta ciò che vi è di più bello e di più caro; e infine la speranza (è un delitto sperare?), che tenacemente gli istriani coltivano. Che cioè disegni di saggezza, di giustizia e di pace ristabiliranno l'ordinamento naturale, per il bene di tutti. L'Arcivescovo ha invitato quindi tutti a guardare all'avvenire: «Non siamo uomini che si fermano a piangere, ma uomini che s'impegnano a costruire ed a ricostruire, conservando però le radici del passato».
Noi — ha detto ancora il Presule — siamo portatori di un messaggio, anzi noi stessi siamo un messaggio, strappati alla nostra terra, cacciati dalle nostre case. E questo fati lo è dovuto più che alle conseguenze di un conflitto fra Nazioni, a un'ideologia per la quale l'uomo non è più il protagonista, ma diventa strumento, oggetto, che serve o si spazza via e si distrugge. Di questo messaggio oggi il mondo ha bisogno. E noi lo portiamo con la testimonianza serena della nostra presenza.
Anelito di giustizia
NEL suo discorso inficiale, presidente del comitato organizzatore del raduno, Gianni Bartoli, ha rivolto un saluto augurale al Presidente della Repubblica, Segni, e un devoto omaggio al Pontefice Paolo VI. Egli ha poi detto che gli istriani rappresentano una famiglia i cui vincoli sono costituiti dall'appartenenza a quella terra, perché là sono nati e la sono vissuti. Il trapianto e la cittadinanza di elezione per Trieste e le altre città che ospitano gli esuli non
hanno cancellato ciò che caratterizza questo popolo: amore per il luogo natio, la sua storia, le sue tradizioni. Dopo aver ribadito che la cessione dell'Istria «era e rimane Un'ingiustizia che il tempo e gli uomini certo pareranno», ha ricordato la benemerita attività che l'Opera per l'assistenza ai profughi giuliani e dalmati, dal '47, ha prestato e presta tuttora ai fratelli esuli. Il presidente del Raduno ha continuato affermando che, soli, Con revisione dei rapporti e con il popolo confinante, .il buon vicinato» potrà gradualmente trasformarsi in stima e qui,. in amicizia. Ma con l'Istria, Fiume e Zara passate del tutto in mano straniera e Trieste insidiata, parlare di amicizia e di conti saldati e purificati è offendere l'intero popolo della Venezia Giulia, i cittadini esuli di Fiume e Zara, e preparare giorni difficili perché l'ingiustizia crea fermenti di risentimento e di riscossa.. Bartoli ha detto poi di voler invocare la pacifica revisione dell'attuale situazione territoriale, anche perché questa porterebbe notevoli benefici al popolo iugoslavo, che nella sua maggioranza non chiede di meglio che vivere in pace con l'Italia, collaborando con il nostro Paese sul piano economico e culturale. Commosso Gianni Bartoli la infine presentato una mozioni h: cui, tra l'altro, si fa appello al patrio Governo affinché «voglia avviare trattative per !ala soluzione di tutto il problema istriano, che corrisponda a giustizia ed ai principi democratici, a cominciare dal problema dell'Istria, dove l'esercizio dei persistenti diritti sovrani dell'Italia è ancora impedito da una situazione anormale e provvisoria non più ammissibile. Il documento è .stato vivamente applaudito.
Una delegazione di Sindaci del Friuli nord-orientale, varcato il confine jugoslavo, ha reso omaggio al grande Ossario dei soldati italiani, caduti nella prima guerra mondiale, che sorge a Caporetto, nel Comune di Tolmino. La delegazione era guidata dal Sottosegretario alla difesa, nonché Sindaco di Cividale, on Pelizzo. Alla cerimonia ha presenziato anche il Console generale d'Italia a Capodistria, dott. Amedeo Cerchione, che precedentemente, nella giornata dei Defunti, aveva deposto ostaggi floreali ai soldati italiani caduti durante il primo conflitto mondiale e sepolti nei cimiteri di guerra di Pola Fiume, fichi di memorie