Estate Istriana - GIORGIO LANDI

San Giovanni Battista Apostolo Evangelista protetor de le vedovele padron de le donzele semenè anca par mi che domani savarò chi che un giorno sposarò Nella- notte di San. Giovanni, notte di saghe , dì malefici, le ragazze innamorate e sospirose liquefacevano il piombo bigio che si rassodava nelle forme misteriose dense di significato. All'indomani la, cartomante, ricercata nell'oscuro vicolo, mettendo da un lato il mazzo di carte bisunto con le figure dell'Incendio che brucia il tetto di Cupido che tende l'arco, avrebbe decifrato il presagio. Su tutte le alture in- tanto ardevano i. fuochi rossastri alimentati dagli sterpi della macchi«, lingueggiando verso il cielo violetto, si riflettevano dai brevi Promontori nelle acque nerastre delle vallette. I ragazzi, con, grida selvagge e con nel petto un'oscura ebbrezza vi saltavano- attraverso. Tutta l'Istria da cima a. cima bruciava l'incenso alla, sua anima antica. Bruciavano così gli avi nella notte di S. Giovanni le streghe dei quadrivi ed annientarono gli spiriti maligni. Sotto le stelle del solstizio di estate il Dio Sole dei Celti ancora trionfava. Guardava ì fuochi dalle rive la gente delle città marinare con la fronte rivolta verso la campagna, li guardava la gente delle castella, dagli archi delle logge aperte sopra le valli colme d'ombra, sperdendosi in vaghi sogni, mirando quei chiarori. Intorno la campagna dormiva cullata dal gran coro dei grilli. La terra, sitibonda si refrigerava Nella brezza notturna bevendola con, le bocche aperte dalla siccità ardente. A lunghi tratti lame di luce radevano bianchi nastri stradali risvegliando 'brutalmente le siepi di rovo infarinate, sollevando aloni di polvere luminosa,: sprazzi di rade automobili quasi sperdute sulla terra solitaria. L'estate Istriana gravava, col, suo fiato pesante sopra, la terra pregna, che maturavai; i suoi frutti' anelando all'acqua. E mi son lujo che bati. el formento in mezzo a l'era, de matina fin a sera soto «el sol che brusa i mati, e mi. so» lujo che bati Sulle piccole aie davanti alle case campagnole si asciugava, il frumento. Ogni ;tanto la, massaia abbandonava la cucina fresca, di ombra e andava a rivoltarlo. Riempiva l'aria il tran tran della trebbiatrice, che faceva scorrere un ruscello d'oro inesausto. I silos che si alzavano lisci, rótondi o cubici ai margini delle cittadine avrebbero spalancato le bocche per inghiottire il raccolto, ed un mattino un- bel veliero avrebbe acceso il motore, alzate le vele bianche per traversare l'Adriatico col suo carico di- sacchi crocchianti. —De lujo la quaia canta alzando i i piè Vegnì e sfalzè! Vegni e sfalzè! I giovani contadini dalle maniche celestine rimboccate lanciavano con ampio gesto la gran falce fienaia su' l'erba alta, dove le piccole graminacee si confondono con-le corolle gialle e violette, posandosi saldamente sui talloni. Con un leggero stridore l'erba ricadeva in mucchietti ondulanti. Ad ogni Moscio la falce segnava fra, gli steli un grande arco rasato. Tratto tratto i falciatori si arrestavano, toglievano da un- astuccio di legno intagliato legato alla cintola la pietra ed arrotavano la grande lama. Poi, enormi carri tirati da lenti buoi, alti di fieno come case, portavano l'erba secca ai cascinali. Inforcato con allegria veniva gettato nelle bocche del fienili mentre tutto all'intorno si spandeva l'acidò profumo. Trascorreva così il mese di attesa, in cui si andava a spiare se le nocciole ingiallivano e Si palpava il fico ancor duro, ma la grande ansietà, era per le vigne dove i grappoli inturgidivano adagio. Con religione le zappe passavano ancor leggermente tra fusto e fusto, con delicatezza si- diradavano le foglie, fatte azzurrine dalle solforatare, Ad ognii offuscamento dell'orizzonte sorgeva nei petti un desiderio ed un timore. Desiderio d'acqua -che lenisse la " brusera" tremenda e che facesse risorgere gli orti; e paura delle " tempeste" Quando la violenza, dei nembi si rovesciava improvvisa, padroni e coloni tendevano pallidi gli orecchi onde percepire fra lo scrosciare della pioggia il ticchettio dei granuli bianchi che depredavano le viti. Capricciosamente essi cadevano a striscie, qua distruggendo, là risparmiando. Titubando il contadino al cessare dell'acqua usciva nella frescura -improvvisa, mentre nel cielo -verde pallido si allargava intensamente azzurro fra le nubi dilacerate e tutta la-campagna ristorata, 'anche se depredata, beveva con mille radici, con mille bocche, con mille corolle. Se verso sera percorrevamo le vie della periferia ingombre di, carretti, vedevamo gli "zapadori" scaricare con gesti lenti, mazzi dì pannocchie verdi. Le donne s'affaccendavano sulla soglia, mentre le vecchie. pettinate ancora alla veneziana con le due rosette di treccioline sotto le tempie, sedute su panchetti di legno, 'intente a sgusciare i fagioli e a nondare il radicchio, stavano silenziose a guardare í loro vecchi' e i loro figli, che sulla pelle avevano il colore e l'odore della terra. Ai loro piedi indoravamo le nocciole distesa .su teli di vela. Ad ogni alba uscirva la processione degli "zappadori " montati sui,bigi, asinelli, seduti sul, carretti. Andavano a lavorare sui poderi lontani. Uscivano da «Piazza Cimarè » uscivano .dalla «Porta della Muda», uscivamo da Porta Misena», costeggiavano S. Maria delle Grazie. Recavano nelle bisacce un pezzo di formaggio pecorino, una forma di pane di frumento, nella botticella di frassino la fresca bevanda ". Depositavano ogni cosa ,nel cavo di un ulivo centenario e si accingevano alla fatica. Prima di; mezzogiorno le donne percorrevano le stesse strade bianche di polvere, avvolta la testa in una pezzuola per difendersi dal sole cocente andavano sole per le vie maestre abbacinanti, per i viottoli incassati fra siepi. spinose cosparse di negre more lucenti incipriate di polvere e le accompagnava lo stridore pazzo delle cicale. Reggevano nel fazzoletto rosso e blu annodato ai quattro capi, la pentola colme di minestra. Seduti all'ombra di un solitario Ciliegio le aspettavano gli uomini, con le grosse mani posate sulle ginocchia e guardavano pacati. nella gran pace meridiana, le " stiere " che erano ancora, da zappare fino a sera. Dopo il tramonto, mentre sì sollevava l'umidità contro il cielo violetto e nell'aria risuonava l'ultimo pigolo delle allodole e si udiva il primo zirlo del grillo ed íl gracido delle rane dei "lacheti " rifacevano la via inversa. Da ogni! viottolo sbucavano sulla, 'strada maestra uomini e carri; si ricomponevano così la processione dalle lunghe ombre che per le antiche porte rientrava nella città. Simili a oasi di gioia nel tempo della calura si spalancavano giorni di sagra. In ogni città, in ogni paese si attendeva impazienti la festa del patrono. Usava, la processione con la reliquia o con la statua del santo circondata da grossi ceri, la seguiva, quella della Madonna troneggiante nel manto celeste, che reggeva, il Bambino fra barbagli d'oro. Ragazze vestite di bianco portavano croci infiorate, si elevavano alti gli stendardi rossi e azzurri nel coro ampio "delle litanie. Ma presto la festa mistica affogava nel tripudio mondano: suono di bande, .dan dan delle giostre, schiocchi di, tiro a segno, gran, vociare della gente pigiata attorno -ai banchetti della fiera. Gli uomini vi contrattavano scarpe di vacchetta, .e cinture, ronde affilate e zappe, le donne vi, trovavano i fazzoletti sgargianti, le fotografie lucidissime con, i Punti più cari, le piccole cornici di latta sbalzata, ed i fiori di carta cerata di un rosa violento per adornare il " comò". Vi era gran concorso di forestieri dei paesi vicini venivà a, piedi, in carretta, in corriera o con le barche. Si rinfrescavano amicizie, si riannodavano affari. ;si beveva abbondantemente su ogni felice incontro. Sopra un tavolato posto all'omibra, dei pini e del lodagno, ai concerti di un'orchestrina composta della cornetta, del piffero, del mandolino, e del contrabbasso la gioventù si lanciava nei vortici delle maree festose. ruscellava il sudore, si affogava la sete dei boccali di vino, il sangue si accendeva. Le schiene rosa ed azzurrine delle ragazze sì ombravano dí sudore, ma il soffio largo del maestrale che spirava dal mare carezzava le fronti accaldate e gonfiava le vesti delle donne. E mi son agosto in pesca a la pesca ghe son sta, Sgombri e orade go giapà, la burida go za in zesta e mi son agosto. in;festa Nell'estate il tripudio dell'Istria si condensava verso il mare. Tripudio d'azzurro, di salsedine, di freschi abbracci d'onde, di spiagge seminate d'esseri semimarini, di pinete e d'isolotti popolati da bronzei corpi stillanti, di porticcioli popolati di vele arancione e di ali bianche, Da Cittanova a Parenzo. la gioventù nel tardo pomeriggio andava ad aspettare il celere. S'annunciava il vaporetto grigio dell'Istria Trieste con un fischio acuto ed una nuvola, di 'nero fumo. I canottieri alzavano le pale e sostavano per guardare, le barchette riboccanti, di bimbi, che tornavano dalle isole e delle spiaggie facevano largo con alte strilla. La folla, una piccola folla, tutta di gioventù, alzava dal molo i visi abbronzati per guardare avidamente i passeggeri accalcati sul bor do, riconoscevano gli amici, si scoprivano i, forestieri. Ogni anno tornavano per l'estate gli istriani che s'erano fatti, un nome col loro ingegno nelle grandi città dell'interno. Venivano con i loro bimbi, nati, a Milano, a Torino, a Firenze--per far loro conoscere la madre antica. Ogni anno di più essi imparavano o conoscere ed adorare l'Istria,. Il mattino, seguente al lorò arrivo entravano in un mondo di sogno Camminavano a piedi, scalzi su un tappeto morbido d'aghi di pino. Il vento che ve viva, dal mare come un largo respiro faceva frusciare le chiome. Ogni tanto una pina cadeva. con, un tonfo, alcune cicale stridevano, le lucertoline strisciavano di sotto i sassi e si fermavano incantate a fissarti. A filo dell'orizzonte un lento veliero con le ali spiegate pareva sospeso sul cielo. Volteggiavano lenti -gabbiani sulle rocce bianche. Una piccola '''batana vernicíata con amore in verde, in rosso o cenerino con, a poppa impresso il nome di un donna cara era l'aspirazione di ogni buon popolano. Nessuno pensava ai "guzzi bianchi o ai cotters eleganti che veleggiavano come alcioni, ma -una batanella" da guardare con l'occhio geloso, sì, ognuno poteva averla. Allora si poteva andare all'alba a calare le " nasse" e verso -il tramonto, dopo il lavoro, remare verso la diga per un rapido tuffo. La, domenica poi le " betanella " carica di sporte, trasportava tutta la 'nidiata verso una " punta " lontana chiomata di pini. E mentre i bimbi diguazzavano nella limpidissima acqua tra le rocce affioranti, al largo l'uomo sereno e paziente gettava per ore ed ore i suoi ami per imboccare- qualche sparo guizzante. E si tornava cullati dal blando cigolio dei remi e dallo sciabordare dell'acqua sul fondo, e si vedeva nella ,sera bruna il mare accogliere tutte le nubi e tramutarsi in cielo e la città accendere la corona delle sue luci. mentre dalle rive partiva un chiacchierio fitto di gente, un trillare di risatine, un, brano di canzone, le ondate di musica della radio. (oh vita beata!) Urtando con la Prua contro la scaletta d'approdo apparivano le forestiere camminanti con passo stanco, come spossate dal sole. I pigiami colorati Le facevano somigliare a grandi fiorì carnosi. Vicino al bragozzo della angurie, su un banchetto tagliato da lame rossastre di luce, un uomo affettava i frutti sanguinanti, tutti i tavoli di caffè e delle osterie gocciolava la spuma bianca, della birra. Intanto al limite dell'orizzonte, tatti i battelli sardelleri con i lampioni sfolgoranti aravano il mare. I pescatori chini in silenzio sul bordò spiavano tesi il fondo marino e sollevavano cauti i. remi dall'acqua fosforeggiante tramandò tramando insidie ai banchi delle sardelle migranti. Tornavano a notte fonda, quando tutto il paese ansimava nel sonno pesante con le bocche oscure delle finestre spalancate e nel cielo fioriva un turbinio di stelle. Tutta la, volta si rigava di gocciole, d'argento, tanto che tirando le reti colme di sardelle sembrava ch'esse si fossero impigliate tra le maglie brune. GIORGIO LANDI (Illustrazioni di Gigi Vidris)

Dal numero 626

del 15/09/1948

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